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Terremoto "punizione divina", Israele si scusa con l'Italia

Gerusalemme – Lo Stato di Israele si è scusato per la contestatissima uscita del proprio viceministro della Cooperazione Regionale, Ayoob Kara, che mercoledì aveva definito il nuovo terremoto nelle Marche e in Umbria una “punizione divina” per il ‘contributo’ italiano, attraverso l’astensione, alla recente adozione da parte dell’Unesco di una risoluzione nella quale sostanzialmente si disconoscono gli storici legami tra l’ebraismo e i luoghi sacri di Gerusalemme. “Condanniamo e ripudiamo tali affermazioni del viceministro”, si legge in un comunicato ufficiale attribuito al portavoce del ministero degli Esteri israeliano. “Sono disdicevoli, e sarebbe stato meglio se non fossero proprio state pronunciate”, prosegue la nota. “Dopo aver reso quella dichiarazione, il viceministro Kara ha espresso le sue scuse. Si tratta di “parole che non rispecchiano in alcun modo le profonde relazioni tra i due popoli, e tra i governi d’Israele e dell’Italia. Il primo ministro Benjamin Netanyahu”, si sottolinea concludendo, “incontrerà quanto prima il viceministro per una discussione chiarificatrice”. 

LA FRASE INCRIMINATA
Kara, 61 anni, appartenente alla minoranza etnico-religiosa dei drusi, è deputato alla Knesset per il Likud, lo stesso partito di centro-destra guidato da Netanyahu. Risale a tre giorni fa la frase incriminata, pronunciata al termine di un’udienza in Vaticano durante la quale era stato ricevuto da papa Francesco: “Sono certo che il sisma”, aveva asserito, “si è verificato a causa della decisione dell’Unesco”. Lo stesso giorno il governo dello Stato ebraico ha richiamato in patria “per consultazioni” il suo ambasciatore presso l’agenzia Onu per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, Carmel Shama-Hacohen. Nel controverso testo si utilizza tra l’altro la sola definizione araba per il sito che i musulmani chiamano ‘Spianata delle Moschee’, mentre per gli ebrei e’ il ‘Monte del Tempio’, comprendente tra l’altro il Muro del Pianto. Inoltre si sostiene che la porta di Mughrabi costituisce “parte integrante della moschea di al-Aqsa” e della stessa Spianata delle Moschee, mentre le Tombe dei Patriarchi a Hebron e quella di Rachele a Betlemme lo sono “della Palestina”. L’astensione italiana è stata fortemente criticata anche dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che l’ha liquidata come “presa in automatico”, mentre il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha preannunciato un netto cambio di atteggiamento alla prossima occasione, con il passaggio al voto contrario. La risoluzione dell’Unesco è stata comunque approvata con un numero di pareri positivi inferiore a quello delle astensioni, 24 a 26 rispettivamente, raccogliendo inoltre il no di sei Stati occidentali e/o comunitari: Usa, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Lituania ed Estonia. (AGI) 

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