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Svizzera, un referendum contro privatizzazione della moneta e finanzcapitalismo

di Enrico Grazzini

Il sistema capitalistico mondiale potrebbe essere completamente rivoluzionato non a causa delle insurrezioni popolari e della dittatura del proletariato ma grazie a un referendum svizzero. Il Consiglio Federale della Confederazione Elvetica ha deciso infatti che si terrà tra circa tre mesi, ovvero a giugno di quest’anno, una votazione sulla Moneta Intera.[1] I promotori del referendum propongono al popolo svizzero di approvare una riforma costituzionale molto semplice ma assolutamente radicale: secondo l’associazione Moneta Intera (ovvero moneta piena, moneta legale) solo la Banca centrale nazionale potrà emettere moneta, mentre le banche commerciali non potranno più creare denaro dal nulla, come invece accade attualmente – anche se la gente comune (e purtroppo la grande maggioranza degli economisti) non lo sa –. Se il referendum vincesse, la democrazia diretta svizzera potrebbe cambiare la storia del capitalismo a livello globale. L’iniziativa è estremamente importante: ma i media italiani e in generale quelli non svizzeri preferiscono per ora tacere sulla proposta.

Tutti credono che la moneta che utilizziamo normalmente sia emessa dalla banca centrale e quindi rientri pienamente nella sfera della sovranità nazionale (o, nel caso dell’euro, nella potestà della Banca Centrale Europea e dei governi dell’eurozona). Ma non è così: la moneta viene creata solo in piccola parte come bene pubblico dalla banca centrale. In realtà nell’attuale sistema monetario e bancario, la moneta è creata in massima parte come un bene privato, come moneta creata dal nulla dalle banche per il loro proprio esclusivo profitto.

Il problema è che attualmente le banche commerciali, in Svizzera come in tutto il resto del mondo, hanno il peculiare privilegio – che non è di nessun’altra istituzione finanziaria – di creare dal nulla grandi quantità di moneta. Le banche creano moneta – per fare credito, ma anche per acquistare beni in conto proprio, come azioni, titoli di stato, immobili, ecc – solo digitando dei tasti sul computer (moneta elettronica= moneta scritturale). E traggono profitto dalla creazione di moneta – che praticamente non ha costi di produzione – grazie alla riscossione degli interessi, che diventano così equiparabili al signoraggio, ovvero a una tassa che i clienti devono pagare per ottenere il denaro creato dal nulla.

Queste affermazioni possono apparire il delirio di un matto o di un estremista. Invece sono la Banca d’Inghilterra e la Banca Centrale Tedesca a chiarirci ufficialmente ed esplicitamente che gran parte della moneta in circolazione nell’economia reale, almeno il 90% e oltre, è moneta bancaria, moneta elettronica creata dalle banche[2]. Perché Bank of England, BoE, e Bundesbank dichiarano apertamente che sono le banche a creare moneta e che quindi anche le più potenti banche centrali non hanno potere sufficiente per controllare direttamente la massa monetaria? Forse perché in questo modo cercano di discolparsi rispetto a fenomeni come deflazione – carenza di moneta nell’economia reale, crollo dei prezzi, disoccupazione – e inflazione – eccesso di moneta e aumento dei prezzi.

In effetti le banche centrali possono controllare solo parzialmente la circolazione monetaria perché sono invece le banche private a emettere la moneta-credito (e quindi per contro anche moneta-debito) che serve per acquistare la casa, l’automobile, gli elettrodomestici, per pagare le bollette dei servizi pubblici, per pagare gli stipendi e i fornitori. Nei paesi sviluppati, le banconote e le monete emesse direttamente dalla Banca centrale per conto dello Stato contano solo per meno del 10% del valore delle transazioni effettuate. Tutto il resto si basa su moneta bancaria, o moneta-debito. Con la conseguenza che, al primo giro, la nuova moneta si ottiene solo indebitandosi.

