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Storia breve di un calvario giudiziario durato 8 anni e finito con un'assoluzione 

Un brutto sogno durato otto anni. Finito positivamente in questi giorni perché la Procura Generale presso la corte di appello di Roma ha rinunciato a fare ricorso in Cassazione contro quegli imputati che, accusati di far parte di un’associazione per delinquere pluriaggravata finalizzati a un maxiriciclaggio transnazionale di oltre due milioni di euro, hanno portato a casa la piena assoluzione sia in primo che secondo grado. E così sono usciti definitivamente di scena, trascinati in un’inchiesta che il 23 febbraio del 2010 fece grande scalpore (con 56 arresti e 80 indagati complessivamente), il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia, l’ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle, Stefano Mazzitelli e poi gli altri ex manager di Tis Antonio Catanzariti e Massimo Comito e quelli di Fastweb Mario Rossetti e Roberto Contin.

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Assoluzione confermata anche per un socio della I-Globe, Manlio Denaro. Per loro, solo tanta sofferenza personale e problemi professionali con perdita del posto di lavoro e inevitabili ricadute in ambito familiare e, come spesso succede, nessuna scusa da parte degli organi inquirenti che in sede di requisitoria, in entrambi i gradi di giudizio, avevano pure insistito per la condanna a pene comprese tra i 6 e i 7 anni.

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Chi ha dovuto particolarmente stringere i denti è stato Scaglia, tornato in libertà il 24 febbraio del 2011 su provvedimento del tribunale, dopo un anno esatto trascorso tra carcere e arresti domiciliari: si era consegnato ai magistrati il 25 febbraio dell’anno precedente, partendo con un jet privato dalle Antille dove si trovava per lavoro, nella speranza (rivelatasi subito vana) di poter chiarire in brevissimo tempo la sua posizione e dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. Il processo, che inizialmente vedeva sul banco degli imputati 24 persone e che ora proseguirà in Cassazione solo per 15, riguardava gli illeciti legati a due operazioni commerciali che, attraverso la falsa fatturazione di servizi telefonici e telematici inesistenti con il presunto coinvolgimento di ex alti dirigenti di Fastweb e Telecom Italia Sparkle, avevano portato tra il 2004 e il 2007 a un’evasione dell’Iva per quasi 400 milioni di euro, trasferiti poi in modo fraudolento all’estero.

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Oltre al reato associativo finalizzato al riciclaggio, gli altri reati contestati a seconda delle posizioni erano quelli di intestazione fittizia di beni, evasione fiscale, reinvestimento di proventi illeciti e delitti contro la pubblica amministrazione. La prima fittizia operazione, che chiamava in causa Fastweb, riguardava la commercializzazione di schede prepagate, denominate ‘Phuncards’, dotate di un codice che avrebbe dovuto consentire l’accesso tramite un sito Internet a contenuti tutelati da diritto d’autore. La seconda operazione, invece, faceva riferimento all’acquisto di servizi telefonici inesistenti della società I-Globe e Planetarium per circa due miliardi di euro, che in una fase successiva Telecom Italia Sparkle e la stessa Fastweb avrebbero rivenduto a società di comodo inglesi e finlandesi, esenti da Iva in virtù di una normativa comunitaria.

In entrambi i casi, l’Iva evasa veniva trasferita all’estero, e, in particolare, su conti correnti di società off-shore accesi presso banche europee, asiatiche, africane e centroamericane, dove l’organizzazione criminosa che faceva capo all’uomo d’affari Gennaro Mokbel e a Carlo Focarelli, amministratore della I-Globe e ritenuto l’ideatore del sistema di frode fiscale poteva contare su una rete societaria appositamente costituita da professionisti e studi legali locali. Tra le condanne inflitte in appello, comunque in buona parte ridotte rispetto al primo grado, spiccano i 10 anni e mezzo a Mobkel, i 9 a Focarelli e i 6 anni di reclusione all’ex responsabile ‘grandi aziende’ di Fastweb, Bruno Zito. Tra gli altri condannati Luca Berriola (5 anni), Luca Breccolotti (4 anni e mezzo),  Giorgia Ricci (4 anni) e suo zio Antonio (4 anni), Paolo Colosimo (5 anni) e poi Giuseppe Cherubini, Francesco Fragomeli, Aurelio Gionta e Massimo Micucci che hanno avuto 4 anni di reclusione. A chiudere l’elenco Riccardo Scoponi e Giovanni Gabriele (3 anni e mezzo) e Luigi Marotta (3 anni).

Proscioglimento per prescrizione per Maria Teresa La Torre e Rosario La Torre e dichiarazione di estinzione per morte del reo dei 9 anni attribuiti a Silvio Fanella, il broker assassinato il 3 luglio del 2014 nel suo appartamento alla Camilluccia da una banda di finti finanzieri che volevano farsi rivelare dove avesse nascosto gioielli e contanti. Per questa stessa vicenda avevano già patteggiato davanti al gup, tra gli altri, Giuseppe Crudele (5 anni), già dirigente Fastweb (della divisione ‘residenziale e business funzione marketing’) e l’allora senatore Pdl Nicola Paolo Di Girolamo (5 anni). Durissimo il commento di Scaglia all’indomani della sentenza di appello: “Sono sempre stato convinto che la mia piena assoluzione sarebbe stata confermata a riprova della mia fiducia nella giustizia e della follia con cui le accuse contro di me e degli altri manager erano state costruite fin dall’inizio”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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