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Sui migranti un'intesa piccola piccola

L’euforia per l’accordo sui migranti raggiunto nella notte dai leader europei si dissolve poche ore dopo l’alba. L’intesa di principio sul tema immigrazione, messa nero su bianco nel documento finale del Consiglio europeo e basata nei punti chiave sulla ‘volontarietà’ degli Stati membri a farsi carico di un pezzo di responsabilità, regge poche ore e si infrange proprio sulla disponibilità dei partner a darsi reciprocamente una mano.

Niente hotspot in Francia

Le prime crepe si intravedono al mattino, in particolare sul punto delle conclusioni che prevede la creazione su base volontaria di centri per l’accoglienza. Il presidente francese Emmanuel Macron, che fino a poche ore prima aveva fatto sponda con il governo italiano, chiarisce che “i centri sorvegliati di accoglienza in Ue su base volontaria vanno fatti nei Paesi di primo ingresso, quindi sta a loro dire se sono candidati ad aprire questi centri”. E la Francia, chiarisce, non ospiterà i centri per i migranti dato che non è un Paese di primo approdo”. Insomma, Dublino rimane.

Gli fa eco poco dopo lo spagnolo Pedro Sanchez: “I nuovi centri per migranti in Spagna? No, noi li abbiamo già e funzionano benissimo”, dice. Un doppio ‘no’ interno che si somma alla indisponibilità già espressa nei giorni scorsi dei paesi del Nord Africa (Libia, Tunisia, Marocco, Algeria) a creare hot spot sul loro territorio. Del resto anche l’Italia per il momento non ha intenzione di andare avanti su questa strada: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla domanda dei giornalisti risponde che “il governo non ha dato la sua disponibilità”. E smentisce Macron sul no della Francia alla presenza di centri sul proprio territorio, sostenendo che l’inquilino dell’Eliseo fosse “stanco”.

La redistribuzione resta su base ‘volontaria’

L’Italia – che era arrivata a Bruxelles minacciando il veto e chiedendo un “cambio radicale” della politica europea sulle migrazioni, il superamento di Dublino e il principio della responsabilità del paese di primo ingresso – non sembra avere raccolto. Ma le conclusioni del vertice sembrano andare in un’altra direzione: I migranti salvati in mare a norma del diritto internazionale, “dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria”, si legge nel documento.

La volontarietà è anche il principio che ispira la distribuzione dei migranti: “Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, dicono le conclusioni. E ancora, resta in vigore Dublino, e quindi si conferma la responsabilità del Paese di primo ingresso, che i 27 cercano un ‘consenso’ per modificare ma che in realtà sembra seppellito a causa dell’opposizione dei paesi di Visegrad, che non a caso cantano vittoria. Quanto alla la richiesta di più soldi per il fondo Africa, arrivano 500 milioni presi dal fondo di sviluppo Fes. Gli Stati membri ” sono invitati a contribuire ulteriormente al Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa al fine di rialimentarlo”.

Anche Merkel ottiene il minimo sindacale

Angela Merkel intanto, raccoglie il risultato minimo necessario per tornare in patria senza subire lo scacco dell’alleato avversario bavarese Horst Seehofer e come anticipato alla vigilia inizia a tessere la tela bilaterale sul fronte dei movimenti secondari: La Germania ha raggiunto “un accordo di riammissione sui movimenti secondari con la Grecia e la Spagna, ma non con l’Italia. Ne ridiscuteremo insieme alla possibilità che la Germania accetti, su base volontaria, di partecipare alla redistribuzione dei rifugiati che arrivano in Italia”, dice la cancelliera. E che l’intesa sui migranti chiusa a Bruxelles non sia esattamente una svolta lo riconosce il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, secondo cui “non si può parlare di un successo”. Alla domanda dei giornalisti che chiedono come aiutare l’Italia dopo la presa di distanza di diversi paesi Ue sui centri di accoglienza e in particolare alle parole di Macron, chiarisce senza equivoci: “L’unico modo per aiutare l’Italia e la Grecia, l’unico metodo, è quello di fermare o ridurre le migrazioni illegali alle nostre frontiere esterne”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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