Come fanno le banche a creare moneta? Lo spiega semplicemente la Banca d’Inghilterra: Whenever a bank makes a loan, it simultaneously creates a matching deposit in the borrower’s bank account, thereby creating new money. [3]

Traducendo in parole ancora più semplici: tutte le volte che le banche accordano un prestito (o concedono uno scoperto di conto corrente) creano denaro dal nulla. Registrano sul lato degli attivi il prestito concesso – che genererà profitto sotto forma di interessi – e sul lato del passivo il denaro che si sono impegnate a fornire al cliente.

Le banche non hanno perciò bisogno del denaro dei depositanti per fare prestiti, come crede la gente comune e come pensano gran parte degli (sprovveduti) economisti. Possono creare denaro grazie solo a una scrittura contabile. In effetti hanno un vincolo formale: nell’eurozona devono depositare come riserva presso la banca centrale – in moneta o in titoli sicuri – 2 euro per ogni 100 euro di passivo. Il sistema è detto di “riserva frazionaria”. La riserva ha come funzioni ufficiali la garanzia sulla liquidità dei depositi bancari e la regolazione dei pagamenti interbancari. La riserva frazionaria rappresenta quindi la porzione dei depositi che le banche raccolgono ma non possono impiegare per concedere prestiti.

Ma questo vincolo di garanzia, come è chiaro considerando la percentuale in gioco, è assolutamente debole. L’obbligo del 2% di riserva non limita certo l’erogazione di moneta-debito da parte delle banche. Inoltre, quando le banche hanno bisogno di aumentare la loro riserva e non ne hanno immediata disponibilità, la banca centrale è sempre pronta a intervenire per prestare loro moneta e soddisfare i loro bisogni. Insomma, il vincolo delle riserve è praticamente un “non problema” per gli istituti di credito.

Perché allora le banche commerciali cercano i depositi dei risparmiatori? Il principale motivo è che, pagando un tasso di interesse minimo ai correntisti, gli istituti di credito ottengono a basso prezzo tutta la moneta necessaria per realizzare le loro riserve e fare leva per espandere le attività creditizie e speculative.

Afferma la BoE (traduzione mia). “La descrizione della relazione tra politica monetaria e moneta differisce da quella che troviamo in molti libri di testo dell’economia, secondo i quali le banche centrali determinano attivamente la quantità di denaro nell’economia variando la quantità di riserve grazie al “moltiplicatore monetario”. Secondo questa teoria, le banche centrali fanno politica monetaria imponendo una certa quantità di riserve alle banche commerciali. E, dal momento che si presume che ci sia un rapporto stabile tra la moneta in circolazione e le riserve monetarie, queste riserve “moltiplicherebbero” in maniera proporzionale i depositi bancari mano a mano che le banche aumentano i prestiti, e quindi i depositi stessi…

Nessuno dei due passaggi di questa narrazione costituisce una descrizione accurata della relazione tra denaro e politica monetaria nell’economia moderna. Le banche centrali in genere non impongono una quantità di riserve per stabilire il tasso di interesse a breve termine. Piuttosto, si concentrano sul prezzo (della moneta, ndr) – fissando il tasso di interesse di riferimento. L’offerta di riserva monetaria e di moneta cartacea (che insieme costituiscono la cosiddetta “base monetaria”) è determinata dalla domanda da parte delle banche finalizzata al regolamento dei pagamenti e a soddisfare la domanda di banconote da parte dei propri clienti: domanda che la banca centrale normalmente soddisfa sempre a richiesta”.[4]

Insomma: le riserve imposte dalla banca centrale non costituiscono un limite per la creazione di denaro da parte delle banche. Non sono gli obblighi sulla riserva presso la banca centrale a decidere sulla quantità di massa monetaria in circolazione. Al contrario, prima le banche decidono se effettuare i prestiti, poi adeguano le riserve e, se non hanno disponibilità sufficienti, la banca centrale fornisce normalmente sempre loro i mezzi per non fare inceppare il sistema.

