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Terremoto, ancora scosse durante la notte 

Roma –  Ancora una notte di paura fra le Marche e l’Umbria. Un centinaio le scosse di terremoto registrate dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dalla mezzanotte fino all’alba. Quasi tutte di magnitudo pari o di poco superiore a due, undici fra 3 e 3.5. Alle 4.13 del mattino, la scossa più forte di magnitudo 3.5 in provincia di Macerata a dieci chilometri da Ussita e tre da Fiordimonte e Fiastra. Poi un’altra alle 5, sempre nel maceratese di magnitudo 3.4.

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Per Fedora Quattrocchi, sismogeochimica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) che sta lavorando al riconoscimento dei cosiddetti precursori sismici “c’erano dei segnali che qualcosa là sul Monte Porche, in mezzo ai Monti Sibillini tra Castelluccio di Norcia, Castelsantangelo sul Nera e Ussita a Nord che indicavano che qualcosa, sotto il profilo sismico era pronto ad accadere”.

“Proprio una decina di giorni fa – racconta la sismogeochimica – ho inviato alla rivista ‘Annals of Geophysics’ una bozza di articolo in cui avevo indicato la comparsa nella zona intorno al Monte Porche di segnali interessanti. Sarebbe troppo parlare di di una serie di segnali che, letti all’interno di un contesto sismogenetico preciso, potevano essere considerati come predittivi di un terremoto; però, ad esempio, vi son stati comportamenti anomali in zona Norcia-Cascia negli ultimi 2 giorni tipici di scosse sismiche importanti imminenti: esiste ormai vasta letteratura su questo e non solo i miei lavori”.

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“Si tratta – spiega ancora Quattrocchi – di una serie di segnali che possono essere utilizzati per comprendere l’evoluzione di una situazione geologica e che possono informare circa il rischio che una data situazione geosismica evolva verso un terremoto. Sono segnali di diversa natura. Per esempio, geofisici e geochimici, come le variazioni di livello o di composizione chimica e di temperatura delle sorgenti e delle emissioni di gas naturali. Possono essere inseriti in questo contesto anche le osservazioni circa il comportamento degli animali che in molti casi hanno manifestato comportamenti insoliti nei giorni precedenti un sisma”.

Non si tratta di un sistema che permette di fare previsioni sull’imminente arrivo di una scossanon pemetteranno ancora a breve di dire che ci sarà un terremoto in un luogo preciso il tale giorno o alla tale ora, ma queste ricerche permettono agli scienziati e agli enti predisposti di avere un quadro più esaustivo circa le dinamiche geologiche in atto. “La previsione – dice Quattrocchi – è un obiettivo ancora lontano, soprattutto se chi detiene lo scettro sismologico italiano non dedica risorse e personale verso questo difficile obiettivo”.

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“Si tratta di analizzare una serie di meccanismi, all’interno di una dinamica geologica specifica. E’ come aggiungere pixel alla lettura di una immagine che appare ancora troppo sfocata”, spiega la geologa che da ormai venticique anni percorre in lungo e in largo i Sibillini ed altre zone di faglia con metodi sismogeochimici. “La nostra attenzione si era concentrata su quella zona prevalentemente perchè – racconta la geologa che ci tiene a parlare a titolo personale – sembrava essere, prima di tutto, al centro di una anomalia sismica tra segmenti di faglia mossi nel 2009 quello de L’Aquila e quello di Colfiorito (1997-98) con fluidi circolanti che hanno un preciso ruolo messo ormai in luce da ampia letteratura. In particolare, Monte Porche è situato tra il segmento di faglia dei terremoti iniziati nell’agosto 2016 e quello che da ieri è interessato da una ‘nuova’ sequenza sismica”. La sismologa dell’Ingv ritiene che ci siano state altre anomalie, stavolta legate all’ambito dei cosiddetti precursori. Quattrocchi racconta che “una sorgente in località Cerreto di Spoleto, la sorgente Bagni di Triponzo, che aveva già dato segnali in occasione di altri terremoti, aveva cominciato ad ad abbassarsi di livello. (AGI)

 

 

 

 

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