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Tirrenia si vanta di avere personale “tutto italiano”, ma forse non è stata una grande idea

Tirrenia e Moby scivolano sul marketing, esponendosi alle bordate dei social network. Ha creato grande scalpore la locandina con la quale le due compagnie marittime invitano a viaggiare sulle loro navi, il cui personale “è tutto italiano”. Tasto sensibile all’indomani delle elezioni, nelle quali il tema degli stranieri ha dominato, e che ha portato molti commentatori ad accusare l’armatore, Vincenzo Onorato, di essere razzista.

Su Twitter e Facebook la locandina dei marittimi si è diffusa velocemente, a partire da Marco Faccio, fondatore di un’agenzia di comunicazione ed ex dipendente del gruppo Armando Testa, lo stesso che ha firmato la pubblicità incriminata: “Non c’è più bisogno di fake news, siamo diventati stronzi davvero. Io giuro che, in quanto pubblicitario, mi sarei rifiutato di dare questo messaggio”.

Ecco dove siamo arrivati. Non c’è più bisogno di fake news, siamo diventati stronzi davvero. Io giuro che, in quanto pubblicitario, mi sarei rifiutato di dare questo messaggio.
E’ una vergogna! #Piuttostoanuoto #moby #tirrenia pic.twitter.com/Wlv0DtrQyH

— marco faccio (@marcofaccio) March 12, 2018

Sempre su Twitter, a un utente che difende il diritto dell’armatore di assumere “chi gli garba”, la celebre scrittrice sarda Michela Murgia replica: “Ma non può discriminare su base etnica, religione, politica, orientamento sessuale, genere e salute. E’ la legge, non i suoi pregiudizi, a regolare il mercato del lavoro”.

Un imprenditore assume chi gli garba, ma non può discriminare su base etnica, religione, politica, orientamento sessuale, genere e salute. E’ la legge, non i suoi pregiudizi, a regolare il mercato del lavoro.

— Michela Murgia (@KelleddaMurgia) March 12, 2018

Su Facebook la situazione è anche peggiore, con centinaia di commenti critici sotto i post della Tirrenia. Un’utente scrive “Gli italiani mica sono tutti bianchi. Io per esempio sono mista, italiana di sangue ma nera. Vi lascio…affondare nel dubbio di come sia possibile!”, mentre un altro ironizza alcuni ironizzano sull’utilizzo della formula inglese “Made in Italy” sulla locandina. Allora è la compagnia stessa che si affretta a chiarire la sua posizione: “Il Gruppo Onorato Armatori è orgoglioso di impiegare solo personale italiano o comunitario regolarmente assunto, piuttosto che personale extracomunitario sottopagato, impiegato con contratti non italiani, come accade in altre compagnie di navigazione”, si legge in un post.

“Onorato Armatori continuerà, come ha sempre fatto, a denunciare ogni forma di sfruttamento dei lavoratori del mare, italiani o extracomunitari che siano, e soprattutto non smetterà mai di ringraziare ed encomiare i propri dipendenti, grazie ai quali l’attenzione e la cura del cliente sono al primo posto in ogni viaggio effettuato a bordo delle nostre navi”. Il riferimento è agli armatori concorrenti, accusati da Onorato di assumere personale straniero con contratti da fame. Replica che non chiarisce però l’automatismo secondo il quale gli stranieri dovrebbero essere pagati meno degli italiani.

Nel 2015 Onorato spalleggia l’emendamento presentato dal deputato del Partito Democratico Cociancich, con il quale si cercò di limitare i benefici fiscali del Registro Internazionale alle sole navi che imbarcano in via esclusiva equipaggi italiani o comunitari. Approvato nel 2016, l’emendamento verrà bloccato dal Ministro delle infrastrutture Delrio.

Ma la questione, sui social, è più “di pancia”. Come scrive una commentatrice, “Da una compagnia che vive di viaggi, di mare, di porti, ci si aspetterebbe ben altro: cultura, conoscenza e – perché no? – anche un pizzico di poesia”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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