Le banche creano quindi moneta dal nulla senza vincoli eccessivi: tuttavia ovviamente non è che possono creare denaro come vogliono e a piacere. Per esempio non possono autoprodurre moneta per aumentare il loro capitale, anche se la crisi delle banche venete e delle altre banche insegna che in alcuni casi gli istituti di credito riescono a prestare denaro ai loro maggiori clienti in modo che poi questi a loro volta comprino azioni delle banche prestatrici.

Gli istituti di credito sono soggetti a molti vincoli: per esempio devono disporre di una certa quantità di capitale proprio in rapporto agli attivi, hanno moltissimi obblighi regolamentari, ecc, ecc. Soprattutto devono soddisfare un vincolo stringente (e non formale, ma di mercato): i prestiti che concedono devono rientrare e con gli interessi; e i beni (titoli e altro) che comprano direttamente devono mantenere o accrescere il loro valore di mercato. Se i prestiti non rientrano e vanno in sofferenza, e se i titoli che comprano diventano carta straccia, le banche rischiano la perdita del loro capitale e dei depositi dei correntisti. Allora si diffonde il panico e si verifica la corsa agli sportelli, perché tutti i risparmiatori vogliono trasformare i loro depositi in moneta legale, in banconote, in moneta piena, in moneta intera.

Il sistema basato sulla creazione di moneta bancaria, o moneta-debito, comporta quindi numerosi e gravissimi effetti perversi:

– i depositanti non sono mai completamente garantiti perché i depositi in banca funzionano apparentemente come moneta legale, ma NON sono moneta legale, sono moneta di secondo rango, tanto è vero che quando una banca fallisce tutti i correntisti cercano la moneta vera, quella legale emessa dalla banca centrale (banconote e monete)

– tutta la moneta in circolazione nasce da un debito contratto dal cliente – individuo, azienda, ente pubblico – verso le banche e comporta quindi il pagamento di interessi. Il peso degli interessi grava su tutto il sistema economico, sui consumatori, sulle aziende e sullo stato.

– le banche possono creare facilmente moneta dal nulla per allargare irresponsabilmente le maglie del credito e gli acquisti di titoli nei periodi di boom e di euforia, e al contrario sono costrette a restringere i improvvisamente i cordoni della borsa nei periodi di panico e di crisi. Da qui i cicli delle frequenti e strutturali crisi finanziarie che si abbattono come cicloni sia sui paesi avanzati che quelli in via di sviluppo

– dopo lo scoppio delle bolle, le banche in crisi devono essere salvate con i soldi dei contribuenti e con i soldi pubblici stampati ex novo per via elettronica dalla banca centrale. Gli errori delle banche ricadono sulle spalle dei cittadini

– le banche, creando moneta, hanno l’enorme potere di concedere facilmente crediti al settore finanziario e speculativo in vista di profitti molto elevati a breve termine; o al settore immobiliare che offre garanzie solide (ma così il valore degli immobili viene incrementato in maniera sconsiderata); e a chi offre le maggiori garanzie, come le grandi aziende multinazionali. Accade così che gran parte del credito non sia indirizzato alle piccole e medie imprese e a chi ha più bisogno, agli investimenti pubblici con valore sociale, ma a chi ha già forti patrimoni.

– Gran parte del credito viene erogato per trasferire e concentrare le proprietà già esistenti – per esempio nel caso di acquisizioni e fusioni, o dell’acquisto di immobili già esistenti – piuttosto che per le attività produttive che creano occupazione. In questa maniera i titoli e i beni in oggetto aumentano il loro valore finanziario senza però alcun incremento di valore reale. Aumenta il rischio bolla.

– lo stato, che è il rappresentante della comunità nazionale, si priva della risorsa essenziale (la moneta, appunto) per difendere e sviluppare il bene comune e l’interesse nazionale, e deve quindi limitare gli investimenti sui beni pubblici – istruzione, sanità, ricerca, ecc – e frenare la sua azione di redistribuzione dei redditi a favore dei meno privilegiati.

