TwitterFacebookGoogle+

Terrorismo, attentatore Parigi inviò soldi in Italia

Roma – C’è un fil rouge che dagli attentati di Parigi arriva in Italia e che potrebbe rappresentare l’indizio sulla presenza di una “rete associativa”, di un “gruppo predisposto a compiere atti di terrorismo nel nostro e in altri Paesi”. “Seguendo i money transfer, abbiamo ricostruito una rete che, partendo da uno degli attentatori di Parigi, è finita in Italia. Ci sono indagini in corso”, ha reso noto il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti, nel corso di un’audizione davanti alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera. “Flussi – ha proseguito – sono partiti dall’attentatore e sono finiti ad un tizio che stava qui in Italia, poi da questo tizio sono partiti altri trasferimenti da money transfer verso altri soggetti che stanno in Italia e che stanno all’estero. Stiamo ricostruendo la rete che puo’ anche essere una rete associativa, puo’ essere un gruppo predisposto a compiere atti di terrorismo nel nostro e in altri Paesi”.

Nelle indagini sul terrorismo internazionale “abbiamo un problema molto serio con gli interpreti, sia per quanto riguarda il numero, che e’ esiguo, sia per quanto riguarda la loro intrinseca affidabilità”, ha affermato il procuratore nazionale. “E’ indispensabile – ha spiegato Roberti – un potenziamento del supporto linguistico agli inquirenti: ci scontriamo con una montagna apparentemente insormontabile, svolgere indagini utilizzando interpreti affidabili per lingue e dialetti spesso incomprensibili che pero’ sono assolutamente indispensabili da interpretare”. “Per rendere sempre piu’ incisiva l’azione di contrasto al finanziamento del terrorismo, sarebbe opportuno accentuare il controllo delle segnalazioni di operazioni sospette da parte dei cosiddetti money transfer”, ha sottolineato. “C’e’ una scarsa incidenza – ha affermato ancora Roberti – delle segnalazioni di operazioni sospette da parte delle agenzie di money transfer che hanno sede legale nei Paesi comunitari e che hanno qui solo agenzie: queste ultime, per essendo tenute per legge alla segnalazione, difficilmente la fanno, per cui sfugge al controllo e alle indagini una parte di flussi finanziari potenzialmente destinati a finanziare condotte terroristiche. Eppure, quello che abbiamo verificato nella esperienza operativa e’ che tutti i principali attentati terroristici di matrice islamica, dalle Torri gemelle nel 2001 sino a Parigi e Bruxelles, sono stati sempre preceduti da rimesse di denaro ad alcuni degli esecutori materiali”. “Risulta – ha concluso il procuratore – dagli accertamenti gia’ effettuati dall’Uif e dalla Guardia di finanza che alcuni operatori del settore hanno sistematicamente eluso l’obbligo di segnalazione o non hanno i requisiti previsti dalle norme vigenti. Un monitoraggio dei flussi di denaro attraverso i money transfer verso soggetti considerati a rischio terrorismo potrebbe rivelarsi insomma un utile strumento di prevenzione”.

“Oggi il terrorismo interno non e’ tra le principali preoccupazioni”, ha detto il capo della Polizia, Franco Gabrielli, in occasione della consegna al Corpo di una medaglia d’oro da parte del comune di Tuoro sul Trasimeno, di cui era originario Emanuele Petri, sovrintendente ucciso dalle nuove Brigate rosse. Eppure, ha ricordato Gabrielli, anche quell’evento dovrebbe insegnarci che pochissime persone che possono in qualche modo sfuggire alle maglie di una verifica o di un controllo poi possono fare danni: quindi anche in questo campo non bisogna mai abbassare la guardia, ci sono segnali che ci sono persone che non hanno abbandonato l’idea che si possa fare la rivoluzione nel nostro Paese e sarebbe un gravissimo errore se noi ritenessimo che quel capitolo tristissimo della nostra storia sia definitivamente terminato”. “Il sacrificio di Petri – ha concluso Gabrielli – fu decisivo, quel giorno segno’ l’inizio della fine di quegli epigoni del terrorismo nostrano, perche’ grazie a quel sacrificio fu rinvenuto il telefono che poi rappresento’ un po’ il bandolo che ci consenti’ di arrivare all’individuazione e alla neutralizzazione della cellula brigatista”.

Quella del terrorismo internazionale e’ “una minaccia completamente diversa, globale, indistinta, molto spesso disarticolata mentre il brigatismo era essenzialmente disorganizzazione”, ha sottolineato Gabrielli. “La stessa possibilita’ che esistano dei ‘lupi solitari’ – ha spiegato Gabrielli – soggetti la cui radicalizzazione molto spesso avviene fuori dai circuiti ordinari, sul web, rende tutto molto piu’ complicato. Noi dobbiamo avere la consapevolezza che questa minaccia esiste ma dobbiamo continuare a vivere la nostra vita, non nell’angoscia dell’attesa di un evento che puo’ anche accadere ma che assolutamente non deve stravolgere la nostra quotidianita’”. Per il capo della Polizia, “se noi mutassimo il nostro stile di vita, se cedessimo all’idea che ogni situazione, ogni luogo di aggregazione sia di per se stesso un luogo di pericolo, questi signori avrebbero gia’ vinto, perche’ l’attacco portato alle nostre citta’ e’ proprio al nostro modo di essere, ai nostri valori”. (AGI) 

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.