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Su cosa indagava la giornalista maltese uccisa da un'autobomba

Una potente esplosione, e la macchina che viene scagliata fuori strada. Tanto è servito a fermare Daphne Caruana Galizia, la giornalista d’inchiesta maltese morta il 16 ottobre alle 3 del pomeriggio in un attentato vicino alla sua casa a Bidnija, villaggio nel nord dell’isola. Galizia era una voce scomoda a Malta, per le istituzioni, le banche e il governo laburista, investito dagli scandali e di cui la giornalista ha scritto più di chiunque altro. Collaboratrice del Malta Independent e del Times, Galizia, 53 anni, è la creatrice del blog Running Commentary, punto di riferimento indipendente del giornalismo maltese. Un sito da 400mila lettori, in un’isola da 445mila abitanti.

La macchina a noleggio, una Peugeot 108, è esplosa fuori dalla casa di Galizia, attirando l’attenzione del figlio, Matthew, giornalista anche lui, e membro dell’International Consortium of Investigative Journalism (Icij, Consorzio internazionale del giornalismo investigativo), che l’anno scorso ha vinto il Premio Pulitzer per i Panama Papers, che hanno investito il governo maltese, e soprattutto il Primo Ministro Joseph Muscat, come un uragano.

In una conferenza stampa il Primo Ministro ha definito l’omicidio di Daphne Galizia un gesto barbarico. “Tutti sanno che Caruana Galizia era una delle mie più aggressive detrattrici, sia dal punto di visto politico che personale”, ha detto il Premier, per poi ribadire che non possono esserci giustificazioni di sorta per quanto accaduto, come riportato dalla Bbc.

This is a spiteful attack on a citizen and freedom of expression. I will not rest until justice is done. The country deserves justice -JM

— Joseph Muscat (@JosephMuscat_JM) October 16, 2017

L’inchiesta contro la moglie del premier

In un’inchiesta nata dai Panama Papers – documenti sottratti a uno studio panamense specializzato nella creazione di società offshore e resi pubblici da un whistleblower – Galizia aveva accusato la moglie di Muscat di essere beneficiaria della Englar Inc, società con sede nello Stato centroamericano, attraverso la quale avrebbe ricevuto finanziamenti illeciti dal governo dell’Azerbaijan. Grazie ai documenti pubblicati dalla giornalista nell’aprile del 2017 si è appreso che la Englar Inc riceveva finanziamenti nell’ordine di milioni di dollari dalla Sahra Fzco, società intestata alla figlia del dittatore azero Ilham Aliyev, Leyla, e incorporata negli Emirati Arabi Uniti. Secondo Daphne Caruana Galizia le ‘regalie’ sarebbero da collegarsi ai numerosi accordi commerciali stretti tra Malta e l’Azerbaijan.

In un post pubblicato il venti aprile di quest’anno, Galizia scriveva sul suo blog: “Nel marzo dello scorso anno, Al Sahra FZCO – una società della zona franca di Dubai – ha effettuato un singolo pagamento di 1 milioni di dollari a Egrant Inc, società costituita a Panama nel 2013. L’operazione, che è stata descritta come un ‘prestito’, è stata fatta dal conto della Al Sahra presso la Pilatus Bank a Malta, su un conto che la Egrant Inc detiene in una banca di Dubai. Questo non è l’unico ‘prestito’ che la Egrant Inc ha ricevuto dalla Al Sahra FZCO, ma il più grande in un’unica transazione. Altri ‘prestiti’ ammontavano a circa 100mila dollari ciascuno e arrivavano due volte alla settimana, per diverse settimane, a gennaio, febbraio e marzo dello scorso anno”.

Il governo è costretto a chiedere la fiducia e l’affaire maltese diventa un caso internazionale

Le rivelazioni fatte dalla giornalista avevano costretto Muscat a indire nuove elezioni, nelle quali tuttavia è stato confermato alla guida del governo. Poco dopo la pubblicazione della notizia sulla offshore panamense della moglie del premier, a maggio l’Espresso scriveva, “i giornalisti delle maggiori testate locali sono andati sotto la sede maltese della Pilatus Bank, la banca presso cui la Egrant aveva aperto il conto corrente. E hanno filmato una scena che ha fatto il giro delle tv dell’isola: il proprietario e presidente della banca, l’iraniano Seyed Ali Sadr Hasheminejad, usciva dalla porta secondaria dell’istituto di credito con delle grosse valigie in mano”, suggerendo che potesse essere un tentativo di sottrarre i documenti che dimostrerebbero il legame tra l’Azerbaijan e la moglie del premier maltese Muscat.

L’ultimo post della giornalista

Nel suo ultimo post sul Running Commentary, venticinque minuti prima di morire, Caruana Galizia si è scagliata contro Keith Schembri, braccio destro di Muscat, che in giornata ha testimoniato durante il processo per corruzione scaturito dalla pubblicazione dei Panama Papers: “Schembri sostiene di non essere corrotto, nonostante abbia fondato una società segreta a Panama insieme al ministro Konrad Mizzi e al signor Egrant, pochi giorni dopo che i laburisti hanno vinto le elezioni nel 2013, nascondendola in un fondo fiduciario super segreto in Nuova Zelanda, e poi girando il mondo a caccia di banche losche che li prendessero come clienti”. Dopo le rivelazioni fatte dalla giornalista, il premier maltese le aveva fatto causa per diffamazione.

La solidarietà per la morte di Daphne Caruana Galizia si mischia alla frustrazione e all’orrore per quanto accaduto. Il gesto è stato condannato da tutti nel più piccolo degli Stati europei, a partire dallo stesso Muscat. Tuttavia sui social corrono le accuse di quanti sono convinti che dietro l’attentato a Galizia ci siano dei sostenitori del premier, anche se secondo le autorità ancora non ci sono elementi che possano portare a sospetti. Caruana Galizia aveva denunciato recentemente di aver ricevuto delle minacce, come riportato dal Guardian.

The investigation into the murder of Daphne Caruana Galizia “must be thorough, credible and timely.” @RobertMMahoney https://t.co/6tqRV3c0a1 pic.twitter.com/me24AaxTgv

— CPJ (@pressfreedom) October 16, 2017

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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