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Storia dell'indagine che travolse la Lega

Il fondatore della Lega Nord Umberto Bossi è stato condannato a 2 anni e 3 mesi di carcere nel processo su presunte irregolarità  nell’utilizzo di fondi pubblici da parte del movimento politico. Il figlio Renzo Bossi è stato condannato a 1 anno e 6 mesi e l’ex tesoriere Francesco Belsito a 2 anni 6 mesi. Si chiude così la vicenda giudiziaria che ha travolto il Carroccio nel 2012. Ma come è nata? Chi sono i protagonisti?  

La denuncia di un militante del Carroccio

23 gennaio 2012: un militante della Lega si presenta in Procura a Milano e consegna un esposto di poche righe, con allegati alcuni articoli di giornale, “in merito alla liceità dell’operazione in Tanzania e di molte altre operazioni finanziarie effettuate mediante denaro pubblico”. Quel giorno è di turno il procuratore aggiunto Alberto Nobili che gira per competenza l’esposto ad Alfredo Robledo, il magistrato che coordina le inchieste sulla pubblica amministrazione, e sta già svolgendo accertamenti sul Carroccio. Nei primi mesi del 2012 altre due Procure si occupano della gestione dei soldi della Lega: quelle di Napoli con Henry John Woodcock che ‘arriva’ alla Lega partendo dall’inchiesta sulla P4, e Reggio Calabria, nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta (Repubblica, 21 maggio).

4 aprile 2012: su disposizione dei pm napoletani, viene sequestrata alla Camera dei Deputati nella cassaforte di Belsito la cartellina ‘The Family’ che contiene i documenti delle spese della famiglia Bossi. Tra queste, quelle per i figli del fondatore che sarebebro state effettuate con fondi pubblici. Quasi 10mila euro per l’operazione di rinoplastica al figlio Sirio, le multe saldate al ‘Trota’ e le spese per la ristrutturazione della casa di Gemonio. Ci sono anche tre paginette con l’intestazione ‘Università Kriistal di Tirana’ dove Renzo ha ottenuto un diploma di primo livello in ‘Gestione aziendale’. Costo dell’operazione, 77mila euro (Il Fatto quotidiano, 2 dicembre 2013).

Le dimissioni irrevocabili di Bossi

5 aprile 2012: Umberto Bossi rassegna le sue “irrevocabili” dimissioni da segretario della Lega Nord. “Chi sbaglia paga – spiega il Senatur – qualunque sia il cognome che porta. Mi dimetto per il bene del movimento e per difendere la mia famiglia”.

16 maggio 2012: Umberto Bossi riceve un avviso di garanzia in cui gli vengono contestati i reati di truffa ai danni dello Stato e di appropriazione indebita. Insieme a lui, sono indagati i figli Renzo e Riccardo. “Bossi risponde come segretario federale che redige i conti – spiega il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati – e abbiamo elementi utili per dire che era a conoscenza della distrazione dei fondi”. La consapevolezza di Bossi non sarebbe solo presunta, in quanto lui era il legale rappresentante del movimento politico, ma verrebbe confermata da altri spunti d’indagine, a cominciare dalle dichiarazioni dell’ex segretaria amministrativa del partito, Nadia Dagrada.

Renzo si mette a fare l’agricoltore

10 aprile 2012: Renzo Bossi lascia il consiglio regionale in seguito agli sviluppo delle indagini e da quel momento si dedica all’attività di agricoltore.

11 aprile 2012: Roberto Maroni si presenta in Procura a Milano per un colloquio coi pm , marcando di fatto la sua distanza da Bossi e dal suo ‘cerchio magicò. “Per noi questa indagine – dichiara l’allora Ministro leghista – ha svelato la violazione del codice etico che é importante come il rispetto delle leggi.

29 novembre 2013: la Procura di Milano chiude le indagini contestando ia Umberto Bossi i reati di truffa aggravata e appropriazione indebita in relazione ai rimborsi elettorali ottenuti dal Carroccio in base ai rendiconti del Parlamento negli anni 2008 e 2009. Truffa commessa, stando alle indagini, in concorso con Belsito, ex tesoriere per il 2009 e 2010. Con inganno ai presidenti della Camera e del Senato e dei revisori delle due assemblee che autorizzavano i rimborsi basandosi su rendiconti falsati “in assenza di documenti giustificativi di spesa e in presenza di spese effettuate per finalità estranee agli interessi del partito”. Tra gli indagati anche l’ex senatrice leghista Rosi Mauro, che verrà poi archiviata, e l’imprenditore Stefano Bonet, l’uomo degli investimenti in Tanzania. A Renzo e Riccardo viene contestato di avere usato per fini personali circa 303mila euro di soldi pubblici. 

La truffa di Belsito e la Tanzania

19 ottobre 2014: il gip di Milano Carlo Ottone De Marchi dispone la citazione diretta a giudizio per Bossi e i figli per appropriazione indebita, mentre finisce a Genova la posizione di Umberto Bossi sulla presunta truffa. Il processo é ancora in corso e la sentenza é prevista a luglio.

14 marzo 2016: Arriva la prima sentenza. Riccardo Bossi viene condannato col rito abbreviato a due anni e mezzo di carcere. Nelle motivazioni, il giudice Vincenzina Greco scrive che non solo Umberto Bossi ma anche la moglie e i figli “erano mantenuti dalla Lega e che i costi dei ragazzi e erano di gran lunga superiori a quelli che lo stesso segretario immaginava”.

27 marzo 2017: il pm Paolo Filippini chiede di condannare a 2 anni e tre mesi Umberto Bossi, a 1 anno e sei mesi per Renzo e a 2 anni e sei mesi per Belsito. La tesi della Procura é che per Bossi “sostenere i costi della sua famiglia” con il patrimonio della Lega sarebbe stato “un modo di agire consolidato e concordato” con Belsito

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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