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Staccare i figli dai videogiochi. I cinesi ci sono riusciti così

Tencent, il maggior internet provider cinese, ha deciso a partire dal 4 luglio di sospendere la connessione ai minorenni che passano troppo tempo a giocare ai videogame. Nel mirino, in particolare, c’è Honor of Kings, un videogioco di ruolo che, con 200 milioni di utenti, è al momento il più remunerativo del mondo proprio grazie all’enorme successo nell’ex Celeste Impero.

La decisione è avvenuta in seguito alle ripetute lamentele dei genitori, secondo i quali – scrive The Verge – Honor of Kings provocherebbe un’autentica “dipendenza” nei loro figli, con effetti negativi sul rendimento scolastico. Di conseguenza, gli utenti tra i 12 e i 18 anni potranno accedere al gioco per appena due ore al giorno. I minori di 12 anni avranno invece una sola ora di gioco al giorno a disposizione, e mai dopo le 9 di sera. La mossa di Tencent – leggiamo su Bloomberg – è stata accolta dal plauso del “Giornale del Popolo”, l’organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Cinese, secondo il quale il videogame produce “energie negative” e minaccia i valori tradizionali. 

“Non ci sono regole in Cina che consentano di impedire di esagerare con i videogiochi per cellulari ma abbiamo deciso di essere i primi a venire incontro alle preoccupazioni dei genitori limitando i tempi di gioco e costringendo i bambini a disconnettersi”, ha scritto l’azienda in un post su WeChat, il popolarissimo servizio di messaggistica sviluppato dalla stessa Tencent. La borsa, intanto, ha dimostrato di non gradire: martedì 4 luglio, in seguito all’annuncio, il titolo del gruppo ha perso il 5,1% .

Simili iniziative non sono certo appannaggio esclusivo di governi autoritari come Pechino. Da ben sei anni in Corea del Sud i provider negano ai minori di 16 anni l’accesso ai videogiochi più popolari da mezzanotte alle sei del mattino.  

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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