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Terremoto: anziani non vogliono lasciare terra e animali

di Enzo Castellano

Visso (Macerata) – Una papera, due oche, 10 galline. E anche due cani – “Diana e l’altro non mi ricordo, mi pare Ringo…” – e una gatta e quattro gattini. “No, io questi non li abbandono, io resto qui, non vado in albergo. Dormo qui, nel campo”. Romolo Dominici, 76 anni, con l’ingenuità delle persone molto semplici, delle piccole comunità di montagna, è a modo suo uno dei tanti irriducibili di Visso. Uno che ha deciso di tenere il punto, di non scendere sulla costa accettando una sistemazione temporanea in attesa che il ‘villaggio del legno’ nasca qui. “Quale albergo? Chi gli dà poi da mangiare alle bestiole?”, insiste Romolo, che sogna di poter rientrare presto nella sua casa. “Io la vedo in piedi, però dentro non ci sono entrato…e non lo so che ci sta…”, dice mettendo insieme dialetto e italiano. E comunque “penso che se non fa un altro terremoto io posso entrare. Mica farà sempre il terremoto, che dici?”. Romolo vive nella frazione di Villa Sant’Antonio, un paio di chilometri dall’abitato di Visso, molto danneggiata dal sisma del 30 ottobre: chiesa distrutta, case rase al suolo. E lui armato del suo bastone ogni giorno fa più volte avanti e indietro lungo questo tratto. “Vado a vedere le bestiole, gli do da mangiare, ho un magazzino dove entro – dice ammiccando, consapevole che forse è rischioso – e ho il mangiare. L’hai visti i miei cani come sono buoni?”, chiede al cronista che in questi giorni in piu’ di una occasione l’ha incrociato per strada, per poi vederlo fermo davanti alla sua casa. In effetti i suoi cani sono sempre in giro da quelle parti, e capita di vederli perché lì – a causa dei crolli di case a fil di strada – è stato predisposto il senso unico alternato regolato da semaforo e loro si avvicinano alle auto. A pranzo Romolo è nel campo base dove è stata allestita la struttura di accoglienza, il pomeriggio riparte a piedi per la sua casetta e poi torna, lento lento ma torna, per cena e dorme in una delle aree del campo base attrezzate per ospitare gli sfollati. Non disdegna di farsi misurare la pressione. Al mattino punto e daccapo: colazione dai militari dell’Esercito e poi via, dalle “mie bestiole”. Vorrebbe entrare in casa e non si capacita che non possa farlo: “Io ho visto il tetto un po’ rovinato, sì i coppi sono andati via, ma che ci vuole a ripararlo?”, dice . E spiega che il suo è un alloggio piccolo, “tanto sono solo io”, mentre l’appartamento al piano superiore è abitato – anzi era finora abitato – dal fratello. E dettaglia: “Tre camere, cucina e retrocucina, sala, bagno”. Assieme alle 2 oche, alla papera e alle 10 galline ci sono anche i conigli “ma quelli non sono miei, sono di un vicino, io gli fitto il posto…”. Il fratello Giuseppe, 79 anni, “quasi 80…”, ha i cani e le pecore, e anche lui resta qui: “Le pecore stanno in montagna per ora, poi però tornano e gli devo dare da mangiare. I cani stanno qui e devono mangiare anche loro…”, e si porta dietro un piatto di plastica con un po’ di pasta e lenticchie e patate e carne che ha tolto dal suo pranzo preparato dall’Esercito e distribuito nella grande tenda dove da oggi si mangia al coperto.

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Un altro irriducibile è Giovanni Falcucci, 80 anni, originario di Visso, dove vi è tornato dopo aver lavorato come assistente scolastico alle dipendenze del Comune di Roma. “Io resto qui. Dove vado, cosa trovo? Vorrei rientrare in casa, non so quando potrò farlo. Il tetto ha subito danni, le pareti dell’abitazione mi sembrano fatte a fette…”. Di impossibilità ad abbandonare “le bestiole” parla anche il 78enne Venanzio Bettacchi – questa gente quando gli chiedi come si chiamano si mette quasi sull’attenti e spicca cognome e nome -,”ho i conigli, i piccioni, i cani. Che faccio, a chi li lascio?”, e la moglie gli si stringe accanto, quasi a darli ragione e sostegno nella decisione che finisce con il coinvolgerla. Il legame tra esseri umani e animali è molto profondo, e la gente preferisce vivere qui.

Ma non solo anziani quelli che non lasciano Visso per la costa adriatica. O se lo fanno è solo a patto che gli si garantisca che ogni giorno possano tornare indietro, e infatti al momento funziona un servizio bus andata e ritorno da Civitanova a Visso. Servizio navetta, a orari definiti (ore 9 e ore 17) e questo finirà con il comportare problemi quando la gente riprenderà a lavorare, laddove si può, nel territorio terremotato. Ci sono anche i giovani a resistere, e anche in questo caso a far pendere la bilancia è la sorte degli animali, nel caso suo è un allevamento di pecore, vacche e cavalli. “Non sono tanti pero’ ho quelli, adesso c’è ancora l’erba e mangiano da soli ma quando finirà chi ci pensa?”. C’è chi ha detto si’ alla soluzione negli alberghi, ma ogni giorno fa il suo ‘pellegrinaggio’ davanti alla propria casa. Come Guido, 80 anni anche lui, che sta a Sant’Elpidio a mare e che prende il bus per risalire a Visso e va a guardare la sua casa. “Dico solo che abbiamo lavorato tanto per farci la casa e ora è tutto finito. Vengo qui per vedere, che altro posso o devo fare…?”, dice con gli occhi luccicanti. Come lui, Palmiro e tanti altri. Palmiro addirittura si mette in auto e va a piazzarsi davanti alla sua abitazione: non puo’ entrarci, puo’ solo vederla dall’esterno. E lui per ora si accontenta, la sua giornata scorre così. Gli occhi fissi a quell’abitazione, la mente che sicuramente va indietro nel tempo a ripercorrere la storia di quella casa e della sua famiglia. La figlia è una della Croce rossa di qui, si intristisce per quel che sta vivendo ma suo padre ma non può farlo più di tanto – almeno all’apparenza – perché deve occuparsi di chi ha bisogno di aiuto e di risolvere un problema. “Non lo scriva di mio padre, se lo sa si dispiace…”, però poi dice di sì, le storie vanno comunque raccontate. (AGI) 

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