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Storia dell'oliva Soren e del professore americano che ha salvato Lugnano

Da trent’anni David Soren, archeologo e docente di antropologia all’Università dell’Arizona, percorre le vie di Lugnano in Teverina, un piccolo paesino umbro non distante da Orvieto, di appena 1500 abitanti. Qui lo salutano e lo conoscono tutti. I ristoratori sanno cosa ordinerà, i baristi come prende il caffè. Le persone che lo incrociano per le strette vie lo salutano scandendo sempre lo stesso epiteto: “Professore!”. Soren è arrivato in Umbria quasi per caso. Era il 1987 e, a quel tempo, si occupava dei terremoti che nei vari secoli avevano colpito l’isola di Cipro. Un’associazione culturale locale, che aveva ascoltato una sua conferenza sul tema, lo invitò in Umbria: “Sulla via del ritorno, se ha tempo, passi a trovarci”. Soren lo ha fatto e da allora non è stato più capace di separarsi da quel piccolo paradiso del Centro Italia. Anzi. Ha fatto molto di più.  

Gli scavi e la cittadinanza 

Quella di Lugnano è una zona molto ricca di Storia e di reperti archeologici. Soren se ne accorse immediatamente. Fu lui, infatti, più di vent’anni fa, a scoprire un’importante necropoli, di epoca tarda-romana, con i resti di 47 infanti deceduti a causa di un’epidemia di malaria. Le sepolture vennero ritrovate all’interno di una villa romana di età augustea costruita, probabilmente, intorno al 15-20 d.C e caduta in disgrazia qualche centinaia d’anni dopo. Gli scavi, la cui importanza venne riconosciuta a livello internazionale (qui il lavoro della BBC), si protrassero dal 1988 al 1992. Per alcuni studiosi rappresentano la prova per cui fu proprio un’epidemia a costringere Attila e gli Unni, che intorno al 450 d.C. invasero quei territori, a ritirarsi e a rinunciare ad arrivare fino a Roma. “La necropoli dei bambini di Lugnano” rinsaldò ancora di più il rapporto tra il professore americano e la popolazione locale che, nel 1990, gli conferì la cittadinanza onoraria.  

La ripresa dei lavori: un ponte tra Italia e Usa 

Sono molti gli studenti che, grazie a Soren, hanno potuto dedicarsi al sito archeologico umbro scoprendo le bellezze, artistiche e architettoniche, del nostro Paese. All’interno dell’Università americana, ad esempio, è nato nel 2001 un programma chiamato Arizona in Orvieto che è dedicato proprio a costruire un ponte lunghissimo tra Tucson e Lugnano. E sono molte le teorie che, grazie al lavoro del professor Soren e del suo staff, oggi possono essere formulate sul ruolo che un’epidemia di quel genere possa aver avuto nella fine dell’impero romano. Per questo, dal 2016, Soren è tornato attivamente a scavare grazie anche a una collaborazione con la Yale University Archeology Laboratory Malaria Project il cui obiettivo è quello di realizzare un progetto multidisciplinare di indagine sulle origini della malaria e i suoi effetti sulla dinamica delle popolazioni antiche. 

Un museo per la comunità, tra magia e archeologia 

Ma Soren vuole aiutare il territorio anche in altri modi. Grazie al contributo dell’Università dell’Arizona nei prossimi anni saranno costruiti a Lugnano un museo e un centro espositivo. Opere che potranno mostrare ai turisti la storia di un luogo così affascinante la cui ombra si allunga nel tempo tra epidemie e riti magici, battaglie e stregonerie, paganesimo e superstizione. Sedici studenti, giunti quest’autunno in Italia, lavoreranno al progetto tra materiale stoccato (e ospitato in due chiese del 1587), reperti da analizzare, scoperte da fare. È stato lo stesso Soren a raccontare la volontà, anche del Sindaco, di portare a compimento qualcosa di così ambizioso ma importante per il paese:  “Amo la città, amo la gente e amo il sindaco e sua moglie. Quando ho proposto loro questa idea mi hanno detto: Facciamolo, facciamo tutto ciò che possiamo fare per creare qualcosa che possa durare nel tempo”. Nei prossimi sei mesi gli allievi di Soren analizzeranno il sito e le sue caratteristiche, studieranno lo stile degli architetti italiani, conosceranno la popolazione a cui dovranno sottoporre un progetto che possa mettere in luce le caratteristiche e le tradizioni locali: “Vogliamo ottenere la loro benedizione affinché sia un motivo di orgoglio per tutta la comunità”. Una comunità a cui Soren sente di dovere qualcosa per l’ospitalità ricevuta: “La sensazione che ottengo nel fare qualcosa di simile per loro è qualcosa che il denaro non può comprare”. 

La nascita dell’oliva Soren  

L’incontro con l’archeologo americano ha cambiato talmente la vita di Lugnano che gli abitanti cercano sempre nuovi modi per dimostrare la loro riconoscenza. Fino al massimo onore: una nuova tipologia di olive, create recentemente dai coltivatori umbri, sono state battezzate con il suo nome. Le olive Soren, che attualmente sono già coltivate dagli agricoltori umbri, entreranno in commercio, anche all’estero, nel giro di 5 anni. E pur non essendo un esperto del settore, Soren sa l’importanza di un gesto simile: “Quando vivi e lavori in mezzo a comunità agricole come queste, scopri quanto le persone siano incredibilmente ospitali e meravigliose. Questo è il motivo per cui voglio continuare ad aiutarli”. Da Tucson a Lugnano, in fondo, ci sono appena 10 mila chilometri. Pochi per sentire ancora, da lontano, una voce che gridi un saluto, “Professore!” così pieno di storia e significati.  

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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