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Terrorismo: Mattarella, necessarie fermezza cultura e sviluppo

dall’inviato Nicola Graziani

Mbalmayo (Camerun) – I notabili della citta’, cinquanta chilometri nella foresta a nord della capitale, lo proclamano un loro parigrado, regalandogli un seggio di legno rosso simbolo del suo nuovo status di anziano di Mbalmayo. Quasi un sigillo sul viaggio africano di Sergio Mattarella, che si concludera’ tra 24 ore. Mbalmayo e’ il simbolo dei diversi approcci, susseguitisi nel tempo, della presenza italiana in Camerum come in tutta l’Africa subsahariana: nel 1970 vennero qui i primi volontari italiani, legati al mondo cattolico, a fare una scuola, un ospedale, un istituto artistico. Strutture finanziate anche dalla cooperazione italiana allo sviluppo e dall’Unione Europea. Oggi questo centro sanitario ed educativo e’ gestito dall’organizzazione non governativa “Centro Orientamento Educativo”. Vi operano i volontari di Sant’Egidio, ma a poca distanza sorge anche un Inter Campus, e oggi molti ragazzi vestono la divisa nerazzurra per accogliere il presidente italiano. Il quale e’ in Camerun per lanciare un nuovo tipo di partnership con questa parte di mondo, in espansione economica ma anche sotto la minaccia terroristica dell’integralismo musulmano.

La risposta, dice Mattarella, deve essere di fermezza, pero’ occorre andare piu’ a fondo. E’ vero: “Il primo antidoto contro il terrorismo e’ il contrasto determinato”, ma “la cultura e il miglioramento delle condizioni economiche sono particolarmente importanti”. Arte, istruzione, sviluppo sono “strumenti per avvicinare i popoli e gli Stati, combattendo ignoranza ed oscurantismo”. Una relazione, tra Stati e popoli, “in cui non c’e’ un Paese che da’ ed un Paese che riceve, ma solo due popoli che si arrficchiscono attraverso esperienze comuni”. Come a dire, non c’e’ chi insegna e chi impara, ma uno scambio paritario tra soggetti sullo stesso livello. Anche per questo loda sia i ragazzi sia i volontari di Mbalmalyo: “Ogni giovane qui presente costituisce una promessa per il futuro del Camerun, una promessa che i volontari, italiani e camerunensi, con il loro lavoro rafforzano ogni giorno. Questi giovani, gli studenti volontari, rappresentano cio’ che di meglio i nostri due Paesi hanno da offrire”. Una speranza su cui si addensa l’ombra di Boko Haram, il gruppo terrorista islamico che da anni ha scatenato la guerra in una regione tra ili nord del Camerun e la Nigeria. Le ansie di questi ragazzi si parano di fronte a Mattarella quando visita la mostra dell’Istituto di Belle Arti. La prima opera su cui gli cade l’occhio e’ un quadro in acrilico e vernice che raffigura proprio le violenze degli estremisti. Come a dimostrare che, pur tra le opere che emanano allegria che costituiscono la maggior parte dell’esposizione, un velo di tristezza non puo’ non esserci: la’ fuori, fuori del Coe, c’e’ una guerra, c’e’ la poverta’. “L’ignoranza e la miseria forniscono il terreno di coltura per il reclutamento di terroristi” riflette piu’ tardi Mattarella, quando tornato a Yaounde’ vede altri giovani talenti, i ragazzi cui consegna il diploma di laurea in ingegneria ottenuta alla fine di un corso organizzato dall’Universita’ di Padova e dall’Ecole Nationale Superieure des Travaux Publics. “Rimuovere queste condizioni significa togliere l’acqua al terrorismo”, prosegue. Da questo punto di vista e’ bene sottolineare come sia importante la collaborazione internazionale: “Quella fra Italia e Camerun e’ molto alta e se fosse cosi’ dappertutto sarebbe un grande contributo contro il terrorismo”. Del resto Roma ospitera’ anche per questo motivo la Conferenza Italia-Africa prevista per il 18 di maggio. “Sara’ un appuntamento molto importante, un confronto costruttivo – dice Mattarella – contiamo sul fatto che emergano idee e proposte concrete. Finora i contatti fanno sperare bene”. Per battere il terrorismo ci vuole anche molta fiducia.(AGI) 

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