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Sulla Procura di Milano il dossier avvelenato dei ‘servizi segreti’ di Cl

imageUna falsa accusa contro il pm Robledo. Basato sulle parole di un’amica di Formigoni. E archiviato dal suo capo senza avvertirlo. Ecco l’ultimo fronte della guerra nella procura più calda d’Italia.

Nel menù del grande scontro fra magistrati che sta lacerando la procura di Milano, ci mancavano solo le polpette avvelenate dei servizi segreti di Cl.

“L’Espresso” nel numero in edicola domani rivela che la Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta su una manovra diretta a screditare il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, capo dei pm milanesi anti-corruzione, accusandolo falsamente di spifferare scottanti segreti investigativi ad amici ed estranei.

L’indagine, in corso da mesi, è condotta personalmente dal pm Fabio Salamone e il reato ipotizzato è la calunnia ai danni di Robledo: il magistrato bresciano ha già accertato la totale falsità delle insinuazioni contro il collega, che furono travasate anche in un dossier diffamatorio spuntato a sorpresa negli archivi della stessa procura di Milano.

Ora l’inchiesta continua, per smascherare non solo gli effettivi esecutori, ma anche i possibili mandanti dell’operazione di dossieraggio.

Alfredo Robledo è l’alto magistrato che, con una iniziativa senza precedenti, ha denunciato il suo procuratore capo, Edmondo Bruti Liberati, accusandolo di averlo escluso da una serie di indagini di sua competenza, per privilegiare altri pm. Non tutte le carte però sono ancora sul tavolo.

Tra gli “ulteriori episodi” considerati più gravi, ora spunta la manovra calunniatoria. Tutto parte da una relazione di servizio scritta da un maresciallo della procura, fino a prova contraria in buona fede, con amicizie tra ex colleghi ora distaccati nei servizi segreti.

Tra molte dichiarazioni dubbie e tutte da verificare, salta fuori un’accusa diretta a Robledo: il magistrato, giocando a golf in allegria con amici, si lascerebbe scappare segreti investigativi che riguarderebbero perfino le indagini su Berlusconi. La relazione del maresciallo viene consegnata a un pm del dipartimento reati societari, Luigi Orsi, che la trasmette al procuratore Bruti Liberati, senza avvertire Robledo.

Secondo quanto ha potuto ricostruire “l’Espresso”, viene archiviato nel cosiddetto “modello 45”, tra i fascicoli che non contengono notizie di reato credibili. E proprio per questo non garantiscono la massima riservatezza.

Qualche mese dopo succede un imprevisto: a Milano finisce sotto inchiesta proprio la fonte: una dottoressa ciellina legatissima a Formigoni, che è stato addirittura suo testimone di nozze. Si tratta di Maria Vicario, una cardiologa del Niguarda inquisita proprio dalla procura di Milano con l’accusa di aver falsificato lettere di “raccomandazione”, in realtà inesistenti, da lei attribuite nientemeno che al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e al suo segretario generale.

Ora si scopre che la dottoressa Vicario, strumentalizzando il suo rapporto con la polizia giudiziaria, riusciva davvero a infilarsi nelle segrete stanze della Procura. E addirittura a partecipare ai brindisi tra magistrati organizzati nell’ufficio del procuratore per festeggiare un collega.

L’INCHIESTA INTEGRALE SULL’ESPRESSO IN EDICOLA DA VENERDI’ 28 MARZO

Fonte

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