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Spunta un documento falsificato nella contesa sull’ eredità del marchese Gerini. Salverà i salesiani?

Salesiani“Adista” n. 10, 15 marzo 2014 –
Luca Kocci –

Potrebbe essere arrivata ad una svolta la vicenda dell’eredità contesa che da oltre 20 anni contrappone gli eredi del marchese Alessandro Gerini e la Fondazione ecclesiastica marchesi Teresa, Gerino e Lippo Gerini insieme ai salesiani (v. Adista Notizie n. 6/14).

Una perizia di parte ha attestato che uno dei documenti chiave dell’affaire – quello che autorizzava i salesiani a versare agli eredi Gerini 99 milioni di euro per chiudere la controversia – è stato falsificato. Pertanto – è la tesi della difesa – la transazione non è valida, perché risulterebbe viziata da una autorizzazione in realtà mai concessa. Se venisse accolta dai magistrati, i salesiani non dovrebbero versare nemmeno 1 euro agli eredi Gerini, e l’asta giudiziaria del prossimo 30 aprile, quando sarà messa in vendita la casa generalizia della congregazione fondata da don Bosco proprio per risarcire gli eredi Gerini, andrebbe annullata.

Insomma il documento contraffatto sarebbe una sorta di “asso nella manica” che consentirebbe alla Fondazione e ai salesiani di vincere una partita che si gioca dal 1990, quando il marchese Gerini muore celibe e senza figli, ma con quattro nipoti, e lascia il proprio patrimonio – stimato in 660 milioni di euro in beni mobili e immobili – in eredità alla Fondazione Gerini, un ente ecclesiastico fondato nel 1963 e nel cui Consiglio di amministrazione siede anche l’economo generale dei salesiani, con i quali il marchese aveva un saldissimo legame affettivo ed affaristico fin dagli anni ‘50.

I nipoti di Gerini contestano il lascito, si affidano al faccendiere siriano Carlo Moisé Silvera e denunciano la Fondazione. Nel giugno 2007, Silvera, don Giovanni Mazzali (economo generale dei salesiani, i quali pochi giorni prima hanno sottoscritto anche un impegno a farsi carico di tutti gli adempimenti patrimoniali e finanziari della Fondazione Gerini) e l’avvocato milanese Renato Zanfagna (uomo di fiducia di don Mazzali) raggiungono un accordo, che ha anche la “benedizione” del card. Bertone: Silvera accetta il 15% del patrimonio Gerini lasciato alla Fondazione (ovvero 99 milioni), rinunciando a qualsiasi ulteriore pretesa sul resto delle proprietà del costruttore defunto.

Ma i salesiani – “garanti” della Fondazione – non pagano quanto pattuito perché ritengono di essere stati truffati: era infatti emerso che la Corte di Cassazione, con una sentenza del marzo 2007, aveva estromesso dall’asse ereditario i nipoti di Gerini, diseredati dallo stesso marchese Alessandro. Silvera denuncia la Fondazione per il mancato pagamento e il Tribunale gli dà ragione: anche se i nipoti di Gerini erano stati esclusi dall’asse ereditario – questa la sostanza della sentenza di primo grado –, l’impegno sottoscritto da Silvera, Mazzali e Zanfagna nel 2007 “supera” questa estromissione, risulta vincolante e quindi i salesiani devono pagare. A questo punto Silvera ottiene prima un decreto ingiuntivo, poi il sequestro dei beni per un valore 130 milioni di euro (dal momento che è possibile bloccare fino al 50% in più della somma pretesa dal creditore) e poi la vendita all’asta della casa generalizia.

Il documento falsificato scoperto in questi giorni è il “nulla osta”, firmato da don Marian Stempel, segretario del Consiglio generale della congregazione salesiana, con il quale si autorizzava l’economo generale dei salesiani a firmare la transazione con Silvera e gli eredi Gerini. «La nostra ipotesi è che quel documento falso sia stato prodotto dal gruppo Silvera-Zanfagna, forse con qualche complicità interna alla stessa Congregazione dei salesiani», spiega ad Adista Michele Gentiloni Silvieri, avvocato della Fondazione. Alla domanda se don Mazzali sia vittima – perché truffato – o in qualche modo anche attore nella vicenda, Gentiloni preferisce non rispondere: «Questa domanda – dice – andrebbe rivolta a don Mazzali».

L’inchiesta va avanti e potrebbe essere arrivata alla stretta finale. Nei prossimi mesi la Procura dovrà decidere se archiviare il procedimento (come già fece nel novembre 2012, quando però mancavano molti degli elementi che ci sono oggi) oppure rinviare a giudizio Silvera, Zanfagna e altri presunti complici (fra cui un religioso). Ma nelle prossime settimane ci potrebbe essere anche l’intervento del Tribunale civile: se desse credito all’ipotesi della falsificazione del documento, potrebbe ritenere nulla la transazione del 2007 e quindi annullare l’asta giudiziaria del prossimo 30 aprile.

Intanto, proprio in questi giorni, è in corso il 27.mo Capitolo generale dei salesiani, che si svolge proprio nella casa generalizia messa forzosamente in vendita. «Siamo chiamati a tornare all’essenziale, a essere una congregazione povera per i poveri», ha detto il rettore maggiore della Congregazione fondata da don Bosco, don Pascual Chávez Villanueva, aprendo i lavori.

http://lucakocci.wordpress.com/2014/03/13/spunta-un-documento-falsificato-nella-contesa-sulleredita-del-marchese-gerini-salvera-i-salesiani/

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