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Strage al teatro Dubrovka, 14 anni dopo non c'è ancora giustizia

di Marta Allevato

Mosca – La recita del requiem, un minuto di silenzio, la lettura dei 130 nomi delle vittime davanti al luogo della strage e poi il lancio di altrettanti palloncini bianchi in aria. Così da 14 anni, ogni 26 ottobre, Mosca ricorda il drammatico epilogo della crisi al teatro Dubrovka. Alla commemorazione partecipano non solo i famigliari delle vittime, ma anche i superstiti del sequestro di oltre 800 persone, iniziato il 23 ottobre 2002, durante il musical Nord-Ost, ad opera di un commando di terroristi ceceni, guidati da Movsar Barayev. I sequestratori, armati di granate e con indosso cariche esplosive, minacciavano di uccidere gli ostaggi se le forze armate russe non si fossero immediatamente ritirate dalla Cecenia. La crisi si concluse dopo tre giorni, con le forze speciali russe che immisero nel sistema di ventilazione un agente chimico che uccise 39 terroristi, ma anche 130 ostaggi, tra cui 10 bambini.

L’INCHIESTA UFFICIALE

L’inchiesta sull’accaduto si è occupata solo dei terroristi e dei loro complici, mentre i parenti delle vittime chiedono ancora che le autorità chiariscano la natura dell’agente chimico utilizzato dalle forze speciali e che spieghino se fossero consapevoli dell’alto rischio di compiere una strage. Nelle indagini e nel processo ai terroristi, dal 2003 al 2006, sono state condannate cinque persone in un modo o nell’altro collegate ai sequestratori. Due di loro sono ancora a piede libero, ricorda il sito di informazione Slon.ru: si tratta di Zaurbek Talkhigov, riconosciuto colpevole di aver trasmesso ai terroristi per telefono la posizione dei cecchini e il poliziotto Igor Alyamkin, condannato per aver fornito assistenza logistica a uno dei sequestratori.

Nel 2007, l’ufficio del pubblico ministero sospee le indagini. Non si riuscivano a trovare due dei presunti complici: Hasan Zakayev, poi arrestato nel 2014 in Crimea dove aveva cercato di scappare dall’Ucraina con passaporto falso, e Gerikhan Dudayev, ancora latitante. Zakayev apparirà il prossimo 2 novembre davanti alla Corte distrettuale militare di Mosca. E’ accusato di organizzazione di attentati e sequestro di persona, tentato omicidio e possesso di armi; secondo gli inquirenti, avrebbe organizzato il trasferimento di armi e terroristi a Mosca per l’attentato al Dubrovka, rivendicato poi dal guerrigliero separatista ceceno Shamil Basayev, ucciso dai russi nel 2006.

LE RESPONSABILITA’ DELLE AUTORITA’

L’inchiesta che il pubblico ministero di Mosca ha condotto per i tre anni e mezzo successivi alla strage non ha chiarito la natura dell’agente chimico che ha ucciso gli ostaggi e neppure il numero e i nomi degli ufficiali che hanno preso la decisione del blitz. Le autorità hanno sempre rifiutato di associare il gran numero di vittime all’uso del misterioso gas. Nelle carte delle indagini, è stato certificato che gli ostaggi sono morti per “malattie croniche aggravate”. I parenti delle vittime e i superstiti, molti rimasti invalidi, hanno cercato di ottenere un procedimento penale per negligenza nei confronti dei funzionari responsabili della sicurezza e dei soccorsi in quei giorni; nessuno allora, per esempio, ha fornito l’antidoto necessario per salvare chi aveva inalato il gas letale e nessuno aveva spiegato  ai medici come trattare i superstiti. L’unico verdetto ottenuto aveva stabilito un grande risarcimento per i parenti di una delle vittime, ma é stato ribaltato in appello: per la Corte Suprema non bisognava pagare oltre i 100.000 rubli (oggi un po’ meno di 1.5000 euro) per ogni ostaggio morto. Le famiglie si sono, così, rivolte alla Corte europea dei diritti dell’uomo con la richiesta di un equo risarcimento da parte della Russia e il riconoscimento delle responsabilità delle autorità nel blitz. Nel 2011, per le 63 persone che avevano presentato appello, la Corte ha stabilito un risarcimento totale di di 1,3 milioni di euro e che le autorità avevano il diritto di compiere il blitz e usare il gas, ma allo steso tempo il verdetto ha evidenziato gravi manchevolezze nelle operazioni di soccorso e ha condannato il fatto che non sono state condotte le necessarie indagini sulle azioni dei funzionari. La sentenza della Corte non è stata tenuta in considerazione dal Comitato investigativo russo, che – usando il segreto di Stato – non ha mai aperto un procedimento penale nei confronti del personale operativo in quei giorni.

Secondo un’inchiesta del giornale Novaya Gazeta, a guidare le operazioni al Dubrovka era il vice capo dei servizi segreti (Fsb), Vladimir Pronichev, in seguito insignito del titolo di ‘eroe della Russia’. Pochi anni fa, il presidente russo, Vladimir Putin, ha raccontato che gli attentati alla scuola di Beslan (2004, 335 vittime tra cui 186 bambini) e al teatro Dubrovka sono stati i momenti piu’ difficili di tutti gli anni della sua presidenza. (AGI) 

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