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Sri Lanka, buddisti estremisti contro il Papa e i missionari

Galagoda Atte Gnanasara(©Lapresse) Galagoda Atte Gnanasara

Paolo Affatato
roma

Non è rosea la situazione dei rapporti tra cattolici e buddisti in Sri Lanka, paese asiatico che a gennaio 2015 sarà meta del secondo viaggio asiatico di Papa Francesco, dopo quello in Corea. Movimenti di monaci radicali e ultranazionalisti che si ispirano a Buddha, appena giunta la conferma della visita, hanno aggredito verbalmente Bergoglio, avviando una pericolosa propaganda mediatica. E, come riferito a Vatican Insider, hanno fatto irruzione in un incontro organizzato dai missionari Oblati di Maria Immacolata insultando e minacciando pesantemente i partecipanti.

La violenza di tali gruppi buddisti radicali, infervorati un nazionalismo colorato di fede e cultura, da tempo è rivolta contro i musulmani e anche contro i cristiani evangelici e pentecostali, considerati gruppi fautori di un proselitismo religioso piuttosto marcato. Ora non sembra voler risparmiare i cattolici, creando grattacapi che, in vista del viaggio del Papa, sono giunti ai vescovi, alle autorità civili, alla nunziatura di Colombo e ad altre ambasciate europee.

A rendersi protagonista di un’accoglienza non proprio calorosa a Papa Francesco è il monaco Galagoda Atte Gnanasara, leader dell’organizzazione di monaci “Bodu Bala Sena” (“Forza di potere buddista”), che negli ultimi anni ha visto crescere il suo prestigio e il suo seguito nella popolazione dell’isola, 20 milioni di persone al 75% di fede buddista. Mentre la Santa Sede confermava le date della nuova tappa asiatica di Bergoglio (12-15 gennaio in Sri Lanka; 15-19 gennaio nelle Filippine), il monaco ha dichiarato con tono polemico ai mass-media: “Papa Francesco deve chiedere scusa ai buddisti per le atrocità commessi dai governi coloniali cristiani in Asia del Sud. Aspetto di vedere quanto il Papa dirà sui crimini commessi qui”. Lo Sri Lanka è stata dominio coloniale di Portogallo, Olanda e Gran Bretagna tra il 1505 e il 1948.

Il Bodu Bala Sena è emerso come una presenza inquietante in Sri Lanka negli ultimi anni, ed è accusato da molti di “incitamento alla violenza”. Il clima di ostilità e di rivendicazioni basate su una memoria storica strumentalizzata per diffondere odio sembra presagire qualche problema per il pellegrinaggio del Papa argentino. La propaganda anticristiana, che facilmente trova spazio sul web, oltre che sui mass-media tradizionali, preoccupa le autorità civili che stanno predisponendo, in accordo con la Santa Sede, il programma dettagliato del viaggio. Come annunciato dai vescovi srilankesi, il pontefice dovrebbe fare tappa nel santuario mariano di Madhu, che si trova in area tamil ed è un luogo da sempre simbolo di riconciliazione tra le due etnie che popolano l’isola, singalese e tamil, reduci da un sanguinoso confitto civile. Per i buddisti radicali, aperti sostenitori dell’etnia singalese, questa scelta è un affronto che va duramente stigmatizzato.

Frutto del medesimo clima, che desta crescente preoccupazione, è la vicenda che Vatican Insider ha appreso da Louis Lougen, Superiore generale degli Oblati di Mari Immacolata (OMI), tra le maggiori congregazioni missionarie cattoliche. Il 4 agosto una folla di buddisti violenti ha fatto irruzione illegalmente nei locali del “Centro per la società e la religione”, a Colombo, dove si teneva una riunione pacifica di missionari, preti, suore, laici, attivisti per i diritti umani, avvocati, rappresentanti di ambasciate.

L’incontro intendeva individuare modalità e strategie per aiutare le famiglie delle persone scomparse – una piaga tuttora aperta nel dopoguerra civile – a localizzare i propri cari. Il Centro, guidato dal missionario OMI Stephen Ashok, si impegna da anni per le vittime della guerra civile. Gli estremisti, penetrati con la forza nell’edificio, hanno impedito lo svolgersi della riunione, insultato i partecipanti e minacciato di demolire il Centro, con l’intenzione di intimidire le famiglie e di screditare gli Oblati (definiti “traditori del paese”) e la Chiesa cattolica. L’intervento della polizia locale non è servito a molto, notano i missionari. Gli agenti hanno fornito motivazioni astruse e pretestuose per giustificare la loro inazione.

 

“Gli Oblati di Maria Immacolata, presenti in Sri Lanka da oltre 170 anni, hanno contribuito a fondare la Chiesa cattolica in questo paese e sono fieri della loro vicinanza a tutti i cittadini dell’isola”, afferma una lettera di Louis Lougen che chiede un deciso intervento del governo per garantire i diritti e le libertà di tutti i cittadini, di ogni fede religiosa. Interpellando la Chiesa dell’ex Ceylon, il testo ricorda che anche Papa Francesco, incontrando i vescovi srilankesi in visita ad limina, ha rimarcato il ruolo cruciale della Chiesa cattolica per la riconciliazione del paese.

Fonte

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