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Tivù, cinema, web ed editoria: una stagione nel nome del Signore

Suor Cristina a the voiceUna suora è virale su YouTube. La Bibbia record d’ascolti in tivù. E Noè sbarca a Hollywood. Il boom del marketing di Dio.

di Matteo Forlì –

La toga benedice gli ascolti televisivi. Hollywood scrittura le Sacre Scritture. L’effetto Bergoglio resuscita la carta stampata. E sui social network personaggi e hashtag religiosi fanno proseliti.
Chi l’ha detto che Dio non vende? Che il misticismo non possa diventare un kolossal? O la fede acchiappare telecomandi? Tutt’altro.

SUOR CRISTINA FENOMENO VIRALE.
Prendete il caso di Suor Cristina Scuccia, Sister Act in versione nostrana capace di scioccare i giudici di The Voice su RaiDue (J.Ax, Carrà, Pelù e Noemi, mica chierichetti del piccolo schermo) e di far scoppiare l’inferno (virale, si intende) in Rete.
La storia è nota: la sua interpretazione di No one di Alicia Keys ha sgranato visualizzazioni come perle di un rosario su YouTube (attualmente è arrivata a oltre 28 milioni!), sbriciolando persino i ritmi del Gangnam Style di Psy, il video più visto della storia della piattaforma. Per dare un’idea il rapper coreano ci aveva messo 18 giorni a sommare 10 milioni di clic, l’orsolina siciliana li ha messi insieme in meno di tre.

EXPLOIT CHE AFFASCINA LA STAMPA INTERNAZIONALE.
«Energia pura» ha twittato la stessa Keys. «Per quando si desidera un assaggio di Sister Act» ha cinguettato di rimando il premio Oscar Whoopi Goldberg, l’originale sorella canterina sul grande schermo.
L’exploit è finito pure sulle pagine del Time (che l’ha paragonata al fenomeno dell’inglese Susan Boyle), ma anche su mezza stampa internazionale: da Le Figaro a Liberation, da E! a People, dal The Guardian all’Hollywood Reporter fino all’Huffington Post US. Certo il mix felliniano di una suora sul palco, ugola pop e velo sul capo, ha aiutato il boom. Vero, ma solo in parte.

Da Don Matteo a La Bibbia: boom di ascolti in tivù

L’iconografia cristiana tira oggi più che mai. In tivù ad esempio. La serie Don Matteo su RaiUno, con Terence Hill, era fino all’altro ieri il baluardo di matrice cattolica in un palinsesto catodico italiano tendenzialmente, e talvolta rigidamente, laico. Una «eccezione» capace che sopravvive da 14 anni e ancora in grado, alla nona edizione, di macinare numeri impressionanti: 8 milioni e 226 mila telespettatori, pari al 27.97%, nel primo episodio e una media per puntata di oltre 7,5 milioni ogni giovedì. Autentica fede da fiction.
Ma ora il prete di Spoleto non è più il solo a predicare con successo la parabola dello share.

MINISERIE DEI RECORD SU RETE4.
Domenica 23 marzo, con un esordio da 4 milioni e 106 mila spettatori (il 13,62% di share, a spanne il doppio di un molle e poco ispirato Giass), la fiction di History Channel, La Bibbia, è diventata la miniserie più vista di sempre su Rete4.
Potere di «un testo che sta alla radice della nostra storia», ha giurato il direttore di rete Giuseppe Feyles.
La verità è che più che per una produzione da 22 milioni di dollari e un bagaglio di 47 esperti – tra teologi, sceneggiatori e studiosi biblici – il remake dei remake del libro dei libri ha mietuto ascolti in America come in Italia per la capacità di intercettare gusti ma anche i bisogni del pubblico in uno storico periodo di sbandamento. Nel portafogli come negli animi.

L’effetto Bergoglio resuscita la carta stampata

È un effetto figlio della nuova comunicazione sdoganata da papa Francesco. In un solo anno di pontificato, ha spiegato ad esempio il Wall Street Journal, Bergoglio ha già miracolato la carta stampata.
Uno spot ai valori cristiani, il suo linguaggio ha resuscitato le testate cattoliche in America e Inghilterra.
Avvenire, Famiglia Cristiana, La Civiltà Cattolica, sono tra le rare pubblicazioni in Italia ad aver conosciuto un 2013 di crescita.

IL MIO PAPA VERSO 3 MLN DI COPIE.
Il mio Papa, il settimanale Mondadori nel solo mese di marzo è previsto che stampi 3 milioni di copie.
E l’influsso benefico l’hanno percepito anche le decine di riviste laiche che gli hanno dedicato articoli: da Time a Vanity Fair, da The Advocate al The New Yorker. Persino Rolling Stone ha venduto di più nel numero di gennaio grazie al Bergoglio rockstar in copertina.

Noah guida la stagione mistica di Hollywood

Ecco perché una benedizione dal papa (per il botteghino) l’hanno cercata pure Russell Crowe e il regista Darren Aronofsky per il loro Noah, kolossal sul biblico diluvio universale da 130 milioni di dollari che rappresenta l’apripista di una nuova fiammata mistica di Hollywood.
Da Exodus di Ridley Scott, con Christian Bale nella tunica di Mosè (nelle sale a dicembre) a una pellicola su Caino e Abele che dovrebbe rappresentare l’esordio alla regia di Will Smith, fino a Brad Pitt che studia da Ponzio Pilato.
«Thank you holy father @Pontifex for the blessing» («Grazie per la benedizione Santo padre), ha twittato dal Vaticano il novello Noè Russel Crowe, dopo aver partecipato all’udienza generale in Piazza San Pietro.

PARAMOUNT PUNTA A BISSARE I 600 MLN DI PASSION. Paramount spera che la pellicola, «liberamente tratta» dal sacro testo, possa bissare il successo di The Passion di Mel Gibson che nel 2004, tra aramaico e frustate, si mise in tasca la bellezza di 600 milioni di dollari.
E per non farsi mancare proprio nulla, dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Rio al Tertio Millennio di Roma (l’unico festival cinematografico patrocinato dal Vaticano) il footage di Noah è andato là dove c’erano «fedeli», ovvero potenziali spettatori. Un marketing come Dio comanda.

Mercoledì, 26 Marzo 2014

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