– Lo stato senza potestà monetaria deve indebitarsi sul mercato per finanziarsi, e perde così la sua autonomia e il suo potere democratico a favore della grande finanza nazionale e internazionale.

In Svizzera Moneta Intera vuole evitare tutto questo. Secondo i promotori del referendum “L’iniziativa Moneta Intera intende ridare validità alla volontà del popolo svizzero. È una iniziativa di implementazione. La Costituzione (CF Art. 99.1) dice: “Il settore monetario compete alla Confederazione”. Nel 1891 noi svizzeri abbiamo vietato alle banche di stampare banconote. Perciò oggi, secondo le disposizioni della Costituzione, dobbiamo vietare alle banche anche di “stampare” il denaro elettronico. Solo la Banca nazionale deve poter creare denaro.

Con l’iniziativa Moneta intera viene creato un sistema bancario com’è immaginato dai cittadini. Il nostro denaro elettronico non viene più creato da imprese private a scopo di lucro ma dalla Banca nazionale, controllata democraticamente e tenuta ad agire “nell’interesse generale del Paese” (CF Art. 99.2). La Banca nazionale crea il denaro e le banche private fungono da tramite tra i risparmiatori e i beneficiari di crediti”.[5]

Occorrerà vedere se il referendum di giugno otterrà la maggioranza o meno. La Banca Centrale Svizzera e l’associazione delle banche elvetiche si sono opposte con veemenza all’iniziativa e il dibattito è infuocato. Molti cittadini secondo i sondaggi sono favorevoli all’iniziativa, anche perché così i loro risparmi sarebbero completamente tutelati. Comunque vada, le tesi di Moneta Intera sono tanto radicali quanto interessanti. E se il referendum vincesse, l’esempio svizzero sarebbe ben presto seguito da altri Paesi.

Mi sembra utile riportare qui alcune delle osservazioni e proposte dei promotori di Moneta Intera.[6] La scelta dei testi riprodotti è esclusivamente di mia responsabilità.

“Il privilegio delle banche di creare denaro equivale ad un’enorme sussidio statale. Oggi le banche godono di un ingiustificato vantaggio concorrenziale nei confronti di tutte le altre aziende e dei cittadini. Questi devono dapprima procurarsi da soli i mezzi necessari per gli investimenti oppure ricorrere a onerosi prestiti. Anche un privato cittadino può spendere solo il denaro di cui dispone. Per contro, oggi le banche operano con denaro che creano loro stesse. Una simile distorsione della concorrenza non è compatibile con un’economia di mercato.

Le banche possono prestare denaro che nemmeno possiedono e con denaro autoprodotto possono persino comperare titoli e immobili. Per questo il cosiddetto commercio per conto proprio è così amato alle banche: i loro propri investimenti possono essere finanziati in modo più semplice e il loro rendimento è perciò più rapido di quello degli altri attori economici.

Vi è una mancanza di trasparenza e di informazione. Mentre le sovvenzioni pubbliche sono discusse in dettaglio, le banche hanno ottenuto questo pressoché sconosciuto privilegio tacitamente. Ciò è ingiusto e antidemocratico.

LA SOLUZIONE: LA MONETA INTERA CREA UN’AUTENTICA CONCORRENZA

Alle banche viene tolto il privilegio di creare il proprio denaro. In questo modo le banche vengono parificate a tutte le altre imprese. Dall’entrata in vigore della moneta intera le banche potranno lavorare solo con il denaro messo a loro disposizione dai risparmiatori, dalle altre banche o, quando necessario, dalla Banca nazionale. Se i depositi dei risparmiatori fossero insufficienti per la concessione dei crediti, la Banca nazionale può mettere a disposizione prestiti al sistema bancario.

