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Spotlight pugliese. A Brindisi, ancora un prete arrestato per pedofilia. I fedeli: il vescovo intervenga

“Adista”
n. 24, 2 luglio 2016 –

Luca Kocci –

È stato arrestato a metà giugno, con l’accusa di atti sessuali continuati e pluriaggravati su un minore, don Francesco Caramia, parroco di San Giustino de Jacobis, a Brindisi, fino al dicembre 2015, quando si dimise dall’incarico dopo aver appreso di essere indagato dalla magistratura, anche se ufficialmente «per motivi di salute». Si tratta del terzo arresto in poco più di anno, tanto che un gruppo di cattolici brindisini riuniti nel gruppo “Manifesto 4 ottobre”, che da tempo chiede al proprio arcivescovo, mons. Domenico Caliandro, di prendere provvedimenti più energici di quelli adottati finora e di istituire una commissione diocesana di inchiesta sulla pedofilia, parla di un vero e proprio «caso Spotlight» pugliese, il film premio Oscar (Il Caso Spotlight),che ha raccontato gli abusi sessuali sui minori commessi da decine di preti dell’arcidiocesi di Boston negli anni ‘80 e ‘90.

L’ordine di arresto di don Caramia da parte del Gip è scattato dopo aver ascoltato la testimonianza della vittima, che ha raccontato di aver subito numerosi abusi da parte del parroco – che si professa innocente –, spesso al termine degli incontri di catechismo, nel periodo 2009-2010, quando aveva circa dieci anni.

L’ex parroco di San Giustino de Jacobis è il terzo prete brindisino a finire nel mirino della magistratura. Il primo fu don Giampiero Peschiulli, arrestato a maggio 2015 con l’accusa di abusi sessuali su minori (a dare il via alle indagini era stato un servizio della trasmissione televisiva Le Iene) e a gennaio condannato in primo grado con rito abbreviato a 3 anni e 8 mesi, che il prete sta scontando ai domiciliari in una comunità di recupero per religiosi (prima della sentenza della magistratura era arrivata quella del Vaticano, il 3 dicembre 2015, con il decreto di dimissioni dallo stato clericale di don Peschiulli). Poi toccò a don Francesco Legrottaglie, accusato di detenzione di materiale pedopornografico – nel 2000 aveva già subito una condanna a un anno e dieci mesi (pena sospesa) per analoghi reati commessi negli anni ’90 – e condannato in primo grado, con l’aggravante della recidiva, a quattro anni. E secondo alcune indiscrezioni di stampa, sotto indagine ci sarebbe anche un quarto prete, di cui non si conosce il nome.

«Nel maggio 2015 – spiegano i cattolici del “Manifesto 4 ottobre” – dopo l’arresto del primo prete, Peschiulli, scrivemmo al vescovo di Brindisi una lettera con la quale, sull’esempio di quanto fatto in altre diocesi, si proponeva l’istituzione di una commissione di indagine (v. Adista Notizie n. 21/15, ndr). Nessuna risposta! Nel novembre successivo, dopo l’arresto del secondo prete ad Ostuni con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico, richiedemmo al vescovo Caliandro “se a fronte di certi comportamenti sia sufficiente l’allontanamento dal ministero pubblico dei presbiteri coinvolti o se, invece, nel dare segnali chiari e rigorosi di riprovazione, non sia giusto procedere, rapidamente, dopo le prescritte verifiche, alla sospensione da qualsiasi funzione pastorale e sacramentale in pubblico e in privato (sospensione a divinis),almeno fino a quando non risultasse l’innocenza degli accusati”». E allora la risposta del vescovo fu caustica: «Ci sono alcuni laici che credono di essere più santi degli altri» (v. Adista Notizie n. 45/15).

Ora il nuovo arresto di don Caramia. «La comunità ecclesiale e quella civile – interviene di nuovo il gruppo “Manifesto 4 ottobre” – sono ferite e preoccupate davanti a tali fatti, ai quali non si può sommariamente rispondere con un’intervista concessa dal vescovo sulla stampa locale; si tratta di eventi e di problematiche che coinvolgono prima di tutto la Chiesa diocesana nella sua totalità. Ci permettiamo pertanto di chiedere al nostro vescovo di favorire una diffusa e meditata attenzione ad una questione così grave in tutti gli organismi della Chiesa diocesana, perché esca dal circuito del mugugno e del facile scandalismo, se ne individuino le cause ed i fattori favorenti e si ponga mano a coraggiosi correttivi in una prospettiva di corresponsabilità interna ed anche nei riguardi di tutta la società».

Spotlight pugliese. A Brindisi, ancora un prete arrestato per pedofilia. I fedeli: il vescovo intervenga

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