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Sondaggisti, "voto italiani estero sarà decisivo"

di Marvin Ceccato e Serenella Ronda

Roma – Il voto degli italiani all’estero, che rappresentano circa il 7-8% del totale degli elettori, potrebbe risultare determinante per l’esito del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Ne sono convinti diversi sondaggisti – sentiti dall’Agi – che stanno monitorando l’andamento delle intenzioni di voto in queste settimane. Del resto, si tratta di circa 5 milioni di voti, ed è già accaduto in altre elezioni che il voto espresso all’estero abbia ribaltato l’esito finale delle urne.

Cinque milioni gli italiani all’estero, come si vota

DIFFICILE FARE UNA PREVISIONE
Il voto degli italiani all’estero al prossimo referendum costituzionale è “molto importante”, spiega Renato Mannheimer (fondatore di Ispo). Il dato estero pesa “specialmente” perché i sondaggi che riguardano l’orientamento degli italiani sulle riforme “si fanno solo in Italia”. Qui la differenza fra il Sì e il No è intorno “al 4-5%” e gli italiani che votano all’estero rappresentano una percentuale più alta (circa l’8%) dell’intero corpo elettorale. “è chiaro che il voto degli italiani all’estero sarà determinante”. Parola di Roberto Weber, presidente di Ixè. “La mia personale opinione – spiega il sondaggista – è che c’è un equilibrio fortissimo tra i voti per il Sì e quelli per il No e questo non si scioglierà fino all’ultimo momento, a ridosso del 4 dicembre”. Quindi, è difficile al momento fare una previsione, e soprattutto questo equilibrio, spiega Weber, fa sì che il voto degli indecisi “peserà molto” sull’esito finale del referendum costituzionale. “Adesso c’è un leggero favore per il No che ha recuperato lo svantaggio di questa estate, che era di circa 6-7 punti. Stiamo monitorando l’andamento periodicamente e il dato rilevante è che la quota degli incerti, tra gli intervistati che dicono che andranno a votare, è ancora rilevante”. Insomma, spiega ancora Weber, in questo quadro “il voto all’estero sarà cruciale, giocherà un ruolo pari a quello giocato alle elezioni del 2006, quando cambiò il risultato finale”. Inoltre, per Weber è da considerare un altro dato: “il voto all’estero diventa tanto più determinante quanto più cala l’affluenza in Italia”. Infine, per il presidente di Ixè “è molto probabile che il punto di vista degli elettori italiani che si trovano all’estero sia diverso da quello dei loro concittadini che si trovano a casa, questo perché in Italia una larga parte degli elettori è fortemente politicizzata, mentre all’estero la ‘libera opinione’ non è appannaggio dei partiti ed è più ampia, anche perché è meno sottoposta al bombardamento elettorale continuo che c’èin Italia”.

IL PESO DEGLI INDECISI
Anche per Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè, il voto degli italiani all’estero sarà decisivo “tanto piu’ sarà bassa l’affluenza al voto in Italia”. Al momento, spiega, “i Sì e i No sono in una situazione di equilibrio. Il dato vero e determinante è l’astensione: ad oggi meno del 40% di persone si è fatta un’idea sul referendum e andrà a votare. Quindi, il primo elemento che peserà sul risultato riguarda gli indecisi in Italia, che sono circa 30 milioni di persone. E un dato davvero determinante”. Dunque “sì, i voti all’estero peseranno, però siamo ancora molto lontani dall’avere un quadro definito”. Un dato però si può anticipare: “il voto all’estero è più svincolato dal dibattito politico interno, dalla dialettica tutta italiana e quindi il voto potrebbe essere un voto più sul merito della riforma. Del resto – sottolinea Buttaroni – l’idea di modernizzare il Paese all’estero è molto sentita, all’estero si spinge molto sulla necessità che l’Italia faccia le riforme”. Ma qualsiasi previsione è prematura: “ormai si decide come e se votare all’ultimo momento, e già se decidessero di recarsi alle urne 10 milioni di italiani ora indecisi, beh questi voti peserebbero molto, più dei voti di quelli all’estero”. Il punto, per Nicola Piepoli, è “quanti saranno gli italiani all’estero che andranno a votare. Potrebbero spostare 500mila voti, ma io – aggiunge – penso che il Sì probabilmente può vincere per molti più voti”. Sulla consultazione popolare e sulla vittoria del Sì, sottolinea Piepoli, peserà “l’endorsement di Obama a Renzi che potrebbe valere un punto percentuale, significa il 51% da una parte e il 49 dall’altra”, ma quello che vale ancor di più è “la scheda referendaria” costruita in maniera “geniale”. Anche per Piepoli, in definitiva, la differenza la faranno gli indecisi.

9 APRILE 2006, VOTO ESTERO DECISE VITTORIA ROMANO PRODI
E’ già successo che il voto all’estero abbia ‘sparigliato’ le carte e ribaltato un risultato fino a poco prima ritenuto definitivo: andò così nel 2006, quando i 26mila voti ‘fuori confine’ segnarono la vittoria di Romano Prodi e della sua coalizione, l’Unione. Il conteggio finale del voto degli italiani all’estero determinò il rovesciamento del risultato al Senato, attribuendo la vittoria alla coalizione guidata da Prodi, con la conquista di quattro senatori su sei contro uno di Forza Italia. Anche alle ultime elezioni politiche il voto degli italiani all’estero è stato decisivo per gli equilibri dei partiti: il Pd è risultato essere primo grazie ai voti degli italiani all’estero, mentre il Movimento 5 Stelle si è aggiudicato il primato dei voti arrivati dall’Italia. In totale, il Pd ha ottenuto 8.932.615 contro gli 8.784. 499 dei pentastellati. Infine, una curiosità: alle ultime elezioni politiche nel 2013, ricorda il senatore Aldo Di Biagio del Comitato per le questioni degli Italiani all’Estero, si è registrato un calo del 9% dei votanti tra gli italiani all’estero, mentre si sono recati alle urne il 30% degli aventi diritto. (AGI) 

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