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Strage a Istanbul, "Isis dietro l'attacco"

Istanbul – L’aeroporto Ataturk a Istanbul, teatro di un triplice attentato kamikaze nella notte che ha causato almeno 41 morti e 239 feriti, e’ tornato a operare dopo una chiusura di circa cinque ore, anche se per il momento i voli previsti sono pochi. Si è trattato dell’attentato piu’ letale nella metropoli turca, già colpita in diverse occasioni quest’anno. Il premier Binali Yildirim, che nella notte si è recato allo scalo, ha subito parlato ai giornalisti. Ancora non c’e’ stata alcuna rivendicazione, ma il premier turco ha puntato l’indice contro l’Isis: “Gli indizi puntano sul Daesh”, ha detto usando l’acronimo in arabo del gruppo terroristico. E in mattinata è emersa con forza la pista investigativa che conduce al jihadismo. Questa si compone di un ulteriore indizio: proprio ieri mattina il procuratore di Ankara aveva chiesto il rinvio a giudizio e la condanna a più di 100 ergastoli per 27 miliziani, accusati di aver pianificato le stragi di Suruc e di Ankara, nelle quali lo scorso 20 luglio e 10 ottobre scorso persero la vita rispettivamente 31 e 103 persone. Tra gli accusati solo dieci si trovano in carcere. L’altro movente potrebbe avere a che fare con le relazioni tra Mosca e Ankara e tra Ankara e Israele, entrambe avviate verso la normalizzazione tra domenica e lunedi’ scorso.

Tra l’altro i servizi segreti turchi tre settimane fa avevano diffuso un allarme relativo a un potenziale attacco da parte dell’Isis a Istanbul. A rivelarlo Hande Firat, giornalista della tv Dogan, secondo cui l’intelligence turca avrebbe mandato un’informativa alle istituzioni e organi competenti. Tra i potenziali obiettivi indicati figurava anche l’aeroporto Ataturk.

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Emerge una prima ricostruzione di quanto accaduto nell’aeroporto. Almeno uno dei tre attentatoti kamikaze ha aperto il fuoco con un kalashnikov dopo essersi opposto a un controllo di documenti da parte della polizia. Poi si e’ fatto esplodere. Gli altri due attentatori avrebbero sparato ma senza servirsi di armi automatiche. Finora non è stato effettuato alcun arresto. Il commando, riportano i media locali, era composto solo da tre unità. Le esplosioni hanno avuto luogo appena fuori l’area degli arrivi dei voli internazionali, fuori dal gate B e in prossimità del parcheggio. L’autopsia sul cadavere uno degli attentatori e’ terminata da poco, il procuratore di Istanbul ha acquisito le informazioni e si attendono novità sull’identità del kamikaze che, in base alle prime indiscrezioni potrebbe anche non essere turco. L’aeroporto ha ripreso a funzionare questa mattina: nonostante ritardi e disservizi la situazione sta tornando alla normalità. Intanto sono state aumentate le misure di sicurezza presso l’altro aeroporto di Istanbul, Sabina Gokcen, situato nella parte asiatica della città. 

 

 

 

L’authority turca per le comunicazioni, intanto, ha emesso un comunicato con il quale si mette in guardia rispetto la condivisione di immagini relative all’attentato, che viene considerata un reato. Non e’ un caso che da ieri sera i social network viaggino a rilento, rendendo di fatto difficilissime sia le condivisioni che semplici visualizzazioni. Oltre a quella espressa dal governo, condanna unanime e’ arrivata anche da parte degli altri partiti in parlamento, alcuni dei quali non hanno risparmiato critiche all’esecutivo accusandolo di negligenza nella prevenzione degli attacchi e nella gestione di intelligence e apparati di sicurezza.

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Intanto iniziano a emergere dettagli sulle vittime della strage. Le autorità turche hanno identificato anche 13 stranieri: 5 sauditi, 2 iracheni, un tunisino, un uzbeco, un cinese, un iraniano, un ucraino e un giordano. E si e’ saputo che proprio nelle concitate fasi dell’attacco, all’Ataturk Airport stava atterrando l’aereo che portava il premier albanese, in Turchia per una visita di Stato. Il premier Edi Rama e’ atterrato pochi minuti dopo l’attacco, accompagnato dal ministro delle finanze, Arben Ahmetaj. Rama, messo in sicurezza, ha trasmesso su Twitter il suo profondo dolore per le “vittime innocenti dell’atto barbarico”, compiuto -ha aggiunto- da “gente senza Dio, senza speranza e senza alcun posto tra le genti”. (AGI) 

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