Quali sono i vantaggi essenziali della moneta intera?

La moneta intera sui conti correnti è assolutamente sicura, poiché è denaro della Banca nazionale. È immune dai fallimenti bancari. Vengono evitate bolle speculative poiché le banche non possono più creare loro stesse denaro. Lo Stato non è più ostaggio del sistema finanziario, poiché non deve più salvare le banche con i miliardi dei contribuenti (too big to fail) per salvaguardare il sistema dei pagamenti. I contribuenti e l’economia reale vengono sgravati, poiché la Banca nazionale può distribuire miliardi di franchi supplementari alla Confederazione, ai Cantoni oppure ai cittadini come dividendo di cittadinanza. Il settore finanziario è messo nuovamente al servizio dell’economia reale e della società. Il sistema bancario non è più un enigma e diventa di nuovo trasparente e comprensibile.

Quali conseguenze ha la moneta intera per le banche?

Le banche continuano ad offrire tutti i loro servizi finanziari anche dopo l’introduzione della moneta intera (tra cui concessione di crediti, gestione dei pagamenti e gestione patrimoniale). Sui nostri conti correnti ci sarà solo denaro della Banca nazionale. Il denaro elettronico diventa denaro a pieno titolo come le monete e le banconote. Le banche possono dunque lavorare solo col denaro in loro possesso o che viene messo a loro disposizione da altre banche, dai risparmiatori, o, quando necessario, dalla Banca nazionale. Le banche non hanno più un indebito vantaggio nei confronti degli altri attori del mercato, perché non possono più creare denaro loro stesse.

Quali conseguenze ha la moneta intera per i clienti delle banche?

A partire dall’introduzione della moneta intera, su tutti i conti che servono al sistema dei pagamenti si trova solo denaro elettronico garantito dalla Banca nazionale. La banca deve gestire questi conti come dei depositi titoli. Il denaro appartiene al titolare del conto e non va perso in caso di fallimento di una banca, ma non vengono pagati interessi. Chi preferisce ricevere interessi anziché avere denaro sicuro può, come finora, affidare il suo denaro alla banca tramite un conto risparmio o altre forme di investimento, contro interessi.

Oggi rinunciamo a miliardi di franchi dalla creazione di denaro. Ci accontentiamo di distribuzioni di utili della Banca nazionale relativamente esigui ed incerti. L’utile derivato dalla creazione di moneta elettronica non viene utilizzato, mentre sono necessari incrementi di imposte, programmi di austerità e riduzioni di prestazioni pubbliche.

Il denaro creato ex-novo finisce prevalentemente nei mercati finanziari. Oggi circa quattro quinti* del denaro creato dalle banche finisce nei mercati finanziari; solo un quinto arriva nell’economia reale, dove sono creati posti di lavoro, prodotti e servizi.

L’odierna creazione di denaro tramite concessione di crediti obbliga all’indebitamento: senza nuovi debiti non viene creato nuovo denaro. Una società fortemente indebitata è esposta a crisi finanziarie e rischia la perdita dell’autonomia.

Il costo di produzione di una banconota da 1.000 è di trenta centesimi, ma la banconota ha un valore di 1.000 franchi. Ciò significa che sono possibili 999,70 franchi di utile dalla creazione di denaro (signoraggio). Anche la creazione di moneta elettronica è perlopiù priva di costi, sia che venga creato un franco sia un milione. Questo utile dalla creazione di denaro finora è rimasto inutilizzato.

Una piacevole conseguenza dell’iniziativa Moneta intera è che la Banca nazionale annualmente può versare da cinque a dieci miliardi in più alla Confederazione ed ai Cantoni. A seconda della crescita economica, la Banca nazionale può distribuire utili maggiori da due fino a quattro volte rispetto a quanto avvenuto fino ad ora, senza provocare inflazione. Con questi utili supplementari si potrebbero ridurre le imposte ed il debito pubblico, oppure potrebbe essere elargito un contributo ai finanziamenti di infrastrutture pubbliche e di istituzioni sociali. Inoltre, sarebbe possibile mettere in circolazione nuovo denaro attraverso un dividendo di cittadinanza annuo da 500 a 1’000 franchi per ogni cittadino. Dell’utile supplementare derivato dalla creazione di moneta beneficiano dunque concretamente la società e l’economia reale.

