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Soldati italiani in Libia, è giallo

Roma – E’ giallo sulla presenza di corpi speciali italiani in Libia. Non è arrivata alcuna conferma alle indiscrezioni dei media su un documento ‘top secret’ del governo, con cui sarebbe stato informato, già la settimana scorsa, il Copasir. “Non ritengo opportuno commentare notizie di stampa inesatte”, ha risposto, contattato dall’Agi, il presidente del Comitato, Giacomo Stucchi. 

“Che l’Italia addestri ed aiuti i libici in operazioni delicate come lo sminamento è il minimo che possiamo fare”, ha sottolineato Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato. “Combattono il Daesh anche in nome e per conto nostro, cosi’ come gli americani impegnati su Sirte. Mi auguro che ci sia sufficiente senso di responsabilita’ per evitare polemiche inutili. Le vere polemiche bisognerebbe farle se l’Italia rimanesse con le mani in mano”.

Dure critiche dal Movimento 5 Stelle: “Oggi gli italiani scoprono che il proprio paese e’ militarmente impegnato in Libia con forze speciali impiegate per lo sminamento e addestramento delle forze filo governative libiche. E’ gravissimo che lo apprendano dalla stampa e non dal governo, che sino ad oggi ha nascosto la verita’ al Parlamento e al paese senza mai degnarsi di metterci la faccia e dire le cose come stavano”, hanno affermato in una nota i parlamentari M5S delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.

Premier Serraj all’Italia “Isis pericolo anche per voi, aiutateci”

“Il governo – continuano – si fa forte del famoso articolo 7bis inserito nel decreto missioni per permettere l’uso di militari su un fronte di guerra senza l’autorizzazione del Parlamento, ma quell’articolo parla chiaramente dell’invio di uomini a supporto di operazioni di intelligence, che niente hanno a che vedere con quello che le nostre forze speciali stanno facendo in Libia. Prima con la concessione delle basi aeree e ora con i propri uomini sul campo, questo governo ha di fatto coinvolto l’Italia in un teatro di guerra senza passare per il Parlamento”. 

Preso quartier generale dell’Isis a Sirte – Intanto, sul terreno le forze militari vicine al governo di unità nazionale libico del premier Fayez al Serraj hanno annunciato di aver conquistato il quartier generale di Isis a Sirte, che stanno progressivamente liberando dalle sacche di resistenza delle forze del sedicente califfo Abu Bakr al Baghdadi. A spianare la strada sono stati i bombardamenti Usa. Sono stati 28 i raid compiuti dai caccia americani nella roccaforte dell’Isis in Libia, in otto giorni: una media di oltre 3 bombardamenti al giorno dal primo all’8 agosto. è l’ultimo aggiornamento dell’operazione Odyssey Lightning pubblicato dal comando militare Usa per l’Africa (Africom),secondo cui raid sono effettuati da AV-8B Harrierdecollati dalla nave d’assalto anfibia Uss Wasp nel MarMediterraneo. 

Secondo il Washington Post, uomini delle forze speciali americane stanno già aiutando in maniera diretta e sul terreno, a Sirte, gli alleati libici man mano che si intensifica l’offensiva contro le postazioni jihadiste. Secondo il quotidiano, un piccolo gruppo di forze speciali statunitensi e britanniche lavora insieme con le forze leali al governo provvisorio libico per raccogliere informazioni di intelligence e coordinare gli attacchi aerei statunitensi. Personale statunitense e britannico è stato visto a Sorte in diverse occasioni; e gli americani hanno stabilito un centro operativo alle porte di Sirte.

La presenza di forze speciali Sas (Special Air Service) contro l’Isis era già nota: l’esercito di Sua Maestà starebbero peraltro cambiando le sorti del conflitto utilizzando un nuovo prototipo di arma noto come “il punitore”, un lanciagranate statunitense XM25 dotato di telemetro laserche consente di sparare granate da 25 millimetri cheesplodono a mezz’aria o in prossimità del bersaglio, fino aun chilometro di distanza. L’Italia, insieme a Germania, Usa, Francia, Regno Unito e Spagna, è preoccupata per la situazione in cui si trova il terminal petrolifero di Zuetina, sotto attacco di fazioni rivali che ne minacciano l’attività; e ha chiesto insieme agli altri 5 Paesi firmatari della dichiarazione congiunta, che il controllo di tutte le installazioni petrolifere libiche ritorni in mano al governo di unità nazionale, “senza condizioni, riserve, nè rinvii”. (AGI)

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