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Storia del signor Ho, condannato per 1970 capi di imputazione

Non è facile stupire Macao facendo follie per denaro. Eppure il signor Ho Chio-meng ci è riuscito, anche se gli costerà 21 anni di prigione e la reputazione rovinata per sempre.

Asilo dei primi gesuiti in Asia, colonia portoghese dal XVI secolo, paradiso del gioco d’azzardo e degli eccessi, cugina cattiva di Las Vegas, campo di scontro fra le Triadi eppure dolce di atmosfere mediterranee fiorite in Oriente, Macao tornò alla Cina nel 1999. Cominciò nello stesso anno la segreta e spudorata parabola del signor Ho Chio-meng. Segreta perché è proseguita indisturbata fino al 2014, spudorata perché lui non era un cittadino qualunque, ma il procuratore generale di Macao, cioè il custode supremo della giustizia nell’ex colonia ora regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese. I fatti, benché sospettati da tempo, combaciarono in un puzzle solo il 27 febbraio 2016, quando per il signor Ho scattarono le manette e il cubitale disonore dei titoli di giornale.

Millenovecentosettanta capi d’accusa, un record che mortificherebbe l’orgoglio criminale di qualunque capo mafioso: tanti sono quelli che – dopo minuziosa istruttoria – hanno portato alla sentenza inappellabile emessa oggi a carico del signor Ho. Ci sono tutti i reati che un pubblico ufficiale, per un periodo anche in odore di ascesa a capo del locale governo, possa commettere nell’esercizio delle sue funzioni. Corruzione, frode, riciclaggio di denaro, abuso di potere, associazione per delinquere giusto per citare qualcosa. Il tutto bagnato da un fiume di tangenti, carsico sì ma lungo quanto il suo mandato al vertice della magistratura.

Mr. Ho e la camera dei segreti

Stornando i fondi pubblici destinati alla magistratura, il procuratore – oggi sessantaduenne – aveva fatto ricavare sullo stesso piano del suo ufficio un’ampia camera segreta destinata agli “ospiti stranieri”. S’accedeva tramite una parete mobile alla suite, che offriva vari desiderabili comfort: dalla sauna all’angolo massaggi col lettino, una dotazione di mobili di lusso e poi lo spazio giochi con tavolo da ping-pong e il tavolo da biliardo. Per momenti di relax più lunghi, il procuratore fruiva di una villa sull’isola macaense di Coloane, affittata a spese dell’ufficio dal 2006 al 2014 al prezzo annuo di 5,1 milioni di patacas, la moneta locale (un euro vale, a seconda delle oscillazioni, tra nove e dieci patacas).

Borse piene e viaggi di famiglia

Nel periodo della sua “onnipotenza”, Mr.Ho non avrebbe immaginato che cadendo in disgrazia sarebbe stato tradito anche dal fido autista di servizio. Mak Hak Neng ha riferito di quelle borse zeppe di banconote – da 100 mila a 300 mila patacas per volta – che il capo si metteva in macchina ordinando di condurlo alla vicina città di Zhuhai, dove aveva aperto in banca un conto a suo nome. Sempre a carico dei contribuenti macaensi, il signor Ho e famiglia facevano qualche vacanza nel Vecchio Continente, come nel 2005 a Copenaghen col pretesto di un summit internazionale della magistratura, poi con la moglie e tre persone in Olanda e in Germania. Il conto? 590 mila patacas.

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Seduzioni femminili

Al signor Ho piacevano le donne. Assai numerose furono – e messe in conto alla Procura – le notti in bella compagnia nei più lussuosi alberghi di Macao. Funzionava grazie al fido autista Mak, che prendeva a proprio nome i contatti con le escort e le stanze d’albergo, di cui passava al capo la chiave (e la donna). Nel processo sono state accertate almeno 76 di queste occasioni di svago, cui si aggiungono le spese per una congiunta stabile, la signora Wang Xiandi, pagata dalla Procura come “consulente” e con la quale lui passò due notti nel 2009 in un grande hotel di Dubai spendendo – pagava l’ufficio – oltre 123 mila patacas. (Chissà la moglie, se abbia mai saputo prima del processo).

Il procuratore, secondo le ricostruzioni dell’inchiesta giudiziaria, aveva messo su una vera macchina per bustarelle, con sofisticati meccanismi nei quali riversava anche la sua precedente esperienza di funzionario della Commissione anticorruzione di Macao, condizionando l’asseverazione dei contratti pubblici alle forche caudine della tangente.

Da oggi il signor Ho si prepara a un soggiorno di ventun anni sull’isola di Coloane, che ospita oltre alla sua ex villa anche le carceri di Macao.       

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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