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“Solo Trump ci preoccupa, le elezioni italiane saranno un esercizio di democrazia”

È ottimista sulle elezioni politiche italiane in calendario per il prossimo 4 marzo, l’ex capo di gabinetto di Barack Obama, Denis McDonough, escludendo rischi di ingovernabilità o derive populiste. “Sarà un nuovo esercizio della sua meravigliosa democrazia. Le guarderemo da vicino”, afferma in un’intervista all’Agi. 

E se Obama aveva dichiarato di “tifare” per l’ex premier Matteo Renzi, poi sconfitto dal “No” al referendum costituzionale del 2016, McDonough non si sbilancia. “È uno dei candidati – rileva – vedremo come andrà. Abbiamo solo buoni sentimenti sull’Italia. Uno degli aspetti belli del nostro Paese è che ci sono tanti italiani. Gli Stati Uniti considerano l’Italia come un grande amico”.


Chi è

Denis Richard McDonough, originario del Minnesota, ha il fisico di un giocatore di football e e l’ascetico cinismo di un gesuita. E’ stato il quinto capo dello staff di Obama. Meglio di chiunque altro abbia prestato servizio nella Casa Bianca di Obama, McDonough ha rispecchia le priorità più profonde del presidente – disciplina, lealtà, mania per l’efficienza e ossessione per le regole. Si è concentrato intensamente sulle due aree problematiche di cui Obama è più preoccupato: ripristinare un rapporto di lavoro con il Congresso e affrontare una situazione di sicurezza nazionale sempre più imprevedibile. ER’ ritratto con il Presidente e Hillary Clinton nella foto scattata nella Control Room durante il blitz che portò all’uccisione di Osama bon Laden.

Politico


Nettamente meno roseo il giudizio dell’ex capo di gabinetto su Donald Trump, che si appresta a celebrare il suo primo anno alla Casa Bianca. “Direi che fino a questo momento il suo è un bilancio piuttosto magro. Ha ancora parecchio lavoro da fare”, osserva McDonough, definendosi per nulla stupito per la determinazione con la quale il presidente sta cercando di smantellare l’eredità di Barack Obama.

Ha revocato il mandato individuale, ovvero l’obbligo di assicurazione sanitaria per tutti previsto dall’Obamacare, ha annunciato il ritiro degli Usa dagli accordi di Parigi sul clima, allentato le regole su Wall Street, aperto alle trivellazioni il 90% dell’offshore Usa e messo in discussione l’accordo sul nucleare iraniano. “Aveva annunciato che lo avrebbe fatto fin dalla campagna elettorale. Non è una sorpresa ma è anche evidente che non è poi così facile come pensava. Sarà motivato ma si rivelerà molto più difficile di quanto non abbia pianificato”, eccepisce il 26esimo chief of staff. “Penso che alla fine la gente guarderà non tanto a cosa ha buttato giù, a cosa a distrutto ma a quello che avrà costruito. Fino ad ora è poco”, ha insistito McDonough, spiegando i record di Wall Street con la promessa della riforma fiscale, poi approvata il mese scorso.

“È una di quelle cose che piace ai mercati per cui la Borsa sale ma occorre fare attenzione – avverte – perché la Borsa, per sua natura, è volatile”. McDonough ha dunque indicato come dal punto di vista geopolitico, il maggior timore riguardi la Corea del Nord e le sue testate nucleari. “È una preoccupazione della quale avevamo messo al corrente l’amministrazione Trump quando si è insediata. Noi continuiamo ad essere molto preoccupati”, riferisce McDonough, sottolineando anche l’importanza dell’accordo sul nucleare iraniano.

“I massimi esperti di sicurezza nazionale, negli Stati Uniti e all’estero, dicono che il Jcpoa (Joint Comprehensive Plan of Action) sta servendo al suo scopo e sta funzionando. Speriamo continui”, ravvisa McDonough, trincerandosi invece dietro un secco “no comment” per quanto riguarda la Twitter mania di Trump e le indagini sul Russiagate, ovvero sulle interferenze di Mosca nelle presidenziali Usa e sulle possibili collusioni tra il miliardario e il Cremlino. Bocca cucita pure quando si parla del suo successore, l’ex generale dei marine John Kelly, capo di gabinetto di Trump. “Se dovessi dargli un consiglio – taglia corto – lo farei in privato”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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