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Tomas de Torquemada e la purezza del sangue

Tomas de Torquemada (Valladolid o Avila 1420, Avila 1498) fu un religioso spagnolo, primo Grande Inquisitore dell’Inquisizione spagnola, priore del convento domenicano della Santa Cruz di Segovia e confessore dei Re cattolici (Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona). Personaggio che come pochi hanno segnato un’epoca. Probabilmente nato a Valladolid nel 1420, giovanissimo divenne frate predicatore nel convento domenicano di San Paolo in Valladolid assumendo il nome di Tommaso, in onore del santo domenicano e filosofo Tommaso d’Aquino. Da subito abbracciò la riforma rigida dell’Ordine, sulle orme del padre generale del convento. La sua carriera fu folgorante: priore del convento di Santa Cruz a Segovia, confessore del tesoriere di Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia ed infine consigliere della stessa Isabella.

Per cercare di comprendere l’uomo, dobbiamo risalire la linea del tempo spostandoci nella Spagna a cavallo tra XIII e XIV secolo.

La comunità ebraica, perseguita e poi espulsa dalla maggior parte dell’Europa occidentale, potè godere in Spagna di tolleranza e considerazione. Malgrado non potessero ricoprire cariche pubbliche, gli ebrei diedero un notevole contributo culturale e professionale alla società spagnola. Alcuni divennero famosi come medici, esattori e finanzieri. Furono fattori economici, più che religiosi o razziali, a determinare un cambiamento di atteggiamento nei loro confronti. Protetti da un’esistenza separata e dalla loro ricchezza, riuscirono a scampare alle inquietudini provocate dalla Peste Nera di metà trecento. Tuttavia la loro condizione mutò rapidamente nel corso dei decenni successivi poiché l’indignazione del popolo, per la condizione sociale ed economica degli ebrei, fu alimentata da accese prediche contro di essi. Il furore del popolo trovò la sua compiuta espressione nei pogrom antisemiti che si svilupparono nelle principali città della Castiglia e dell’Aragona nel 1391.
In seguito ai disordini più della metà dell’originaria comunità ebraica, circa 200000 persone, scelse di convertirsi al cristianesimo. I nuovi cristiani divennero noti come conversos. Nella prima metà del XV secolo gli ex ebrei furono assorbiti da una tollerante cultura cristiana che li considerava al loro pari. Grazie alla protezione reale molti conversos raggiunsero posizioni di rilievo nell’ambito della Chiesa, della Corte e dell’amministrazione. A partire dalla seconda metà del XV secolo, quando la sincera conversione fu vagliata con maggiore attenzione, i conversos furono sempre più emarginati dalla società. Era convinzione diffusa che i convertiti fossero cristiani solo in pubblico, mentre nel privato continuavano a seguire l’originaria fede ebraica.
Nel 1449, in seguito a nuove tensioni verificatesi a Toledo, a tutte le persone di origine ebraica fu impedito di occupare una carica municipale con una legge civile nota come Sentencia Estatuto. Lo statuto di Toledo stabilì un’importante codice discriminatorio, basato più sulla razza che sulla religione e presto fu adottato da altre istituzione secolari ed ecclesiastiche. Questo codice, noto come Limpieza de sangre (purezza di sangue) confermò la credenza che il converso fosse un sospetto cittadino di seconda classe.
Nel 1477 numerosi ecclesiastici di rango, tra i quali il confessore del re Tomas de Torquemada, cominciarono a fare pressioni perché si istituisse un’inquisizione spagnola. L’occasione si presentò quando i sovrani si recarono a Siviglia, dove viveva una numerosa comunità di conversos, in visita ufficiale. Torquemada, con il sostegno del cardinale Gonzalez arcivescovo della città, convinse Ferdinando ed Isabella del pericolo rappresentato da quella minoranza religiosa. La regina, donna profondamente pia, rimase turbata dalle rivelazioni sull’infedeltà dei conversos e si convinse della necessità di inaugurare un adeguato sistema secolare per l’individuazione e il castigo dell’eresia. Nel novembre del 1478 papa Sisto IV diede formale assenso a Ferdinando ed Isabella per l’istituzione di un’Inquisizione spagnola, il cui compito era quello di occuparsi della minaccia all’identità cattolica dei regni iberici rappresentata dagli ebrei apostati. Due anni dopo, nel settembre del 1480, l’inquisizione spagnola cominciò ad operare a Siviglia sotto la supervisione di due inquisitori domenicani. Il primo auto de fe, tenutosi il 6 febbraio del 1481, vide la condanna al rogo di sei conversos.
Mentre i conversos sospettati di riabbracciare l’antica fede erano arrestati, processati e torturati per mano dell’Inquisizione, divenne lampante che la tolleranza verso gli ebrei da parte della società spagnola si stava concludendo. In seguito ad un decreto emanato a Toledo nel 1480, essi furono obbligati a vivere segregati e confinati in ghetti urbani, divenendo vittime di discriminazioni sociali ed economiche. Quando Tomas de Torquemada assunse la carica di Inquisitore Generale, nel 1483, un’espulsione parziale di ebrei fu autorizzata dalle diocesi andaluse di Siviglia, Cordova e Cadice.
