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Spadaro: Questo Sinodo è quasi un Concilio

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Il Sinodo sulla famiglia (©Ansa) Il Sinodo sulla famiglia.

GIACOMO GALEAZZI –
CITTA’ DEL VATICANO

“Al Sinodo si respira un clima quasi conciliare. La Chiesa si interroga a tutto campo su se stessa”. Padre Antonio Spadaro è tra i padri sinodali di nomina pontificia. Il direttore di Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti le cui bozze vengono approvate dalla Segreteria di Stato, fa riferimento all’Angelus di Francesco : “Dio che non discrimina e allarga il banchetto oltre ogni limite perché Il Regno non è una chiesetta per stare comodi al centro della scena”.

 

 

E’ ragionevole attendersi dal Sinodo novità sulla riammissione dei divorziati risposati alla comunione?

 

“Si è aperto un processo di discernimento pastorale. Quella sui divorziati risposati è una discussione che rientra in una visione complessiva e ciò non mette in discussione l’indissolubilità del matrimonio. Il Sinodo si occupa della famiglia come nucleo vivente di relazioni: figli, parenti, amici… una ricchezza in un tempo in cui rischia di prevalere l’isolamento e l’individualismo. Il divorzio in questo senso è un momento di fragilità e debolezza che entra come una frattura in questa visione.  La questione dei sacramenti a chi ha contratto seconde nozze non è affatto l’unico tema trattato, ma è certamente un tema avvertito con particolare intensità. Pur tra differenti prospettive, si avverte una comune ricerca di soluzioni possibili. Si avverte il cuore dei pastori che ascoltano il vissuto dei fedeli. Per alcuni il fatto che il rapporto tra Cristo sposo e Chiesa sposa sia il fondamento del matrimonio cristiano rende sostanziale il nesso tra eucaristia e matrimonio. Certo, quanti matrimoni vivono con chiarezza questo rapporto? E qual è il ruolo della fede nella validità stessa del sacramento? Ma è stato detto pure che non si può parlare di uno stato di peccato mortale permanente per il divorziato risposato, e si è parlato della sua sempre possibile comunione spirituale. Sulla base di queste condizioni, cioè stato di grazia e di comunione, ci si interroga se dunque non sia possibile una ammissione alla comunione sacramentale alla luce di un discernimento pastorale attento alle singole storie di vita. Il dibattito è pienamente aperto”.

 

 

Esiste davvero una spaccatura tra “innovatori pastorali” e “conservatori della dottrina” oppure è una rappresentazione utile solo ad ostacolare la discussione franca e libera chiesta da papa Francesco?

 

“In aula si vive un clima molto disteso, da esercizi spirituali. A fare la differenza non sono i singoli interventi ma la dinamica del Sinodo. La chiave di lettura è immaginare che l’accesso per i sacramenti non sia né per tutti né per nessuno. Non con un approccio normativo, attraverso regole valide in generale, ma considerando le persone e le loro storie secondo il loro vissuto. Si confrontano visioni di Chiesa di ampio respiro. E’ in atto un confronto molto più radicale di quello che appare in superficie. Il frutto maggiore di questo Sinodo al momento è proprio la libertà di espressione e di confronto: non c’è nulla che non si possa dire per timore o rispetto umano. C’è anche un grande ascolto reciproco. Il Papa in questo è un modello: è sempre presente e ascolta tutto il giorno. Anzi, arriva prima degli altri e saluta i padri, prendendo anche il caffè nel break: tutto questo crea un clima di grande fraternità «cum Petro e sub Petro»”.

 

 

Come sta cambiando la Chiesa?

 

“Dal Sinodo emerge una Chiesa che si interroga su se stessa e sulla sua missione. Tra i padri c’è una clima di dialogo pieno e aperto. Direi sereno. Ma certo si confrontano non opinioni su aspetti particolari della vita di fede, ma direi visioni di Chiesa. L’ospedale da campo di cui parla Francesco non è solo una bella immagine poetica, ma un vero e proprio modello ecclesiologico che porta a una ricomprensione della missione della Chiesa e del valore dei sacramenti. In questo senso mi verrebbe da dire che nell’aula del Sinodo si respira un clima quasi conciliare”.

 

Fonte

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