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“Stop alle trivelle” la battaglia in difesa del mare nostrum

Articolo di Giovanni Valentini (Repubblica 19.9.15)

trivelle

La protesta. Un fronte compatto di nove Regioni, dal Veneto alla Sicilia, minaccia di indire i referendum contro le norme dello Sblocca Italia che tolgono le briglie alle piattaforme petrolifere dall’Adriatico allo Ionio. “Ambiente e turismo contano più delle royalties”. Da un capo all’altro della Penisola, da nord-ovest a sud-est, il “fronte del No” si attesta ora sull’Adriatico. E coinvolge in complesso nove Regioni: sette a statuto ordinario, Puglia, Basilicata, Molise, Marche, Abruzzo e Calabria per arrivare fino al Veneto, alle quali se ne aggiungono due a statuto speciale, la Sicilia e la Sardegna. Dal movimento No Tav contro l’alta velocità in Val di Susa si passa così al cartello No Triv contro le trivellazioni off shore. O meglio contro le norme, contenute nella legge Sblocca Italia e imputate d’incostituzionalità, che derogano alla vecchia disciplina su ricerca e sfruttamento per l’estrazione di petrolio e gas metano.
Partita dalla Puglia e guidata dal presidente Michele Emiliano, la mobilitazione punta a indire altrettanti referendum locali per abrogare la nuova normativa. A partire già domani dalla Basilicata, nelle prossime settimane i rispettivi consigli regionali saranno chiamati ad approvare i quesiti da sottoporre ai cittadini. L’obiettivo comune, sancito in un incontro che s’è svolto ieri alla Fiera del Levante di Bari, è quello di ottenere maggiori controlli sulla sostenibilità, a tutela dell’ambiente e della salute collettiva. Il gruppo dei governatori “ribelli” tornerà a riunirsi il 9 ottobre a Pescara.

Considerato a torto o a ragione un potenziale antagonista di Matteo Renzi all’interno del Pd, Emiliano ha cercato di buttare acqua sul fuoco assicurando che l’iniziativa non è in polemica con il governo e precisando che non verrà impugnata l’intera legge Sblocca Italia bensì «solo nei limiti nei quali agevola e cambia le norme ordinarie che sono previste per questo tipo di ricerca e di sfruttamento». Ma non può sfuggire a nessuno che si tratta in realtà di un’inedita vertenza istituzionale fra una coalizione di nove Regioni e Palazzo Chigi. E infatti, l’agguerrito governatore pugliese non rinuncia a sottolineare che questa «è la prima volta che alcune Regioni si collegano non solo per assumere un’identica condotta sulle stesse norme di legge, ma per costruire una visione del proprio futuro che tende a realizzarsi in modo congiunto». Da qui, la sua esplicita ammissione che l’iniziativa ha «un valore politico molto rilevante». Sul fronte No Triv, però, Emiliano sembra in grado di aggregare uno schieramento più largo. «Stiamo mantenendo fede alle cose che abbiamo sempre sostenuto», interviene il presidente della Basilicata Marcello Pittella, anche lui esponente del Pd. «In mare – ribadisce il governatore lucano – siamo contrari alle trivelle e sulla terraferma non andiamo oltre le autorizzazioni del ’98 che sono antecedenti al nostro governo». In difesa dell’ambiente e della salute, insomma, la “Santa Alleanza” delle Regioni innalza il vessillo della sostenibilità anche per difendere il turismo, l’occupazione e la qualità della vita.


A riprova del “valore politico” di questa mobilitazione, il Movimento 5 Stelle s’è affrettato intanto a presentare un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico contro le trivellazioni off shore, paventando un rischio sismico nelle aree interessate. I grillini reclamano una “valutazione ambientale strategica” prima di procedere alle autorizzazioni. E sostengono che «in Olanda recenti studi hanno evidenziato la possibile correlazione fra le attività di trivellazione per l’estrazione del gas e il verificarsi di terremoti legati al fenomeno della subsidenza»: il timore è che la compattazione della roccia sottomarina prodotta dall’estrazione del metano possa far abbassare il livello del terreno naturale. Intorno alla cittadina olandese di Groningen, sede di un grande giacimento, un fenomeno del genere avrebbe causato danni a centinaia di edifici, per cui 152mila abitazioni dovranno essere ristrutturate con un danno stimato in circa 30 miliardi di euro.””

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