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Terremoto a Mosca, arrestato il ministro dell'Economia

di Marta Allevato e Massimo Maugeri

Mosca – L’arresto nella notte del ministro russo dello Sviluppo economico, Alexey Ulyukayev, accusato di avere intascato una tangente da 2 milioni di dollari per facilitare l’acquisto della società petrolifera Bashneft da parte della major statale  Rosneft, scuote il mondo economico-finanziario di Mosca e rischia di avere conseguenze politiche enormi. Il sospetto è che dietro l’operazione condotta dai servizi russi ci sia una sorta di resa dei conti interna nei confronti di un esponente filo occidentale del governo, considerato poco incline ai compromessi del ‘sistema Putin’. Altri sostengono invece che la cosiddetta ‘ala liberale’ del governo da tempo utilizzi i propri canali preferenziali con l’establishment occidentale per arricchirsi in modo illegale. Il figlio 21enne di Ulyukayev, secondo quanto rivelato dai ‘Panama Papers‘, e proprietario di un’entità offshore alle Isole Vergini britanniche. Di certo, tra odore di corruzione, vendette politiche e spericolate operazioni finanziarie, il ‘caso Ulyukayev’, fin dalle prime battute, sembra assumere tutti i contorni dell’intrigo. Ed è destinato ad avere effetti dirompenti nel sistema di potere della Russia di Putin.
 

LA MANO DEL CREMLINO?
L’arresto di Ulyukayev “non può essere avvenuto senza il sostegno del presidente Vladimir Putin”. Ne è convinto Anton Pominov, direttore del ramo russo della Ong anti-corruzione Transparency International, interpellato dal sito The Insider. Della stessa opinione il professore di Economia, Nikita Krichevsky, intervistato dal giornale più popolare del paese, Komsomolskaya Prvada. “L’arresto è avvenuto con l’autorizzazione non formale di Putin – ha aggiunto il professore – ora ci saranno spostamenti tettonici in tutta la gestione del sistema statale dell’economia e delle finanze”. A suo dire, ora Ulyukayev “non rimarrà in silenzio, ma rivelerà molti dettagli della vita economica del paese: i giochi sul cambio del rublo a favore degli speculatori occidentali, la chiusura di diverse banche, le operazioni di privatizzazione, la manipolazione di fatti statistici nell’interesse di specifiche aziende e altro”. La vicenda è stata subito utilizzata per demonizzare gli esponenti del governo ritenuti ‘liberali’ e più disposti a un dialogo con l’Occidente. Alcuni, per esempio, hanno ricordato che Ulyukayev aveva discusso qualche mese fa con l’ambasciatore americano a Mosca della partecipazione di società Usa alla campagna di privatizzazione annunciata dalla Russia. “Da tempo si sospettava che la cosiddetta ‘ala liberale’ del governo utilizzasse la propria posizione per arricchirsi in modo illegale – ha aggiunto Krichevsky – Uylukaev è sempre stato in odore di corruzione”.

PERCHE’ ULYUKAYEV E’ UN PERSONAGGIO SCOMODO
Ex numero uno della banca centrale, diventato ministro dello Sviluppo economico nel 2013, quando presidente era l’attuale premier Dmitri Medvedev, dopo 16 anni ai vertici dello Stato e ben incardinato nel sistema putiniano di potere, Ulyukayev è diventato ora, agli occhi di gran parte dell’opinione pubblica, il “liberale, burattino degli Usa”, di cui Putin si vuole liberare, approfittando dell’ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca. Su Twitter, il blogger Alexei Navalny, famoso per le sue campagne anti-corruzione, ha definito strano il fatto che, col ministro colto in flagrante a incassare una mazzetta, non ci sia un “simpatico video” da mostrare ai russi in tv per screditarlo ulteriormente, nella piu’ classica tradizione del kompromat. A detta dell’attivista, Ulyukayev sarà presto fuori con l’obbligo della firma o mandato al massimo ai domiciliari. Il timore di molti è che, come avveduto anche in passato, clamorosi casi di corruzione o malversazione di funzionari di Stato si siano rivelati solo operazioni estetiche o strumenti per regolare i conti tra gruppi di potere. Il seguito account Twitter ‘President of Russia’, che fa satira sulla politica russa, ha scritto: “Arrestato il ministro dello Sviluppo economico. Lo sviluppo economico è vietato sul territorio della Federazione russa”.

UN ANNO DI INTERCETTAZIONI E L’ARRESTO IN FLAGRANTE
Ulyukayev “è stato arrestato in piena notte, quando è stato colto in flagrante mentre accettava una bustarella”, ha fatto sapere la portavoce del Comitato investigativo russo Svetlana Petrenko, precisando che “il denaro era stato dato al ministro in un’operazione investigativa sotto la supervisione dei rappresentanti delle forze dell’ordine”. Il funzionario è accusato di aver estorto il denaro in questione con minacce ai danni dei dirigenti di Rosneft, ma al momento nessun funzionario dell’azienda risulta essere sotto inchiesta. Il politico avrebbe intascato la tangente da 2 milioni di dollari nell’ambito dell’operazione, con la quale il mese scorso il colosso petrolifero controllato dallo Stato e guidato dal potente Igor Sechin, ha acquisito per cinque miliardi di dollari, il 50 per cento di Bashneft, altra società del settore petrolifero e sempre di proprietà pubblica. La bustarella era la ricompensa per aver dato “parere positivo” all’operazione, osteggiata ufficialmente da parte del governo e definita “non la migliore opzione” da parte di Putin, il quale non si è però mai opposto. Al momento, il responsabile dello Sviluppo economico si trova al Comitato investigativo – organo inquirente che risponde direttamente al presidente russo – ed è sotto interrogatorio. E’ stata aperta un’indagine penale e si aspetta presto la formulazione dei capi d’imputazione. Il rischio è una condanna dagli otto ai 15 anni di carcere. L’acquisto di Bashneft, però, non è stato messo in discussione: il Comitato investigativo ha fatto sapere che “è avvenuto su base legale e non è oggetto dei indagine”. Stessa posizione ripetuta dai rappresentanti di Rosneft. Secondo una fonte dell’agenzia ufficiale Ria Novosti, l’Fsb – i servizi segreti eredi del Kgb – hanno intercettato il ministro per oltre un anno nel quadro di un’inchiesta su vasta scala. “Non sappiamo, però, se i sospetti iniziali siano legati alle accuse mosse ora contro di lui”, ha aggiunto la fonte.

