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Su quali punti programmatici Di Maio e Salvini possono trovare un accordo

Chiusura di Equitalia, abolizione della Legge Fornero, modifica della Buona scuola, contrasto all’immigrazione clandestina. In campagna elettorale hanno speso parole contro gli inciuci della vecchia politica, e anche dopo il voto del 4 marzo Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno escluso la possibilità di un’intesa per andare insieme al governo. Prese di posizione ribadite più volte anche dopo l’elezione dei presidenti del Senato e della Camera, frutto – quelle sì – di accordi e veti incrociati. Mettendo a confronto i programmi presentati agli elettori dalla Lega e dal Movimento 5 stelle i punti di convergenza però non sono pochi, a partire dal tema delle pensioni.

Pensioni

Per il Carroccio si devono reintrodurre le pensioni di anzianità e la quota 100 (la somma tra l’età anagrafica e l’età contributiva) abolendo la legge Fornero, per i ‘grillini’ la riforma approvata dal parlamento sotto il governo Monti si deve invece “superare”, tagliando anche le pensioni d’oro e portando quelle minime a 780 euro, contro i 1.000 di Salvini e centrodestra. Anche sul tema del taglio dei costi della politica, evocati da ultimo dal neo presidente della Camera, Roberto Fico, durante il discorso di insediamento, le comunanze non mancano, così come sul lavoro. Di Maio vuole reintrodurre l’articolo 18, Salvini – che ha sempre criticato la misura contenuta nel Jobs act del governo Renzi – spinge anche sul varo del salario minimo.

L’Europa

Parità di vedute anche sul rapporto con l’Europa, nei confronti delle politiche di austerità e sulla proposta di superare il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil per trovare risorse per concedere più aiuti alle famiglie e alle imprese. In entrambi i programmi si chiede poi la modifica dei Trattati e si annuncia l’intenzione di portare il Paese a contare di più nel contesto europeo.

Immigrazione

Sul tema dell’immigrazione – uno degli argomenti più dibattuti durante le settimane precedenti al voto – le posizioni non sono molto dissimili. Sul fatto che i migranti irregolari vadano rimpatriati, nessuno dei due ha dubbi e se la Lega propone il potenziamento dei centri di identificazione ed espulsione e intese con i paesi di provenienza dei migranti per scoraggiare le partenze, il Movimento propone (tra le altre misure) il superamento del regolamento di Dublino “perché il meccanismo di redistribuzione dei migranti deve essere automatico e obbligatorio”.

Fisco

Sul capitolo tasse si registrano invece divergenze di rilievo, ma l’obiettivo di abbattere la pressione fiscale e’ comune. La Lega vuole la flat tax e una no tax area per chi guadagna fino a 12mila euro annui. Una misura, la prima, criticata dagli M5s che invece propongono una rimodulazione verso il basso delle aliquote dell’Irpef e niente tasse per chi percepisce fino a 10mila euro. Divergenze anche sulle politiche di sostegno. Il Movimento 5 stelle insiste con il reddito di cittadinanza, la Lega lo boccia e oppone il reddito di dignità. “L’importante è che non ci sia una legge che ti paga se stai a casa”, ha confermato proprio oggi Salvini che ha poi aggiunto: “Quando la capiremo ne parleremo”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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