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Sull'affaire Fincantieri una boxe politica tutta italiana

Scrive su Ytaly l’ambasciatore Giampaolo Scarante: “Se il nostro rapporto con la Francia fosse un incontro di pugilato, diremmo che il pugile italiano ha ricevuto in rapida successione dall’avversario francese tre colpi duri ed efficaci. Prima un gancio destro, la dichiarata volontà di Parigi di accogliere solo i migranti con qualifica di rifugiato, quando si sa che il grande problema con cui ci confrontiamo è proprio la lunghezza e la difficoltà del processo di identificazione; poi un gancio sinistro, l’incontro sulla Libia con l’esclusione dell’Italia, ma non solo (senza l’inviato speciale dell’Onu per la Libia Ghassan Salamé e senza l’Alto rappresentante per la politica estera della Ue l’italiana Federica Mogherini): e infine un uppercut, repentino e doloroso, la nazionalizzazione definita “provvisoria” dei cantieri Stx France, nonostante gli accordi intervenuti fra le parti e l’avallo politico all’operazione Fincantieri manifestato dal predecessore di Macron, il presidente François Hollande. Insomma tre colpi formidabili, che ci lasciano un po’ storditi”. Leggi qui il pezzo integrale  

Vero. Ma forse sul ring non ci sono soltanto Italia e Francia, Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron, per dire i due ‘campioni’ ufficiali. Nel match sono entrati altri attori, tutti italiani. Ma non alleati tra loro per buttare giù il francesce, quanto piuttosto intenti a darsele tra loro. Almeno sulla querelle Fincantieri-Stx. Parte il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda, da Capalbio dove era a presentare un libro. Su Fincantieri-Stx: “I francesi ci hanno chiesto una mano, la società era finita in mani coreane ed era a rischio di affondare. Fincantieri ha firmato un accordo con i francesi per il 66,6%. Poi in campagna elettorale Macron ha detto diversamente…Io senza il controllo non li prendo e lo diremo martedi. Ci vuole il controllo per gestire; c’è una questione di dignità nazionale e noi non ci spostiamo. Questo non è il gioco dell’asilo, dove si mostrano i muscoli. Si fa invece il gioco a chi è fermo sulla posizione”.

Macron alle corde? Ecco che sale Matteo Renzi, segretario del Pd ed ex premier, che però non ci pensa nemmeno a finire l’avversario francese. “L’offensiva di Macron? Non dirò nessuna parola contro il presidente della Francia che stimo politicamente e come statista. Lui fa l’interesse del suo Paese e lo fa con grande forza. Era prevedibile dopo il successo che ha ottenuto alle elezioni. Quando in Italia il Pd vinse con il 40% le elezioni europee andammo a Bruxelles con una forza diversa. Che è cambiata dopo il referendum”. Si legge sul Corriere della Sera, che ha seguito ieri Renzi alla Versiliana: “Sta facendo una battaglia su Fincantieri? Bene, le regole europee lo consentono Cerca rapporti con la Libia? Fa l’interesse della sua nazione. Tutto normale. In Europa le cose funzionano così. Noi, dopo aver stravinto con il 40% le Europee, ci siamo presi la flessibilità a sportellate. Eravamo forti e in Europa i rapporti di forza sono decisivi, hanno un peso importante”.

Ma quando il match sembra diventare Renzi vs Calenda sul rapporto con la Francia, l’ex premier parte di jab su Paolo Gentiloni, premier attuale, che sulla vicenda Fincantieri aveva preso una posizione chiara e ovvia. Dice Renzi (dalla Stampa): “Da me una parola contro Macron non l’avrete mai. Il presidente francese fa il suo interesse nazionale: il problema piuttosto è un governo italiano debole”. Ancora ad una domanda proprio sul governo Gentiloni: “Sta facendo bene. Ma la sconfitta al referendum, come avevo annunciato prima del voto, ha cambiato i rapporti di forza anche in Europa”. Prosegue, incalzato dal direttore Maurizio Molinari: “Abbiamo sempre detto che, dopo il referendum, l’Italia avrebbe attraversato un periodo di debolezza, soprattutto a livello internazionale. Quello che sta facendo Macron era prevedibile, non ho niente contro di lui. Il punto è che l’Italia deve andare a testa alta, noi ci siamo presi la flessibilità a sportellate, ma questo governo ha davanti cinque o sei mesi, e in Europa contano i rapporti di forza”. Non è colpa insomma di Gentiloni, ci tiene a chiarire (“avrà sempre la mia amicizia e il mio sostegno”) ma di un governo strutturalmente debole, se le tensioni si moltiplicano e Parigi sembra talvolta farci lo sgambetto, scrive ancora La Stampa. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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