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Srebrenica: rabbia al ventennale, premier serbo 'cacciato'

(AGI) – Potocari (Bosnia), 11 lug. – Ventennale tra rabbia e polemiche a Srebrenica, dove il gesto distensivo del premier serbo Aleksandar Vucic – venuto ad onorare gli oltre 8mila musulmani trucidati nel luglio 1995 dalle forze serbo-bosniache – ha scatenato l’ira della folla presente alla cerimonia. La dura contestazione e’ sfociata nel lancio di bottigliette e sassi, uno dei quali ha ferito il primo ministro alla bocca costringendolo a fuggire via con la sua delegazione mentre da Belgrado il governo gridava al “tentato omicidio”. Il premier ha anche perso gli occhiali che si sono rotti cadendo a terra. Per i 20 anni di quello che e’ ricordato come il peggior massacro in Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale, al mausoleo di Potocari si sono raccolte 50mila persone. Presenti, fra le oltre 80 delegazioni con capi di Stato e di governo e ministri degli Esteri, Bill Clinton, all’epoca inquilino della Casa Bianca, l’ex segretario di Stato, Madeleine Albright, i presidenti di Croazia, Montenegro e Slovenia, i primi ministri di Turchia e Albania, la regina Noor di Giordania e numerosi ministri degli Esteri. Per l’Italia, la presidente della Camera, Laura Boldrini. “Mi duole che ci sia voluto cosi’ tanto tempo” per arrivare alla pace in Bosnia-Erzegovina, “non voglio vedere mai piu’ un campo di sterminio come questo”, e’ stato il ‘mea culpa’ di Clinton, le cui parole erano state precedute da un messaggio del presidente Barack Obama, che invitava ad “imparare” dalla tragedia di Srebrenica, definita senza mezzi termini un “genocidio”. Proprio su questa definizione si era consumata l’ultima polemica in vista dei 20 anni della strage: mercoledi’, infatti, la Russia aveva posto il veto su una risoluzione – all’esame del Consiglio di Sicurezza – che definisce il massacro appunto un “genocidio”. E il ‘niet’ di Mosca era stato accolto con favore dal governo di Vucic. Al premier ultranazionalista, inoltre, i musulmani non perdonano la frase pronunciata nell’Assemblea Nazionale Serba il 20 luglio 1995, pochi giorni dopo il massacro: “Per ogni serbo morto, uccideremo 100 musulmani”. Cosi’, sono sembrate quasi premonitorie le parole di Clinton che, indicando il primo ministro serbo, ne ha elogiato “il coraggio a presenziare alla cerimonia”. E non e’ bastata la lettera aperta in cui Vucic, prima di arrivare a Srebrenica, parlava del massacro come di “un crimine orribile”. Il premier di Belgrado ha fatto in tempo a lasciare il suo nome nel libro delle condoglianze. E a deporre un fiore davanti al mausoleo dove riposano le circa 6mila vittime identificate, e altre 136 ne sono state tumulate oggi. Poi e’ scattata la rabbia della folla. Grida, ‘buu’, cori per “Allah il Grande”. Ma soprattutto un fitto lancio di pietre, bottigliette e un vero e proprio ‘inseguimento’ oltre le transenne, che ha costretto i body guard a stringersi attorno al premier, per fargli da scudo, e trascinarlo in una corsa sopra la collina dove erano parcheggiate le macchine della delegazione. Malgrado gli ombrelli aperti, Vucic – cosi’ ha riferito l’agenzia serba – e’ stato raggiunto alla testa da una pietra che gli ha anche rotto gli occhiali. Immediata la reazione di Belgrado. “E’ un attacco scandaloso e possiamo ritenerlo un tentativo di omicidio”, ha affermato il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic. “E’ un attacco a tutta la Serbia”, gli ha fatto eco il titolare degli Esteri, Ivan Dacic. Piu’ tardi lo stesso Vucic e’ intervenuto per ricomporre l’incidente, assicurando che “la mia mano rimane tesa” e che la “politica di riconciliazione” tra i due Paesi balcanici andra’ avanti. “Il genocidio di Srebrenica e’ la tragedia umana piu’ grave che si e’ consumata in terra europea dopo la fine della seconda guerra mondiale. Fu una sconfitta dell’umanita’, il cui peso morale e politico grava ancora sulla comunita’ internazionale per l’incapacita’ di prevenire i conflitti che dilaniarono la Jugoslavia, con le tremende atrocita’ che li caratterizzarono, e di attuare strategie in grado almeno di arrestarli e di salvare vite umane”, ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del ventesimo anniversario. Anche il premier, Matteo Renzi, ha ricordato il ventennale dell’eccidio con un intervento su Facebook: “Ci sono molte responsabilit�, innanzitutto politiche, per quello che � successo nel Balcani 20 anni fa. La mia generazione e’ cresciuta avendo negli occhi quel dolore e quella strage. Ci siamo detti allora, mai piu’ permetteremo che questo succeda qui a casa nostra. Per questo una parte del nostro impegno politico e’ nato li’, in Bosnia, a Sarajevo, a Srebrenica”. “A Srebrenica fu scritta una pagina atroce. L’Europa falli’. Una simile tragedia non deve accadere mai piu'”, ha commentato l’alto rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini. La strage di Srebrenica “pesera’ per sempre sulle nostre coscienze”, “tutti noi portiamo una parte di responsabilita’ per il genocidio”, e’ stato invece il messaggio portato dalla presidente Boldrini che ha ricordato di esser stata all’epoca in missione nei Balcani per assistere i rifugiati per conto delle agenzie umanitarie dell’Onu. (AGI) .
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