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Terrorismo: Renzi, no minaccia specifica ma rischio c'è

Roma – “Non sottovalutiamo niente”, “non ci sono minacce specifiche” ma il rischio “è vero e possibile”. Il premier Matteo Renzi partecipa a un seminario su sicurezza e terrorismo e afferma che nulla viene sottovalutato e che non ci sono segnali specifici di possibili attentati, ma “siamo un paese inserito in una dinamica mondiale” per cui il rischio c’è. “Convivere con questo rischio è possibile solo se avremo una strategia tale da essere orgogliosi di essere italiani”. “La minaccia è nuova, diversa, violenta anche nella sua presenza nella vita quotidiana, oggi i simboli degli attacchi sono luoghi della quotidianità e non solo in Europa. C’è bisogno di una capacità molto ampia di rispondere a un problema grande a livello internazionale. Ma gli italiani sono capaci di rispondere”. “La minaccia – ha ripetuto Renzi – è nuova, non inedita se non nelle forme, ma non è la prima volta che c’è una minaccia. E’ bello farsi coccolare dalla nostalgia, ma non è così, in passato abbiamo avuto altri periodi di insicurezza”, ha detto ricordando il terrorismo e le stragi di mafia.

“Nella dimensione del palazzo negli ultimi vent’anni c’è stato un progressivo discredito nelle istituzioni e si è fatto passare il messaggio che chi sta nel palazzo si occupa solo di se stesso. E’ vero, ci sono stati episodi squallidi e schifosi nel palazzo. Ma oggi c’è questo premier, poi ce ne sarà un altro, possono cambiare le parti politiche, ma c’è una cosa che ci deve tenere assieme: il rispetto delle istituzioni non può essere messo in discussione“. Cosi’ continua il premier nel suo ragionamento. Renzi ha messo in luce l’esigenza di una strategia che coinvolga il “sistema-Paese”. “Noi siamo nettamente più forti delle minacce, le nostre istituzioni sono più forti di ogni pericolo – ha detto – la nostra appartenenza alla comunità internazionale non ci mette al riparto dai rischi ma ci rende sicuri di poter sconfiggere chi vuole distruggere il nostro Paese”.

“C’è un segno meno rispetto ai reati, quindi si dovrebbe dire che stiamo meglio, ma nel Paese c’è una percezione di paura”, in parte perché anche i fenomeni di microcriminalita’ vengono percepiti in modo forte, “e a questo si aggiunge che il jihadista ha una strategia di comunicazione, per cui rivendicano anche attacchi che poi gli analisti dicono non siano di matrice jihadista”. Serve dunque aumentare le nostre capacità di “contronarrazione”. 

E ancora: “Questo settore è quello in cui la foresta che cresce non fa notizia. Addirittura nel dibattito politico – fa notare Renzi – quando si arresta un presunto terrorista una parte della politica dice ‘questo dimostra che non siamo un paese sicuro'”, insomma, “anche quando si fa tutto il necessario ‘non basta mai’, perche’ non possiamo stare mai tranquilli”. Il premier ha poi espresso il suo ringraziamento al lavoro degli operatori della sicurezza, valorizzando il fattore umano nell’analisi dei big data: “Saper decrittare e scandagliare la realtà per quello che è e non per quel che viene rappresentata e’ l’elemento che fa la differenza. Il capitale umano è sempre l’elemento che fa la differenza. Certo che la tecnologia ci aiuta: oggi teoricamente con uno smartphone puoi avere più notizie del presidente degli Stati uniti dieci anni fa. Ma il capitale umano è quello che fa la differenza”. Dunque “nella semplificazione dei media sembra che l’Italia sia sotto minaccia del terrorismo mentre prima viveva nell’eden. Ma quando io andavo alle medie, la mafia metteva le bombe nelle citta’”. (AGI) 

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