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Terremoto: Azzone, 18 mesi e 20 milioni per Casa Italia

di Annalisa Cretella

Milano – Un anno, un anno e mezzo al massimo e un investimento che dovrebbe aggirarsi intorno ai 20 milioni di euro: è quanto racconta all’Agi, in un’intervista esclusiva, Giovanni Azzone, rettore del Politecnico di Milano, al quale il presidente del consiglio Matteo Renzi ha affidato la guida del team di Casa Italia, il piano a lungo termine per la prevenzione e messa in sicurezza del territorio.

Entro la fine di gennaio 2017 sarà pronta la mappa del rischio sismico, idrogeologico, industriale, vulcanico per ogni singolo comune italiano. Si avrà una sorta di indicatore della pericolosità lungo tutto lo stivale. E’ quella la data prevista per la fine della “prima” fase dei lavori della squadra di Casa Italia, composta da supertecnici coordinati da Azzone, con la collaborazione di Renzo Piano e dei suoi architetti. La partenza è avvenuta oltre due mesi fa (era il 2 settembre quando Renzi chiese la disponibilità del professore) e da quel momento Casa Italia sta lavorando a pieno ritmo anche se il gruppo non è ancora al completo.

“Sono stati nominati solo 13 dei 17 esperti previsti nel team, composto da demografi, giuristi, urbanisti, matematici ed economisti. Gli altri 4 sono in fase di definizione”, spiega il project manager che illustra il progetto che sarà realizzato da questa “unità snella” e a basso costo. La disponibilità necessaria per portare a termine tutto il lavoro previsto è di circa “15-20 milioni di investimenti pubblici”.

C’è da dire che il lavoro di Azzone e di altri 4 tecnici è svolto a titolo del tutto gratuito. “Gli altri esperti – sottolinea – hanno compensi che arrivano al massimo a 60mila euro lordi all’anno, comprensivi di spese di viaggio”. Tornando alla cifra dei 20 milioni, il coordinatore precisa che “è orientativa, servirebbe a coprire tutto il progetto, con le diverse fasi, che sono 4, da realizzare in un anno e mezzo al massimo. Al termine nascerà una nuova struttura che vuole ‘scalare’ tutto il territorio nazionale e le cifre saranno diverse, ovviamente. Ma di questo si parlerà più avanti”. Per i fondi, non ci dovrebbero essere problemi. “Nella Finanziaria – afferma – è previsto che ci siano oltre 3 miliardi di euro di investimenti non ancora allocati, e tra i temi di questi investimenti ce ne sono alcuni sui quali sta lavorando Casa Italia. Se riusciamo a produrre delle idee intelligenti, potremo tradurle in realtà”.

Ma veniamo alla tabella di marcia che si sono dati a Casa Italia, da completare appunto in un anno, o al massimo in un anno e mezzo. A due mesi dalla partenza del progetto siamo nella fase uno: la mappatura, la creazione di un data base. Uno strumento che permetterà di “capire quanto sono vulnerabili le nostre città e rendere accessibili a ogni cittadino le informazioni sulla pericolosità dei luoghi nei quali viviamo.

“Il nostro obiettivo è passare da politiche e informazioni settoriali, per cui ci si occupa di sisma fino a due mesi dopo il terremoto, ad avere una visione a tutto tondo“. Si tratta di calcolare “quante abitazioni in stato di pessima conservazione esistono, per esempio a Ladispoli quante hanno più di 100 anni, quante sono in mattoni o in cemento. Censire e mettere insieme le informazioni sui luoghi e valutare l’esposizione al rischio degli edifici e delle persone”.

Questo servirà anche a creare nei cittadini una “coscienza del problema della fragilità dei luoghi. E i dati evidenzieranno livelli di vulnerabilità diversi, quindi le zone dove iniziare prima”. A essere coinvolta è tutta l’Italia, e non solo le zone già colpite dai terremoti. Anche perché non è l’emergenza a guidare Casa Italia. “Su Amatrice lavora Errani, c’è già una struttura che sta funzionando benissimo. Meno interferiamo meglio facciamo. Non è il caso di confondere l’oggi e il domani. Noi ci occupiamo del domani”.

La seconda fase, che partirà entro la prossima estate, consiste nello scegliere 10 progetti-tipo di intervento da replicare su scala più larga”, in tutto dieci edifici che saranno oggetto di sperimentazione, con l’apertura di rispettivi cantieri. In pratica “ci sarà un intervento fisico su un edificio – illustra Azzone – per mostrare come sia possibile rendere più sicuro un palazzo senza obbligarci a cambiare il nostro modo di vivere”. Questo step, prevede, dunque, la definizione delle tipologie e la scelta dei luoghi, e poi dei tempi normali per le procedure dei lavori pubblici”.

Quali saranno le abitazioni prescelte e dove, non si sa ancora. Ma di certo la valutazione sarà fatta in base ad alcuni criteri: “Dovranno essere edifici di tipologie differenti, in cui risiedono da 4 a 10 famiglie, con materiali costruttivi diversi, sia in pietra che in cemento armato, soprattutto degli anni ’60. E localizzati nelle aree più pericolose, ma in tutta Italia, dall’Emilia alla Sicilia”. Il terzo fronte riguarda i finanziamenti e questo ovviamente non ha scadenze. Bisogna “capire quanto serve come finanziamento pubblico nei prossimi anni e quali le possibilità finanziarie che, per esempio, sono date dal piano con Juncker o dalla Bce“.

“Parallelamente – aggiunge – vorremmo valutare l’efficacia delle forme di incentivazione già presenti”. Il riferimento è al ‘sisma bonus’ previsto nella Finanziaria. “Ci sono delle aspettative che questo faccia ripartire il quadro degli interventi della messa in sicurezza sismica – osserva – ma bisogna verificare nella realtà se questo strumento è efficace oppure no”. L’ultima fase, e non per importanza, riguarda la formazione. “Crediamo che ci debba essere una cultura della fragilità del paese e dell’inevitabilità della prevenzione che nasca dalle scuole elementari e venga approfondita nelle medie – prosegue Azzone -. Vorremmo sviluppare un piano formativo integrato e organico, insieme con la scuola nazionale di amministrazione e il ministero dell’istruzione”.

Ci sarebbe già l’interesse del ministro Stefania Giannini. E nelle prossime settimane inizieranno incontri tecnici per capire come fare entrare questo tema nelle scuole dall’anno scolastico 2017-2018, con attività formative e giochi didattici. 

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