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Sting è riuscito a salvare le sue amate api, ma è stato molto fortunato

Se c’è una cosa che di recente ha fatto perdere il sonno a Sting è il futuro delle sue 50mila api. Gli insetti, che vivono in 60 alveari all’interno del Pelagio – la tenuta con annessa villa rinascimentale vicino Firenze che la rock star acquistò nel 2002 e in cui produce vino, olio e miele biologico – sono sopravvissute al caldo e alla fame solo grazie a un intervento d’emergenza voluto a tutti i costi dall’ex leader dei Police. “Le api rischiano di morire, non hanno né cibo né acqua, vanno spostate al più presto”, ha detto ai suoi collaboratori Sting che, quando non è in tournée, trascorre in Toscana circa sei mesi l’anno, mentre per il resto del tempo vive a New York. 

Acqua e zucchero, la ‘medicina’ salva-api

Per salvare le api, Gordon Matthew Thomas Summer – questo il vero nome di Sting, che in inglese vuol dire… pungiglione – ha fatto trasferire gli insetti in un campo di ciliegi di 5 ettari, ma la siccità non ha risparmiato nemmeno gli alberi da frutto. Il problema, quindi, non è stato risolto completamente.

Così, racconta il Corriere, sono dovuti intervenire i “rianimatori”: apicoltori specializzati nell’alimentare gli insetti con un preparato speciale di acqua e zucchero. 

Produzione del miele crolla del 70%

Ma se le api di Sting se la sono cavata, e sono tornate a volare (e a produrre miele) non è andata così bene per il resto della popolazione a strisce nere e arancioni. Secondo le stime degli apicoltori, quest’anno non si arriverà a 90.000 quintali di miele su una media di 230.000. “In Italia la produzione è calata in media del 70% con punte dell’80% in Toscana. Adesso si rischia il disastro ambientale perché con la siccità i fiori non secernono più nettare e polline e le piante, in particolare quelle arboree, sono in una situazione di perenne sofferenza”.

Pesticidi e caldo, i killer delle api

Secondo Arpat (l’Associazione toscana degli apicoltori), le api, falcidiate da una moria provocata dai pesticidi e ora impazzite per il clima anomalo, non riescono a impollinare e la perdita di fertilità delle piante rischia di aumentare l’effetto desertificazione. Intanto, per arginare il rischio di un import di miele di dubbia provenienza e qualità, soprattutto da Cina e India, gli apicoltori chiedono all’Unione Europea l’introduzione di etichette tracciabili per determinare la provenienza, come è stato fatto per il latte.

A rischio anche il caffè

Ma non è solo il miele a scomparire dagli scaffali se le api continueranno a morire. A rischio c’è anche il caffè: lo rivela nuovo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) il primo che si è proposto di analizzare l’impatto del cambiamento climatico sul caffè in relazione anche alle api . Questi insetti, infatti, sono fondamentali per la buona resa delle coltivazioni. Il loro contributo in questo senso è stato stimato intorno al 20-25% di aumento della resa delle piante. Le api  sarebbero infatti in grado di migliorare la qualità dei chicchi. Come ha dichiarato l’autore dello studio Pablo Imbach del Centro Internazionale per l’Agricoltura Tropicale (CIAT): “Se ci sono api tra le piante di caffè sono molto efficienti e buone per impollinare, aumenta la produttività e anche il peso delle bacche“.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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