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Tettamanzi apre ai sacramenti ai divorziati risposati

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Card. TettamanziCard. Tettamanzi.

ANDREA TORNIELLI –
Città del Vaticano –

«In attesa delle discussioni sinodali penso che l’ipotesi potrebbe essere accolta», anche se a «precise condizioni». Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, teologo moralista nonché collaboratore di Giovanni Paolo II per la stesura delle sue encicliche in materia morale, apre alla possibilità di concedere i sacramenti ai divorziati risposati. Il cardinale ha scritto un libro, «Il Vangelo della misericordia per le famiglie ferite» (San Paolo) e in un’intervista con «Famiglia Cristiana» ne ha anticipato il contenuto. Anche se Tettamanzi non partecipa al Sinodo, le sue parole sono significative: l’ex arcivescovo ambrosiano non è inseribile nel cliché del prelato progressista.

 

«Non voglio minimamente entrare nel dibattito che ha preceduto il Sinodo sulle famiglie. Il rischio è di dimenticarsi del cuore vero del problema: le persone, le famiglie ferite e il loro cammino di fede», afferma il cardinale nell’intervista. Tettamanzi nel libro ricorda che i divorziati risposati non possono ricevere l’eucaristia a motivo della loro condizione di vita e dell’«alleanza spezzata».

 

Ma nell’intervista spiega: «Permane l’amarezza per coloro che si sentono giudicati come “imperdonabili”. Invece, Dio ama, tutti nessuno escluso, con un cuore misericordioso». Il cardinale racconta di essersi sentito interpellato da questo: «Nel 2008 ho scritto “Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito”, una lettera per far comprendere la posizione della Chiesa e per vivere gli spazi smisurati che il cuore di Cristo apre a tutti».

 

Tettamanzi aggiunge: «Mi faccio guidare dalla luce del Vangelo e dall’esperienza umana. Ho a cuore “la cura delle anime” e per questo suggerisco pazienza, dialogo e perdono: un cammino esistenziale in cui le persone si confrontano con i propri errori e, passando per un percorso di purificazione e maturazione, arrivano a riconciliarsi tra loro, con la Chiesa e con Dio».

 

«Sollecito una pastorale, come dice papa Francesco, intelligente, coraggiosa e piena d’amore, fatta di vicinanza, compassione e condivisione, senza giudizio né condanna della persona. Un cammino pastorale – aggiunge Tettamanzi – nel segno dell’inclusione e non dell’esclusione, dove l’intelligenza e il coraggio trovano nell’amore il loro fondamento, il loro dinamismo e il loro compimento. Una pastorale di annuncio e di educazione alla grandezza e alla bellezza umana e cristiana del matrimonio».

 

Dunque, e qui sta la novità, il cardinale non esclude l’ipotesi di una possibile ammissione a determinate condizioni, dei divorziati risposati ai sacramenti della penitenza e dell’eucarestia. «In attesa delle discussioni sinodali penso che l’ipotesi potrebbe essere accolta a tre precise condizioni che determinano una strada da percorrere: se dei sacramenti si assume, secondo l’insegnamento costante della Chiesa, il significato di “segni delle misericordie di Dio”; se si evitano indebite confusioni sull’indissolubilità del matrimonio e si assicura un recuperato impegno di vita cristiana attraverso “cammini di fede” che siano veri e seri».

 

Infine, il cardinale si augura che il Sinodo «promuova una “iniziazione cristiana per adulti” in analogia a quella per bambini e fanciulli». E che «sia luogo di sapienza evangelica, incontro che si fa dialogo e genera comunione. Un evento illuminato e guidato dallo Spirito».

Fonte

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