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Storie di dolore e pentimento

di ANDREA FILLORAMO –
Ancora una volta sono obbligato a scrivere della pedofilia clericale. L’occasione mi è data da un prete, don Alberto Paolo Lesmo, che ho conosciuto negli anni ’90. Era egli, allora, incaricato dell’oratorio maschile della Parrocchia di Santo Stefano di Vimercate, città dove da tanti anni ho la mia residenza. Lo ricordo perfettamente e di lui rammento il suo impegno pastorale, la sua dedizione ai giovani, ai quali trasmetteva il suo entusiasmo, il suo ottimismo, la sua capacità di vivere e di far rivivere la parola di Dio. Dopo alcuni anni trascorsi in quella parrocchia e in altre, don Alberto è stato parroco della chiesa di S. Marcellina a Milano e decano di Milano-Baggio. Recentemente, come un fulmine a ciel sereno, mi è giunta la notizia che don Alberto è stato accusato e condannato dal tribunale per prostituzione minorile e per avere avuto rapporti sessuali a pagamento con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi ricevuti per comprare cocaina. Il procedimento a carico di don Lesmo era venuto a galla lo scorso 25 marzo, il Venerdì Santo, con la comunicazione ufficiale della sospensione del religioso, 48 anni, da parte della Curia di Milano e dell’arcivescovo Angelo Scola. Stando alle indagini del pm Polizzi (che aveva chiesto l’arresto negato dal gip),Lesmo ha adescato il minorenne on line su una chat e ha compiuto “atti sessuali” con il ragazzo fino al 2011, “in cambio di corrispettivi in denaro variabili da 150 a 250 euro per volta”. L’inchiesta era scattata dalla segnalazione di un ospedale nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011, anche perché aveva tentato il suicidio. Nel procedimento, poi, erano state messe a verbale le dichiarazioni del giovane di buona famiglia che ora sta studiando e cerca di rifarsi una vita. Il giudice con la sentenza ha anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura per un’ipotesi di induzione alla prostituzione e, per tal motivo il prete dovrà subire un altro procedimento: don Lesmo avrebbe suggerito, infatti, ad un altro giovane che si prostituiva di frequentare una chat specifica per incontrare nuovi clienti. Davanti alle accertate notizie rimango sbalordito e mi pongo una domanda che tanti, come me, si pongono: “Se don Lesmo, prete riconosciuto come un ottimo prete, è rimasto ‘ingabbiato’ dentro la pedofilia, quanti altri preti che non godono magari di buona fama sono preti pedofili?” e ancora: “La pedofilia dei preti è una patologia o un ‘vizio’?”.Cerco di rispondere alla meno peggio a quest’ultima domanda. Parrebbe che la pedofilia sia un vizio, ma, per fortuna e a mio parare, la maggior parte dei preti si tiene lontano da questa brutta abitudine. Tuttavia, i casi di pedofilia che hanno come protagonisti e responsabili i preti, sembra che aumentino sempre di più, tanto da far apparire la pedofilia clericaleuna “peste”.Sono, quindi, in Italia molti i preti pedofili e innumerevoli sono i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati: la denuncia è della rete “L’Abuso”, che riunisce le vittime dei preti pedofili. Una denuncia con tanto di mappa dettagliata di tutta la Penisola.La rete raggruppa tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla. “Si parla tanto della ‘grande rivoluzione’ di Papa Francesco ma su questo tema in realtà – dice ad Askanews, il portavoce della rete – stiamo parlando di presupposti per il futuro perché la nostra associazione riunisce quasi 500 vittime e tutte si lamentano di non essere state contattate o aiutate dalla Chiesa. Per il momento a neanche una di queste vittime la Chiesa ha prestato aiuto. Molti sacerdoti condannati dai tribunali ecclesiastici sono stati poi reintegrati e tante volte sono stati reintegrati anche quelli condannati dai tribunali civili”. Mi è lecito porre un’ulteriore domanda: “cosa può fare un vescovo o un superiore religioso (almeno che non sia egli stesso un pedofilo e in tal caso non gli resterebbe altra possibilità se non di immediatamente dimettersi ),per aiutare i preti che, vuoi per il tipo di formazione avuta prettamente sessuofobica, vuoi per altri motivi che non sto qui a esaminare, vuoi per la possibilità che hanno di accostarsi ai bambini, dinnanzi ai quali possono diventare facili prede dell’«intenerimento sessuale»,sentono o percepiscono, verso di loro, una determinata «attrazione»?Da quel che mi risulta, fino ad oggi, a tal riguardo nulla si è fatto. All’interno delle gerarchie cattoliche, infatti, questi altarini sono ben conosciuti, figuriamoci: l’istituzione ecclesiastica ha avuto due millenni di tempo per imparare a mettere a nudo le altrui, diciamo così, “difficoltà dell’anima”… e preferisce con un fitto velo di omertà le magagne esistenti al proprio interno e, quindi, nulla o poco fa per aiutare i preti pedofili o quelli a rischio di pedofilia. Eppure basterebbe costituire delle commissioni formate da psicologi, psicanalisti, che, con la massima riservatezza possibile, si rendano disponibili a prestare il necessario aiuto. Avverràtutto questo o saranno individuati altri strumenti per liberare i preti da questo “vizio” che grida vendetta al cospetto di Dio”? Non lo so ma lo spero.

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