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tassisti roma

La fama dei tassisti di Roma non è probabilmente tra le più lusinghiere, ma qualcuno ha deciso di correre ai ripari. Racconta il New York Times che 750 dei 6.000 tassisti della Capitale si sono iscritti a un corso di buone maniere per imparare a interagire con la clientela interazionale. Un bel passo avanti rispetto alle accuse di truffe – vere o presunte – che si possono trovare sui social network e che hanno spinto l’Ufficio per il turismo a correre ai ripari.

Il corso è focalizzato sulla lingua – arabo e cinese, soprattutto, oltre all’inglese, visto l’incremento esponenziale di turisti dall’Asia – ma anche sul linguaggio, visto che a volte non serve parlare per offendere un cliente. E’ il caso del complesso rapporto che i cinesi hanno con i proprio bagagli (nessuno deve toccarli finché non sono loro a chiederlo) o del preciso cerimoniale che regola i contatti, di qualunque genere, con una donna araba.  

“Quando si tratta di esprimersi in un’altra lingua, gli italiani, popolo di comunicatori, diventano improvvisamente timidi” dice Marco Cigna, uno degli organizzatori dei corsi di lingua per conto del Comune. Ma non è solo questione di sapere quando parlare: bisogna soprattutto sapere su cosa tacere. “Per alcune culture ci sono temi tabù” sottolinea Francesca Marzolini, esperta di turismo, “o incomprensibili”. Al bando quindi la politica quando si parla con i cinesi, mentre cibo e sport – “argomenti su cui gli italiani vanno forte” – sono perfetti per una conversazione, per quanto elementare. E mai parlare di carne di cavallo con un inglese.

Ma non è solo una questione di cortesia e opportunità: al tassista ‘rivisitato’ è chiesto anche di sapere un po’ di storia e di arte. Attraversando una città come Roma, è più che normale che un turista abbia delle curiosità. “E non c’è niente di peggio che avere come risposta una scrollata di spalle” dice Cristina Selloni, a capo del’Ufficio turistico della Capitale. Per questo il corso prevede che i tassisti sappiano risponere anche alle cuoriosità sui monumenti davanti ai quali può capitare di restare a lungo, intrappolati nel traffico della città. Non come avere Giulio Carlo Argan al volante, certo, ma almeno non Bombolo. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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