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Suicidio Bonello, il mistero del fascicolo manomesso

10543858_808427615842587_1658477897_n SAVONA.

Parte di documentazione sparita, o quanto meno non ritrovata, nel fascicolo di Luisa Bonello tenuto in questura per l’ottenimento del porto d’armi.

È uno degli aspetti cardini su cui sta procedendo l’inchiesta della procura sulla morte per suicidio della dottoressa savonese e nella quale è indagato – l’unico al momento – l’ispettore della polizia postale Alberto Bonvicini.

Il sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro da settimane è al lavoro per fare luce sulla vita della Bonello e sulle possibili ragioni che l’avrebbero portata a spararsi un colpo di pistola alla testa e questo aspetto, apparentemente secondario, non l’avrebbe convinto.

Come mai quei documenti non si trovano o, meglio, sono stati recuperati alla Asl ma non erano nel fascicolo?

Chi eventualmente può aver messo mano nel fascicolo?

Oppure più semplicemente non sono stati presentati al momento della richiesta?

L’unica certezza in mano agli inquirenti della squadra mobile sarebbe l’incompletezza della pratica, oltre alla necessità di verificare a ritroso la bontà di tutti i certificati medici rilasciati alla dottoressa savonese per poter ottenere il permesso di andare a sparare al poligono di tiro e detenere nella sua casa di via Genova un autentico arsenale fatto di almeno cinque carabine che sono state poste sotto sequestro nelle ore immediatamente successive il gesto mortale.

In queste settimane sono stati ascoltati in veste di persone informate sui fatti i vari professionisti che di volta in volta hanno firmato i certificati medici, mentre in questura il vice questore vicario Rosalba Garello e il suo vice Satariano hanno approfondito l’argomento all’interno dell’ufficio armi della questura.

L’ispettore Bonvicini resta l’unica persona iscritta sul registro degli indagati per circonvenzione d’incapace, mentre la primaria imputazione di istigazione al suicidio è stata assorbita da quest’ultima.

Qualcuno però, alla luce delle condizioni di salute di Luisa Bonello certificate, poteva intervenire facendo sospendere il porto d’armi?

Secondo la procura sì ed è proprio in quella direzione che si sta spostando l’inchiesta.

Non è un caso che i contatti tra procura e vertici della questura si siano infittiti negli ultimi periodi. Il coinvolgimento del responsabile della polizia posta le savonese sicuramente ha destato scalpore e sconcerto negli ambienti giudiziari e delle forze dell’ordine dove Bonvicini (attualmente in malattia) è molto conosciuto.

Il sequestro preventivo della Lamborghini in possesso di Alberto Bonvicini è stato l’atto eclatante di un’inchiesta che sembra ancora tutt’altro che chiusa e che attraversa qualche giorno di stand by.

Il pm Ferro e gli uomini della mobile stanno valutando tutti gli aspetti usciti dal lunghissimo interrogatorio( oltre tre ore e mezzo) dell’ispettore di polizia per individuare eventuali profili di colpevolezza a carico di altre persone. Davanti al magistrato, comunque, Bonvicini avrebbe ammesso drammaticamente di essersi accorto dello stato psichico alterato della Bonello.

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