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Terremoto, notte di scosse infinite e di paura a Visso

(dall’inviato Enzo Castellano)

Visso – Il paradosso del terremoto è che è stato lo stesso sisma a evitare vittime: dopo la prima forte scossa, tutti fuori di casa e negozi a Visso, e così la seconda scossa – due ore dopo – pur facendo danni ha colpito solo cose inanimate. E la gente di qui lo sa e lo dice. Il bilancio provvisorio delle due scosse di magnitudo 5.4 e 5.9 che mercoledì sera hanno colpito le Marche è di un bambino gravemente ferito e un uomo morto d’infarto. Nella notte la terra ha tremato ancora, con la più forte delle scosse registrata alle 5.19 di magnitudo 4.1. E per il sindaco di Visso, Giuliano Pazzaglini, “i due terzi del patrimonio immobiliare è inagibile“. 

Arrivare a Visso è stata una gimkana su strette strade di montagna che aggirano le vie principali di accesso dalla Valnerina, versante umbro, e dal maceratese, versante marchigiano. Un’incognita, con il buio della sera, la pioggia battente, il vento. E con quei grossi massi caduti dalla montagna e finiti sulla strada. Spaventa percorrere le gole della Valnerina dopo un terremoto; gole naturali di roccia e alberi che sono un’attrazione turistica quando la terra non si scuote e non scuote uomini e cose.

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Le violente scosse sismiche solo all’apparenza sembrano non aver interessato i tunnel che ci sono lungo il percorso, in realtà quando ci sei dentro ti rendi conto di dover schivare a zigzag enormi blocchi di pietra venuti giù che hanno sfondato in qualche punto le barriere in cemento armato e sono finiti quindi sulla carreggiata, all’interno del budello di cemento e asfalto. Percorrendo questi tunnel ti auguravi solo che non arrivasse un’altra di quelle scosse, rischiavi di ritrovarti in trappola, bersaglio di massi impazziti. Sulla strada, in un tratto in discesa, un autocarro è adagiato con una fiancata su una parete della montagna, il carico di legna da affidare al camino per fronteggiare il freddo dell’inverno è sparso sull’asfalto, due ruote sono saltate dagli assi: è stato il terremoto delle 19,11 a sorprendere il conducente sulla via del ritorno, la terra ballava sotto le ruote.

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Per fortuna l’incidente è stato solo meccanico. Alla fine, dopo un giro tortuoso, chilometri che sembrano allungarsi, ecco Visso, quasi un approdo. Ma non è così per la gente del posto, che ha affrontato una notte di paura, scegliendo le auto come riparo e per provare a riposare. La zona del “piano”, alla periferia dell’abitato, ha fatto e fa da centro di raccolta, grazie anche alla presenza di una struttura in passato scuola e ora centro della Croce rossa e che dal terremoto del 24 agosto è diventato anche Casa comunale. Qui, diverse decine di persone, specie anziane, si sono rifugiate e hanno trovato volontari che non si sono fermati un attimo per dare sostegno.

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La cucina ha anche sfornato pizza, e non sono mancati biscotti, nutella e le brocche di camomilla. è un intrecciarsi di racconti, di storie su come si è scappati di casa dopo la scossa delle 19,11. Qualcuno ha provato a sdrammatizzare e detto “mi sono persa una trasmissione tv…”. Le persone più avanti negli anni preferivano però il silenzio, la loro mente viaggiava tra i ricordi e forse la rassegnazione, dopo due mesi di sciame sismico innescatosi dalle scosse del 24 agosto.

La terra ha tremato a ripetizione, sembra come se qualcuno sbatta porte e finestre della struttura o ti prenda per le spalle e ti scuota, ma è il terremoto a fare rumore. Se stai seduto in auto, le senti le quattro ruote e l’abitacolo muoversi. Ma è poca cosa rispetto alle due scosse di ieri sera, o almeno la gente del posto fa finta di non preoccuparsi. Ma la paura la leggi negli occhi. Da queste parti umbro-marchigiane si usa dire “è passato il terremoto” o semplicemente “è passato” e si capisce a cosa ci si riferisca. Non come a qualcosa che è andato via, ma a una presenza. E si sa che andrà avanti a lungo, perchè Visso è in una zona di confluenza di valli e fiumi, e con la natura insofferente ha spesso a che fare. In una delle sale della struttura della Croce rossa si fa il punto della situazione; il sindaco Giuliano Pazzaglini, peraltro della protezione civile della regione Marche, tiene un briefing notturno per organizzare il supporto alla popolazione: bagni chimici, cucine da campo, alloggi di fortuna ma dignitosi. Si aspetta l’Esercito. Si ipotizzano 600-800 sfollati su una popolazione complessiva di 1200, frazioni comprese, sono 13 le frazioni di Visso.

Si pensa a quali strutture sfruttare: la sede Cri, la palestra, la piscina coperta ma quest’ultima necessita di opere di rinforzo. Non si è pensato per anni, meglio non rischiare ora di trovarsi con un cedimento strutturale. Un’ottantina le tende che potrebbero servire subito. è stato necessario abbattere del tutto alcune case che erano state danneggiate dalle scosse e in parte finite sulla strada bloccando la viabilità in paese. Altro tema caldo è il rischio sciacallaggio: case e locali pubblici sono stati abbandonati di corsa, le porte lasciate aperte. La gente in strada si accorgerebbe subito di facce sconosciute, puo’ essere una garanzia, ma la vigilanza non è mai abbastanza. E intanto le scosse si susseguono…la notte degli abitanti di Visso è stata senza pace. Come pure nelle vicine Ussita e Castelsantangelo del Nera. La temperatura scende, è sopportabile. Ma in inverno qui si toccano anche i meno 15, la neve è una compagna abituale e questo preoccupa molto. Chi può mette l’auto a distanza da alberi, cornicioni, e ci si ripara. Vetri appannati, dentro le vetture ci sono famiglie che hanno provato a strappare un po’ di riposo.

Il paese avvolto nel silenzio: non perchè si dorma nelle case, ma perchè è vuoto, deserto. La pioggia, per ore battente, ha subito reso tutto ancor più precario. C’è l’illuminazione e le case danneggiate si vedono bene, il teatro è andato giù, danni alla Collegiata, caduta la facciata della chiesa di Sant’Antonio nella frazione di Villa, hanno ceduto le facciate di diversi edifici di Visso. “A me 90 non ha portato bene”, dice Margherita, novant’anni di età, “quando ho compiuto gli anni mi hanno fatto una festa ma io chiedevo perchè…tanto lo sapevo che non mi portava bene”. Dopo la prima scossa ha sentito che il lampadario di casa si abbassava sulla sua testa, “e non capivo…”. La figlia e la badante l’hanno aiutata a uscire. La notte l’ha trascorsa su una sedia, nella struttura della Croce rossa, un bicchiere di camomilla stretto tra le mani. Cullata, come tanti, dalle scosse sismiche a ripetizione. Cullata, in una notte insonne, da una terra inquieta per chissà quanto tempo ancora. E con l’alba per la gente di qui sarà subito un interrogarsi angosciato sul che fare e su come e quando riappropriarsi di una vita normale .(AGI) 

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