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Stato-mafia, testimonia Napolitano. Il Colle, "massima trasparenza"

(AGI) – Roma, 28 ott. – Quasi tre ore di udienza, spese in parte sulle procedure, in parte a ricostruire i fatti. Giorgio Napolitano, primo presidente della Repubblica nella storia italiana, testimonia di fronte ad una corte che si sta occupando di mafia e di una presunta trattativa tra questa e lo Stato. Storia nebulosa, ed infatti anche oggi i legali che hanno partecipato all’udienza, al Quirinale, precisano: la parola “trattativa” non e’ stata nemmeno pronunciata, per non dire evocata. Sui contenuti della testimonianza, al momento, si hanno solo un comunicato del Quirinale, e quanto detto alla fine dagli avvocati presenti. Iniziamo dal primo. Si compone di due parti. Nella prima il Colle fa sapere che il Presidente “aveva dato la sua disponibilita’ a testimoniare ed ha risposto alle domande senza opporre limiti di riservatezza connessi alle sue prerogative costituzionali ne’ obiezioni riguardo alla stretta pertinenza ai capitoli di prova ammessi dalla Corte stessa”.

Napolitano “corregge” legale su minacce a D’Ambrosio

Insomma, massima disponibilita’ e nessun atto di insofferenza. Nella seconda parte, invece, il Quirinale auspica la rapida pubblicazione del verbale “affinche’ sia possibile dare tempestivamente notizia agli organi di informazione e all’opinione pubblica delle domande rivolte al teste e delle risposte rese dal Capo dello Stato con la massima trasparenza e serenita’”. In altre parole: sbrigatevi perche’ prima si sanno le cose con certezza meglio e’ per tutti. Intanto arriva la prevista ridda delle indiscrezioni. Tutte affermazioni attribuite a Napolitano, ma che in mancanza del suddetto verbale sarebbe meglio non virgolettare. In sintesi: Napolitano avrebbe detto che il suo consigliere D’Ambrosio sarebbe stato pronto a denunciare accordi illegali (quindi, non avendoli denunciati, non ci sono stati); che non ha mai fatto la conoscenza diretta dei carabinieri imputati nel processo; di non essere mai stato a conoscenza dell’esistenza di una lettera al suo predecessore Oscar Luigi Scalfaro da parte dei parenti di alcuni boss. Soprattutto e’ mancata, pare, la madre di tutte le domande: quella se sapesse o meno dell’esistenza di accordi tra mafiosi ed esponenti delle istituzioni. La qual cosa, poi, e’ il nocciolo della questione. Si chiedono le associazioni di consumatori se valesse la pena di spendere tanti soldi per spostare a Roma la Corte d’Assise di Palermo. Il Pd, con Zanda, sottolinea: Napolitano vero democratico e uomo di grande correttezza. “Una storia dove il termine normalita’ non puo’ essere usato”, sottolinea il ministro della Giustizia Orlando. Auspicando, parrebbe di capire, che alla normalita’ si torni presto. .

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