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Storia di Carla, data alle fiamme incinta

Napoli – Alcol e un accendino per chiudere la relazione con la donna che portava in grembo la figlia che insieme avevano deciso di concepire con una inseminazione artificiale. è la triste fine della storia di Carla Caiazzo, 38 anni, giovane e bella donna di Pozzuoli, ancora viva grazie a una coperta e alla prontezza di riflessi di un passante, e madre grazie a una equipe dell’ospedale di Napoli Cardarelli che ha deciso per un cesareo d’urgenza prima di ricoverarla nel reparto Grandi ustionati. A far condannare Pietro Pietropaolo, il suo ex, il pm Raffaello Falcone che con Clelia Mancuso ha seguito il caso sin dalle prime battute.

A febbraio, la trappola di Pietro

Era il primo febbraio di quest’anno quando Pietropaolo, 40 anni, con precedenti per droga ma proveniente da una famiglia benestante di ristoratori dell’area Flegrea, dà appuntamento a Carla nei pressi della sua casa di Pozzuoli, in via Vecchia delle Vigne, al civico 68, davanti ad alcune villette di un parco residenziale. Una trappola. L’uomo ha una bottiglia di alcool e dopo un violento litigio e delle percosse, gliela versa in testa e le dà fuoco. “Rideva mentre mi vedeva bruciare viva”, racconta ai pm Carla nel suo primo interrogatorio. “Voleva uccidermi, dirò a mia figlia che è stato suo padre a ridurmi cosi'”, promette.

La corsa in ospedale e il parto d’urgenza

Carla era incinta e proprio per le condizioni di salute disperate al momento del ricovero, i medici la fecero partorire alla 34esima settimana di gestazione. La piccola si è salvata mentre della bellezza mediterranea di Carla è rimasto poco. “Le fiamme le hanno consumato il volto. Non ha piu’ le orecchie, una parte del naso, le labbra e il mento”, spiegò il suo legale Maurizio Zuccaro, nel giorno delle arringhe difensive. “è un omicidio della sua identità”, aggiunse. L’avvocato di Pietropaolo, Gennaro Razzino, ha tentato invece di dimostrare la limitata capacità di intendere e di volere al momento del gesto del 40enne, per escludere la premeditazione del tentato omicidio ma cosi’ non è stato. Carla si è salvata grazie all’intervento di un vicino di casa, che attirato dalle urla della ragazza, con un tubo dell’acqua e una coperta ha fermato le fiamme. La 38enne in fin di vita, fu portata da un’autoambulanza del 118 all’ospedale Cardarelli. Nel corso della lunghissima degenza è stata operata oltre venti volte, per la ricostruzione di una parte del viso. Dopo il raid Pietropoalo scappò in auto e fu ritrovato in serata sul ponte del Garigliano in direzione di Forma perchè la sua auto si era schiantata nel guardrail.

“Non volevo farle male”

Nella udienza di due settimane fa ha chiesto perdono in aula per il suo gesto: “Non volevo farle del male e non volevo fare del male alle persone che mi amano”, disse. Ma amici e conoscenti che furono sentiti dai magistrati nelle prime fasi delle indagini raccontarono di loro come di una coppia con rapporti burrascosi e con frequenti litigi, anche molto violenti. Un rapporto minato dalla gelosia ossessiva di Pietropaolo che non ha accettato la fine della loro storia d’amore. I due convivevano ma per l’indole violenta dell’uomo Carla fu costretta a tornare a casa della famiglia anche se incinta alla 34 esima settimana e questo forse scatenò la reazione violenta del 40enne. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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