LE REAZIONI DELLA POLITICA
Le accuse di corruzione rivolte al ministro dell’Economia “sono molto serie”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, secondo il quale ora si “richiedono prove molto serie”. Nel tentativo di allontanare ogni dubbio che l’arresto sia stata ‘commissionato’ dall’alto, il portavoce ha riferito che Putin è sempre stato al corrente di quanto accadeva e che ora “ogni cosa sarà decisa dalla magistratura”. Mosca ha fatto sapere che l’arresto di Ulyukayev è stato discusso dal presidente e dal primo ministro e che quest’ultimo ritiene che “sia necessaria un’indagine esauriente sul caso”.”E’ l’ultima persona che sospetterei di una cosa del genere. Quel che è scritto sui media mi sembra assurdo. Non c’è nulla di chiaro”, ha commentato a Ria Novosti il primo vicepresidente della Banca centrale russa, Serghei Shvetsov. “L’esperienza di alcuni governatori prima e ora quella di un ministro di primo piano dimostrano che le tangenti in Russia stanno diventando un affare molto pericoloso. Una roulette russa“, ha scritto su Twitter il senatore Aleksei Pushkov, riferendosi ai numerosi casi di arresti di alti funzionari pubblici per corruzione in diverse regioni.
 

L’OPPOSIZIONE, VICENDA OSCURA
“Alexey Ulyukayev è sempre stato della squadra di Egor Gaidar (storico premier di Eltsin, architetto delle riforme economiche del libero mercato), aveva sempre una carica, qualunque cosa succedesse – ha dichiarato a Gazeta.ru Grigory Yavlinsky, leader del partito di opposizione Yabloko – Per me questa storia è molto strana, perché chiedere, estorcere, addirittura con le minacce, una tangente a Rosneft, è come estorcere una tangente al presidente”. A detta del politico d’opposizione, dietro alla vicenda potrebbe esserci la previsione, pubblicata alcune settimane fa dal dicastero guidato da Ulyukayev, secondo la quale il paese rischia 20 anni di stagnazione. “Forse ha provocato un’eccezionale irritazione in qualcuno”, ha ipotizzato Yavlinsky. Dal canto suo, il giornale d’inchiesta Novaya Gazeta, spesso critico delle politiche del Cremlino e ritenuto d’opposizione, ha scritto sul suo sito che Ulyukayev non avrebbe preso “personalmente” la mazzetta da due milioni di dollari: a detta delle fonti di Novaya Gazeta la somma è stata collocata nella cassetta di sicurezza di una banca, ma il ministro non ha ritirato il denaro. Le prove raccolte dagli inquirenti hanno registrato “l’intenzione del ministro di rivendicare quei soldi”. 

PRIVATIZZAZIONE BASHNEFT, UN CASO TORMENTATO
La vendita a Rosneft, a ottobre scorso, del pacchetto azionario di Bashneft in mano allo Stato è seguita alla forte opposizione di chi sosteneva che fosse in contraddizione con il principio stesso di privatizzazione, visto che si trattava semplicemente del passaggio di azioni da una società statale a un’altra. Tra gli scettici, vi era ufficialmente anche Putin. “Di recente, il presidente ha detto di essere stato sorpreso dalla posizione del governo sulla privatizzazione di Bashneft – ha ricordato Pominov, di Transparency International – forse i servizi di sicurezza hanno interpretato la sua sorpresa come un segnale per agire”. Inizialmente di proprietà del governo del Bashkortostan, Repubblica russa ricca di petrolio, Bashneft è stata privatizzata all’inizio degli anni 2000. Nel 2014, un tribunale di Mosca ha ordinato la nazionalizzazione della partecipazione posseduta dall’oligarca Vladimir Yevtushenkov, arrestato poco prima con accuse di riciclaggio. Dopo l’operazione che ha visto lo Stato tornare maggiore azionista di Bashneft, Yevtushenkov è stato rilasciato. La decisione di consentire a Rosneft di fare un’offerta per Bashneft è stata definita da autorevoli giornali come Vedomosti la “conferma che la Russia sta consapevolmente costruendo un capitalismo di Stato e monopolizzando l’economia”. A detta di Pominov, l’operazione non può essere definita trasparente: piuttosto che mettere le quote in vendita attraverso un’asta, Bashneft è stata privatizzata con uno “schema confuso”, che coinvolge la società d’investimenti Vtb Capital. “Inoltre – ha aggiunto l’attivista – Rosneft ha ricevuto la proposta di partecipare alla privatizzazione da parte di Vtb Capital, sebbene fin dall’inizio ci fossero molte altre società interessate”. Da non dimenticare che nei famosi Panama Papers, pubblicati a inizio 2016, il figlio 21enne di Ulyukayev risultava il proprietario di un’entità offshore alle Isole Vergini britanniche.

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