La decisione sulla distribuzione di questi utili supplementari viene presa dal Parlamento. La Banca nazionale indipendente è, secondo la legge e la costituzione, responsabile esclusivamente della stabilità dei prezzi e della determinazione della massa monetaria, ma non dell’utilizzo del denaro creato.

Nuovo denaro fluisce dapprima nell’economia reale: con il nuovo denaro messo in circolazione dalla Banca nazionale è possibile finanziare riduzioni di imposte, spese pubbliche o un dividendo di cittadinanza. Il nuovo sistema monetario giova direttamente all’economia reale invece che all’economia finanziaria. In questo modo viene rafforzata la piazza economica svizzera, le piccole e medie imprese beneficiano, e quindi i nostri posti di lavoro vengono garantiti.

Con la moneta intera il denaro entra in circolazione senza addebiti, o tramite gli investimenti della Confederazione o tramite la spesa delle economie domestiche in base ad un contributo di cittadinanza.

Riduzione dell’indebitamento complessivo. Creando denaro senza addebito, l’intero indebitamento della Svizzera può essere ridotto sia nel settore privato che in quello pubblico per un importo, già citato, pari a circa 340 miliardi. Ciò rappresenta un notevole sgravio per l’economia e la società.

Le disuguaglianze vengono ridotte. Dato che sulla massa monetaria in circolazione (CHF 340 miliardi) con la moneta intera non devono essere pagati interessi, il pagamento annuale di circa 3,4 miliardi (calcolando un interesse dell’1%) decade. Questo stempera la ineguale ripartizione sistemica tra ricchi e poveri.

NOTE

[1] http://www.iniziativa-moneta-intera.ch/. Il sito web è così titolato: “Su questo voteremo nel 2018: CHI DEVE CREARE I NOSTRI FRANCHI: LE BANCHE PRIVATE O LA BANCA NAZIONALE?”

[2] Bank of England: .Money creation in the modern economy di Michael McLeay, e Amar Radia e Ryland Thomas – Deutsche Bundesbank, Monthly Report – April 2017 “The role of banks, non- banks and the centralbank in the money creation process”

[3] Bank of England “Money creation in the modern economy” già citato. Il testo virgolettato continua così: “The reality of how money is created today differs from the description found in some economics textbooks: • Rather than banks receiving deposits when households save and then lending them out, bank lending creates deposits. In normal times, the central bank does not fix the amount of money in circulation, nor is central bank money ‘multiplied up’ into more loans and deposits.”.

[4] Bank of England, “Money creation in the modern economy” già citato. “This description of the relationship between monetary policy and money differs from the description in many introductory textbooks, where central banks determine the quantity of broad money via a ‘money multiplier’ by actively varying the quantity of reserves.(3) In that view, central banks implement monetary policy by choosing the quantity of reserves. And, because there is assumed to be a stable ratio of broad money to base money, these reserves are then ‘multiplied up’ to a much greater change in bank deposits as banks increase lending and deposits.

Neither step in that story represents an accurate description of the relationship between money and monetary policy in the modern economy. …. The supply of both reserves and currency (which together make up base money) is determined by banks’ demand for reserves both for the settlement of payments and to meet demand for currency from their customers — demand that the central bank typically accommodates”.

[5] http://www.iniziativa-moneta-intera.ch/messaggi-chiave/

[6] http://www.iniziativa-moneta-intera.ch/messaggi-chiave/

(13 marzo 2018)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/svizzera-un-referendum-contro-privatizzazione-della-moneta-e-finanzcapitalismo/

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