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Storia dell'uomo con più lauree al mondo. “Ma adesso sono un po' stanco”

Tutto è cominciato con un diploma ISEF nel 1972. Il pezzo di carta che gli ha concesso di prendere la cattedra di ruolo per insegnare educazione fisica. “Allora non era una laurea, è diventata una facoltà anni dopo. Ma volevo interpretare al meglio il mio ruolo di educatore e mi sono laureato in Pedagogia due anni dopo”. La prima di quindici lauree (l’ultima a gennaio 2017) che hanno fatto entrare Luciano Baietti, 70 anni, nel libro del Guinnes dei primati. E’ l’uomo con più lauree al mondo.  Ne ha conseguite in media una ogni tre anni, tra Roma, Torino Fiuggi, ma restando a Velletri dove vive con la moglie e suo figlio di 22 anni. E tutto è nato da quella laurea in Pedagogia che lo ha introdotto al mondo dell’Università. La voce è accesa, con un accento laziale appena marcato. “Andarci mi faceva stare bene, mi faceva sentire giovane. Ho frequentato la metà dei corsi, quasi tutti a La Sapienza. All’inizio mi servivano per capire il mio mondo, quello della scuola, degli studenti e mi sono laureato in quasi tutte le materie letterarie. Poi mi sono dato alla mia vera passione. Quello della giurisprudenza e della criminologia. Fermarmi? Forse, ma prima spero di laurearmi in scienze alimentari”. 


Le 15 lauree di Baietti

  • 1972 ISEF. 

  • 1974 Pedagogia 110

  • 1975 Lettere 102

  • 1976 Sociologia 95 

  • 1979 Giurisprudenza 110 

  • 1981 Scienze politiche 110

  • 1985 Psicologia 96

  • 1996 Geografia 106

  • 1999 Filosofia 108

  • 2001 Scienze motorie 110

  • 2004 Scienze strategiche a torino, metà militare e civile 100

  • 2009 Scienze investigative e sicurezza, perugia 104

  • 2011 Laurea Onoris Causa in Comunicazione sociale, Università di Fiuggi 

  • 2012 Laurea in Ricerca sociale per la sicurezza interna ed esterna, perugia 110 lode

  • 2017 Laurea in Scienze turistiche, Università telematica di Napoli. 102


​Professor Baietti, perché vuole fermarsi ora? 

“La verità? Ho settanta anni e mi sono un po’ stancato”. 

Oggi era sui siti di mezzo mondo per il suo primato.

“Me lo ha detto mio figlio, la mia prima reazione è stata: che gli fregherà mai al mondo di uno che ha 15 lauree a Velletri?”.  

Lei è l’uomo con più lauree al mondo ma tutto è nato da un diploma. In educazione fisica. 

“E’ stata la mia grande fortuna. Ringrazio quel diploma perché mi ha fatto entrare subito di ruolo e con uno stipendio fisso. Avevo la tranquillità lavorativa e con il lavoro mi sono pagato l’università. Sono un lavoratore come tutti, solo che i miei soldi li investivo in libri e corsi di laurea”. 

La prima in Pedagogia. Poi ci ha preso gusto. Che è successo?  

“E’ successo che ho scoperto che stare in università mi piaceva. Mi sentivo giovane. Studiare pedagogia mi ha insegnato tanto nel mio rapporto con gli studenti. Quello che imparavo all’università lo trasmettevo in qualche modo a loro. Sa che oggi non c’è docente che non abbia problemi con i propri studenti, o con i genitori vero? Beh io non ne ho mai avuti. La laurea in Psicologia mi ha consentito di venire a capo di situazioni complicate. La filosofia e la psicologia mi hanno insegnato a vedere l’altro e a spiegare le mie ragioni. Non ho mai avuto una lamentela. E ho insegnato in tutte le scuole di Velletri, come insegnante o preside, dalle elementari alle superiori”. 

Cosa le dà lo studio? 

“Quando studio mi sento libero. Mi metto nella mia stanza, ci sto delle ore e nessuno mi disturba. E’ il motivo che mi ha spinto a studiare sempre il senso di libertà che ti dà la lettura di un libro. Mi dà serenità”. 

Il sogno di ogni intellettuale. 

“Guardi, io sono un operativo non un genio. Sono colonnello della Croce Rossa Militare. Ho operato anche nel coordinamento delle attività ad Amatrice dopo il terremoto. Ho scritto dei libri. Due, uno di geriatria riabilitativa e uno sul tempo libero e lo sport. Anzi tre, ne ho scritto uno sulla storia del vettovagliamento dato ai militari dai romani ad oggi. Sa cosa mangiavano i soldati romani?”

No. 

“Ceci. E da lì sono arrivato alla razione K dell’esercito italiano”. 

C’è una certa coerenza nelle sue lauree. Quasi tutte quelle letterarie. Poi un salto logico e cronologico prima di studiare criminologia. Ci spiega che è successo? 

“La criminologia è stata sempre la mia passione. Un po’ anche per confrontarmi con me stesso. Mi hanno sempre affascinato le ragioni dei criminali e il perché certi loro ragionamenti fanno breccia nelle nostre menti. C’è una parte di noi che è attratta dalle logiche criminali, quello che mi interessava capire è come poi ricondurre tutto in un mondo dove vince la logica della legge”. 

Che rapporto ha con la tecnologia? 

“Non bellissimo. La accetto ma continuo a vederla pericolosa. Non mi piacciono i ragazzini che hanno duemila amici su facebook e una vita reale da robot. Detto questo la mia ultima laurea l’ho presa per via telematica proprio per confrontarmi con internet, che conosco poco e da pochi mesi”. 

Le piace?

“No, non troppo”. 

Lo studio ha cambiato la sua visione del mondo? A cosa le è servito studiare così tanto? 

“Non cambia tanto come vedi il mondo, cambia il rapporto che hai con te stesso. C’è stato un momento brutto qualche tempo fa e pensavo di non farcela. La lettura da un lato scardina le tue certezze sulla vita, la creazione, dall’altro ti aiuta ad affrontare quei momenti quando sei davanti a domande ultime sulla vita. Capisci perché ci sono le religioni, unico appiglio in quei momenti.  Anche se le nozioni ne mettono in crisi le certezze della fede, le ritrovi in qualche modo”. 

Lei è credente? 

“Si certo. Ho anche studiato dai gesuiti. Ma non è quello. Ci sono momenti in cui ti chiedi per quale motivi  siamo nati per poi soffrire e morire. L’unica risposta possibile a queste domande è nella religione”. 

Tornando alle sue lauree, che obiettivo si è dato a 70 anni? 

“La Montalcini ha dimostrato che dopo una certa età le cellule nervose non si riproducono più ma dei filamenti intorno possono creare collegamenti e sinapsi. Cerco di sfruttare quelle, fino a che posso”. 

 

Luciano Baietti ha una profilo Facebook. “L’ho aperto da poco, qualche mese, ma Facebook non mi piace molto”, dice. La sua bacheca è molto simile a quella di migliaia di altre persone. “La veda, veda quello che condivido”. Decine di appelli per aiutare le popolazioni africane: “Quei bambini sì che ne hanno bisogno” e alcune foto virali contro il lassismo della politica o a favore del sindaco di Amatrice. Come migliaia di altre. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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