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Soldi, mafia e abusi: l’ altro volto delle congregazioni

Cupola san PietroGli ultimi sono i camilliani. Ma tante congregazioni sono nei guai. Che potrà fare papa Francesco?

Francesco Peloso –
Milioni rubati a titolo personale o per “l’istituzione”, buchi nei bilanci, rapporti con personaggi legati alla malavita e con ambienti ai confini della legalità, Superiori accusati di frodi fiscali, appropriazioni indebite, abusi sessuali, connivenze con criminali di varia taglia e con poteri non sempre trasparenti. Cosa sono diventate le congregazioni religiose, un tempo forza avanzata della Chiesa, nate da carismi e avventure spirituali che hanno segnato la storia della fede cristiana?

È questa una delle spine più dolorose per papa Francesco, anche perché anch’egli proviene da un ordine, i gesuiti, con radici profonde nella storia della Chiesa; la Compagnia di Gesù rimane, ad oggi, l’ordine più importante a livello mondiale.

Da diversi decenni la “vita religiosa” – in questa categoria rientrano le organizzazioni composte da frati e suore – vive una crisi profonda. Le vocazioni calano in Europa, Australia e nord America in modo vertiginoso, (si arriva a -20% nel decennio 2001-2011), una risposta positiva viene invece dalle regioni di nuova evangelizzazione come Asia e Africa, va così-così in America Latina. E tuttavia il saldo resta negativo. Va anche detto che per molti anni i missionari tradizionali sono stati messa in secondo piano dalla Santa Sede, a questi venivano preferiti i movimenti carismatici, giovanili, mossi da un fervorismo un po’ “evangelical”, con derive non di rado settarie (ma anche qui c’è una varietà di cui tener conto); movimenti figli anch’essi, in definitiva, del Concilio Vaticano II che vedeva nei laici una forza di nuova fioritura del cattolicesimo.

Nel frattempo la vita religiosa declinava e una parte di essa, sospettata dal Vaticano di eccessivo progressismo in politica e in sagrestia, di fatto viveva una lunga stagione di emarginazione e finiva per ripiegarsi su sé stessa; altrove si sceglieva la via degli affari alla modernità: meno carisma e più denaro, e sesso, con il susseguirsi di vicende e scandali legati agli abusi sessuali. Prendevano il sopravvento organizzazioni ambigue, decisamente integraliste, poi rivelatesi un concentrato di potere arbitrario e soprusi.  In questo senso le cronache sempre più spesso svelano realtà imbarazzanti.

È il caso dei Legionari di Cristo, congregazione di origine messicana, fondata nel 1941 diffusa in tanti Paesi, commissariata qualche anno fa da papa Benedetto XVI. I legionari hanno un peccato originale specifico; il fondatore, padre Marcial Maciel, morto nel 2008, è una delle figure criminali più sorprendenti nella storia della Chiesa moderna. Plagiatore e manipolatore di professione, abusatore sessuale seriale, titolare di diverse identità, ha convissuto con più donne  dalle quali ha avuto vari figli anch’essi vittime delle sue aggressioni sessuali. Ha accumulato un patrimonio considerevole e, secondo indagini giornalistiche come quella del National catholic reporter, fu protetto dalle più alte gerarchie vaticane alle quali riservava laute ricompense in denaro. In questi giorni è in corso a Roma il capitolo generale dei legionari dal quale dovrebbe uscire una congregazione “rinnovata”. Restano dubbi pesanti circa la riuscita dell’operazione che rischia di coprire una delle vicende più oscure della Chiesa moderna.

Dubbi che hanno investito anche pezzi importanti di Chiesa. Nel novembre scorso il presidente dei vescovi francesi, monsignor Georges Pontier, indirizzava un messaggio rivolto a quanti erano rimasti vittime di “derive settarie nella Chiesa”, da quel testo prendeva poi spunto un gruppo di ex legionari per contestare un’azione di riforma della congregazione non ritenuta credibile. Monsignor Pontier fra l’altro affermava: “certi comportamenti che voi denunciate sono rilevanti dal punto di vista penale, nessuno è al di sopra della legge. È senz’altro utile ricordarlo”.  Inoltre i fuoriusciti dalla congregazione avevano già scritto in giugno una lettera al Papa denunciando la gravità delle accuse che pesavano sui Legionari di Cristo.

C’è poi la vicenda, italiana, dei camilliani, antica famiglia religiosa fondata nel XVI secolo e dedita all’assistenza degli infermi. Oggi più prosaicamente proiettata verso ospedali e sanità; il fiscalista dei camilliani è il famigerato Paolo Oliverio, il “commercialista dei potenti”, ultimo faccendiere a cavallo fra finanza, politica e malavita di una lunga tradizione italica. Oliverio aveva rapporti con i servizi segreti, con la ’ndrangheta, con alti prelati stando alle notizie emerse fino ad ora. il Superiore dell’Ordine, Renato Salvatore, è stato arrestato nell’ambito delle indagini sulle truffe realizzate dal fiscalista e sulla sua rete di relazioni; ma quel che conta è che Oliverio, secondo quanto si legge nei resoconti giudiziari pubblicati, aiutava i camilliani ad ottenere favori e gestiva in modo spregiudicato il loro patrimonio. Forse emergeranno rapporti con il Vaticano in questa storia, come in altre vicende simili, e del resto già si parla di un cardinale coinvolto. Nei giorni scorsi intanto i rappresentanti della congregazione di tutto il mondo si sono riunite d’urgenza a Roma con il cardinale Joao Braz de Aviz, prefetto della Congregazione vaticana per gli istituti di vita consacrata, per affrontare la crisi.

I padri concezionsti, quelli dell’Idi – l’Istituto dermopatico dell’immacolata – sono stati infine travolti a loro volta dallo scandalo di padre Franco Decaminada, a lungo potente gestore dell’ospedale, finito anche lui agli arresti; pure in questo caso bisogna sgranare un rosario fatto di rapporti con personaggi loschi, gestioni opache, debiti mostruosi (circa500milioni di euro) che hanno portato al fallimento dell’istituto, senza dimenticare appropriazioni personali a suon di milioni. Alla fine la Santa Sede li ha commissariati, ma la loro storia, tutta romana, non poteva essere completamente ignorata nei sacri palazzi. Che dire ancora di “don bancomat”, altro religioso, in realtà padre Evaldo Biasini, economo della Congregazione del Preziosissimo sangue, che faceva da cassiera per la cricca di Diego Anemone, Angelo Balducci, Guido Bertolaso e soci, quelli delle grandi opere per intendersi?

Per Francesco la sfida è dunque particolarmente ardua e seria. Da una parte il mondo missionario autentico ha salutato l’elezione di un Papa gesuita come una novità e una boccata d’aria fresca attesa fin troppo a lungo, dall’altra la crisi della vita religiosa spesso coincide con l’avvitarsi della Chiesa intorno a forme di mondanità che ne stavano decretando il collasso. Le indagini giudiziarie hanno fatto il resto; per altro non poche di queste storie potrebbero avere o hanno diramazioni che portano fino allo Ior e ai suoi conti, e qui si salderebbero insieme tutta una serie di problemi. 

http://www.linkiesta.it/congregazioni-indagate

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