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Terrorismo: profili e siti arabi su cellulari sequestrati

Genova – Ci sono profili e siti in lingua araba, ora al vaglio degli investigatori, nei telefoni cellulari sequestrati ai tre marocchini indagati nell’ambito dell’operazione antiterrorismo della Polizia di Stato: gli apparecchi, trovati negli appartamenti in uso ai tre, saranno ora sottoposti ad analisi tecniche più approfondite.

Nel corso delle perquisizioni – disposte dalla Procura distrettuale antiterrorismo di Genova ed eseguite dal personale della sezione polizia postale e delle comunicazioni di Imperia, unitamente a quello della digos e della squadra mobile della questura di Savona, con l’ausilio di una unità cinofila della polizia di stato di Torino – sono stati trovati anche cocaina, bilancini e 5 mila euro in contanti, oltre ad una decina di documenti di identità italiani, non rubati, sui quali sono in corso approfondimenti per verificare se siano legati ad una possibile attività di spaccio da parte degli arrestati (ad esempio lasciati a garanzia del debito),o se invece il loro possesso sia finalizzato a ben altri impieghi.

In considerazione della crescente rilevanza della comunicazione via web per il terrorismo jihadista, il servizio polizia postale e delle comunicazioni – anche con l’ausilio di interpreti madrelingua – nel corso dell’ultimo anno ha monitorato 11.833 siti e spazi virtuali, oscurandone 6.635. “Tale incessante attività – spiega la polizia – consente, a seconda dei casi, ad operare sotto un profilo penale, attraverso l’arresto degli individui o dei gruppi nei confronti dei quali si acquisiscono elementi di reità perseguibili secondo l’ordinamento giuridico italiano (come è accaduto, per fare un esempio, per i due jihadisti di Milano e Brescia, che postavano su twitter minacce all’Italia pubblicando foto del Colosseo e di diverse stazioni ferroviarie e progettavano di colpire l’aeroporto militare di Ghedi e l’azienda presso la quale lavorava uno dei due),o attraverso un profilo amministrativo, mettendo il ministro dell’Interno in condizione di espellerli dal territorio italiano per contiguità all’IS”. (AGI)

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