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Sul fine vita si può davvero essere liberi?

ANTONELLA BORALEVI –

Papa Francesco ha buttato una bomba sulla discussione sul fine vita. Ha ribadito con forza quello che anche il catechismo dice. Ovvero che una cosa è la “volontà di procurare la morte” e un’altra la accettazione “ di non poterla impedire”. Ha dunque, io credo, parlato dell’accanimento terapeutico, dicendo che “in casi ben determinati è lecito astenersene”, citando Pio XII.

Ma il punto fondamentale dell’intervento di Papa Bergoglio , secondo me. è un altro. E’ l’idea che al centro di questo dibattito c’è il malato. Vorrei scriverlo con la maiuscola: Malato. “Sarà il malato” dice il Papa, “a valutare.” Il Malato ,“se ne ha la competenza e la capacità”. E se il Malato è in coma? Nella discussione sul Fine vita mi colpisce e mi inquieta proprio questo. Una domanda che va insieme al famoso “testamento biologico” che il Parlamento dovrebbe discutere, pare, entro dicembre. Chi decide per il Malato se è in coma? Sembrerebbe che dal Papa arrivi la risposta “i medici” e “con saggezza”. Ma la Legge che forse avremo dice che ,invece, sarà il Sano a decidere cosa vuole fare da Malato.

Abbiamo letto molte testimonianze di persone che si sono risvegliate dal coma . Ho fissa nella mente la storia , a mio parere agghiacciante, di un uomo sudafricano, Martin Pistorius, che si è risvegliato dal coma dopo 12 anni e ha raccontato “dal letto vedevo e sentivo tutto”. Senza poter parlare, senza poter in alcun modo comunicare. Se Pistorius avesse visto i medici staccargli la spina, perchè da Sano aveva lasciato scritto di non voler vivere in stato vegetativo, cosa avrebbe provato? Noi non l’avremmo mai saputo, che lui guardava la sua morte. Non è accaduto solo a lui, di essere vigile a dispetto dei report dei macchinari.E se accadesse ad altri?

 

Il cervello, lo dicono i neuroscienziati e i neurochirurghi, ci è ancora sconosciuto per oltre il 90% delle sue funzionalità. Ha senso che il Sano decida a priori per quando sarà Malato? Sì, se nel momento in cui firma il suo testamento biologico, il Sano sa che sceglie di rinunciare al suo diritto di cambiare idea. E non dovremmo, in questa discussione etica, tenere conto anche del vantaggio economico che procura ,in termini di risparmio della Spesa sanitaria e di tutela emotiva dei parenti, staccare la spina?

 

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