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Sud Sudan, tiene il cessate il fuoco

Juba – Fragile cessate il fuoco in Sud Sudan: le armi tacciono dopo che lunedì sera il presidente Salva Kiir e il suo rivale, il vicepresidente Riek Machar, hano ordinato la sospensione delle ostilità dopo quattro giorni di scontri nella capitale Juba che hanno insanguinato il quinto anniversario dell’indipendenza del poverissimo Stato africano, il più giovane del mondo. I voli restano però sospesi e i Paesi stranieri continuano a raccomandare ai propri cittadini di restare nelle proprie abitazioni. 

I morti sarebbero almeno 300 nei combattimenti fra le truppe governative fedeli al presidente Salva Kiir Mayardit, di etnia dinka, e gli ex ribelli di etnia nuer che appoggiano il primo vicepresidente Riek Machar, allontanato nel 2013 dalle sue funzioni con l’acusa di tramare un golpe ma richiamato in patria ad aprile per evitare tensioni e scontri. L’Onuha aggiornato il bilancio degli sfollati per i combattimenti degli ultimi giorni nella capitale a 36.000.

Tra le due fazioni è in corso un conflitto che dal dicembre 2013 ha fatto quasi 50.000 morti, con 2,3 milioni di profughi nei Paesi limitrofi e un sudsudanese su cinque costretto a lasciare la propria casa. In ben 11milioni patiscono la fame. L’accordo di pace dell’agosto scorso, l’ultimo di una serie di intese, non è riuscito a fermare la guerra, causando una gravissima crisi umanitaria in un Paese già poverissimo malgrado le ingenti riserve petrolifere. Ad aprile, Machar era tornato a Juba come vice presidente nell’ambito di un governo di unità nazionale che non è riuscito a portare stabilità e sicurezza.

Domenica il Consiglio di sicurezza dell’Onu aveva votato all’unanimità una risoluzione per chiedere l’immediata cessazione di ogni violenza nel Paese africano, condannando “nel modo più forte” i combattimenti ed esprimendo “shock e indignazione” per le violenze. Nella missione Onu (Minuss) di Jebel hanno trovato temporaneo rifugio circa 30.000 civili e domenica è stato ucciso un casco blu cinese.

Dopo la secessione del 2011 dal Sudan, è scoppiata la rivalità tra Kiir e Machir per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (Splm). Grazie anche alle forti pressioni regionali, i due nemici e le loro truppe hanno cercato di convivere nella capitale, ma una parte dei loro uomini vuole la guerra a oltranza. . Le forze fedeli a Machar sono numericamente inferiori e dotate di armi meno potenti rispetto alle forze governative che hanno reclutato altri uomini e acquistato diversi elicotteri. Il timore è che il conflitto possa estendersi ad atre regioni del Paese e che riprendano abusi e atrocità perpetrati tra il 2013 e il 2015, trasformandosi in un vero e proprio massacro. (AGI)

 

 
 
   
   
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