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Sul caso Consip volano stracci tra Pd e scissionisti

Mercoledì Mdp (Democratici progressisti) non voterà la mozione di sfiducia dei pentastellati contro Lotti ma la decisione di presentarne una di censura per chiedere a Gentiloni di far far fare un passo indietro al ministro dello Sport accende nuovamente lo scontro con il Pd. “Non arriverà nemmeno in Aula e comunque non prima delle primarie”, osservano fonti dem. Lo stesso capogruppo al Senato Zanda è tranchant: “Quando la mozione di Mdp verrà posta all’ordine del giorno del Senato la rigetteremo”.

Mdp a Gentiloni, “tolga le deleghe a Lotti”

Il Movimento dei democratici e progressisti denuncia sulla vicenda Consip “i comportamenti familistici e clientelari nella gestione del potere”, chiede al premier di togliere all’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ogni delega. “Non è necessario attendere – si legge nel documento – che la giustizia faccia il suo corso per rendersi conto di come nella vicenda Consip la commistione tra affari e politica abbia dato luogo a un intreccio dannoso per l’autorevolezza e la rispettabilità delle istituzioni”. I renziani chiamano in causa anche chi al momento ricopre incarichi designati dall’esecutivo: “Qualcosa è cambiato. Il partito di Vasco Errani chiede le dimissioni di Luca Lotti”, sottolinea il senatore Marcucci. Il partito del Nazareno punta il dito contro gli scissionisti pronti ad accusare i dem di voler stringere un nuovo patto con Forza Italia per salvare il ministro. 

L’intesa tra Renzi e Gentiloni resta salda

Spenti i fari sul Lingotto, continua dunque la battaglia a sinistra. Con scambi di accuse anche tra Emiliano e Orlando mentre Renzi (500 sono le adesioni al documento a sostegno della sua candidatura) punta a superare largamente il 50% dei voti e rilancia: “Dopo scandali e chiacchiere è tornata la politica”. Domenica a margine della kermesse di Torino Renzi e Gentiloni hanno parlato a lungo dietro le quinte. Confermando l’immagine del solido rapporto tra i due, sottolineato anche dal presidente del Consiglio.

Per il governo resta da sciogliere il nodo del Def

Ma con l’allungamento dei tempi della legislatura il Pd punta a far sentire la sua voce sull’agenda di governo. Questa sera (martedì) dopo i lavori in Aula è previsto il primo confronto tra il premier Gentiloni e il gruppo dem alla Camera (la settimana prossima la riunione con i senatori): riflettori puntati soprattutto sul Def e contestualmente sull’aggiustamento dei conti pubblici, così come richiesto da Bruxelles, in previsione della prossima legge di stabilità.

I funzionari di palazzo Chigi insieme allo staff del ministro Padoan stanno lavorando sul provvedimento economico ma i vertici del Pd puntano a far sì che le carte vengano svelate dopo le primarie. Il premier ha già detto di voler intervenire sul cuneo fiscale mentre Renzi, spiegano alcuni suoi fedelissimi, preferirebbe che si agisse non sul lavoro dipendente ma sul lavoro autonomo e sulle partite Iva, anche per togliere sacche di consenso a Grillo. 

Dal biotestamento allo ius soli, i temi sul tavolo

Nelle settimane scorse i renziani hanno espresso tutte le loro perplessità su un possibile aumento delle tasse e il tema dovrebbe essere riproposto nella riunione di questa sera, al pari del capitolo privatizzazioni. Sul tavolo anche gli altri provvedimenti sul tappeto: dal testamento biologico allo ius soli, dal tema sicurezza (oggi le Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera hanno approvato un emendamento del governo al decreto sicurezza che sblocca il turnover della polizia locale) alla riforma del processo penale, dalle misure sul terremoto a quelle sui voucher (mercoledì Mdp chiederà al governo di calendarizzare il referendum).

Sullo sfondo poi il tema delle alleanze e della legge elettorale. Pisapia ha invitato il Pd a cambiare interlocutore, mentre gli alfaniani si apprestano a costituire un altro soggetto, autonomo (si dovrebbe chiamare patto dei moderati o unione dei moderati) e sono determinati ad evitare che il governo subisca “uno sbilanciamento a sinistra”. Ncd si scioglierà il 18: apertura a Casini, Tosi, anche a Parisi e a chi vuole tenere la barra al centro. E aperture – anche da parte di Alfano – su primarie per la futura leadership e su nuove regole. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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