Sotto l’occhio vigile di Torquemada, nel mese di novembre del 1490 ad Avila un gruppo di sei ebrei e cinque conversos fu arrestato e processato per il rapimento e l’omicidio rituale di un giovane cristiano della città di La Guardia, vicino a Toledo. La storia di questo ragazzo, passato alla storia come El nino de La Guardia, non è dissimile da quella di un bimbo di Trento, Simonino, ritrovato morto nei pressi di un torrente. Gli ebrei della città italiana furono arrestati e processati per l’omicidio rituale del bambino. Il culto di San Simonino fu soppresso nel 1965. Tale revisione della Chiesa Cattolica comportò, oltre alla soppressione del culto, la rimozione della salma dalla chiesa di San Pietro che la ospitava e l’abolizione della tradizionale processione rituale per le vie di Trento. Nel 1490 ad Avila, secondo l’accusa, i rapitori volevano strappare il cuore della vittima ed usare il suo sangue a scopo magico per distruggere i cristiani. Il processo rappresentò un caso spettacolare che servì a creare nella fantasia popolare un’immagine sinistra e distorta sia degli ebrei che dei conversos. In un crescendo di odio razziale e discriminazione, il 31 marzo del 1492 fu pubblicato un decreto reale che concesse agli ebrei 4 mesi per lasciare la Spagna. L’alternativa era la pena di morte.
In questo contesto, un uomo spadroneggiava per la penisola iberica: Tomas de Torquemada.
Nonostante si sia parlato spesso, a proposito e a sproposito dell’inquisizione, è raro trovare testi che si soffermano a descrivere i protagonisti dell’azione inquisitoriale. Persino riguardo a Torquemada i testi sono estremamente sobri. Uno dei pochi che tentò un ritratto dell’uomo-inquisitore fu Baroja, che nella sua opera il Signor Inquisitore così scrisse: dell’inquisitore in maiuscolo abbiamo già parlato abbastanza. Questo inquisitore può essere Torquemada o il cardinale Cisneros. Dalla fine del quattrocento all’inizio dell’ottocento esso fu un personaggio comune nella vita spagnola. Da dove cominceremo a studiarlo? Dalle sue caratteristiche di funzionario o da ciò che ne fa un uomo, cioè dalla sua personalità? 
L’inquisitore spagnolo del XV e XVI secolo era un uomo che sapeva usare le proprie doti di funzionario per farsi strada nel mondo. La sua caratteristica principale era l’ambizione, insieme alla sete di potere. Per il resto si trattò di una persona come tante altre, egoista, casta e tenebrosa. Si trattò di uomo lontano dall’immagine monastica che di lui si è tramandata. L’inquisitore spagnolo che operava in quei due secoli, era un uomo di mondo, dell’alta società, giurista ed intellettualmente elevato. Dell’uomo, e del giurista, Torquemada abbiamo un ritratto fisico concreto. Questa rappresentazione ci mostra un uomo nobile ma segnato dall’ascesi, calvo, con naso e mento lunghi, labbra sottili ed occhi attenti.
Eppure Torquemada ancora oggi fa paura.
Magari, anche inconsciamente, il timore è accompagnato dal significato del nome ovvero torque e quemada, torci e brucia. Forse le radici di questa paura debbono essere indagate nell’introduzione di Francisco Pena all’edizione del 1578 del Manuale dell’inquisitore di Nicolas Eymerich: bisogna ricordare che lo scopo principale del processo e della condanna a morte non è salvare l’anima al reo, ma procurare il bene pubblico e terrorizzare il popolo. Nessun dubbio che istruire e terrorizzare il popolo con la proclamazione delle sentenze e l’imposizione del sanbenitos sia una buona azione.
Tomas de Torquemada ricoprì la carica di Grande Inquisitore di Spagna sino alla sua morte, avvenuta nel 1498. Nei quindici anni sotto la sua direzione, l’inquisizione spagnola crebbe dal singolo tribunale di Siviglia ad una rete di oltre una dozzina di tribunali. Il suo compito era quello di liberare la Spagna da ogni eresia. Un cronista spagnolo, Sebastian de Olmedo, lo definì il martello degli eretici, la luce della Spagna, il salvatore del suo paese e l’onore del suo ordine. Torquemada operò affinché i condannati indossassero un sanbenito, indumento penitenziale indossato sopra ai propri abiti, con un disegno diverso in funzione del tipo di penitenza che era stata imposta al processato. Un tipo indossato dai condannati a morte presentava disegni che rappresentavano le fiamme dell’inferno e, a volte, demoni o draghi.
Per quanto concerne il numero delle vittime dell’Inquisizione spagnola durante la presenza di Torquemada come Inquisitore Generale esistono varie e svariate stime. È improbabile che ci siano state più di 2000 esecuzioni per eresia durante i quindici anni in cui ricoprì la carica. Una stima apprezzabile potrebbe giungere dalle parole del segretario della regina Isabella, Hernando de Pulgar, che scrisse che 2000 esecuzioni ebbero luogo sotto il suo regno.
Impressionante il numero di processi che gli studiosi ritengono generalmente siano stati istituiti nei quindici anni della sua gestione del tribunale: 100.000.
Un numero pari a 18 al giorno.
Ritenendo attendibili questi numeri, il 2% dei processi si concludeva con la morte dell’eretico.
Durante i suoi ultimi anni, la mancanza di salute e le continue lamentele per il suo operato, spinsero papa Alessandro VI a nominare quattro inquisitori nel giungo del 1494 per controllare l’inquisizione spagnola.
Tomas de Torquemada morì nel monastero di San Tommaso d’Aquino ad Avila il 16 settembre del 1498. Nello stesso luogo fu sepolto.
La sua tomba fu saccheggiata nel 1832, solo due anni prima che l’inquisizione venisse finalmente sciolta. Secondo una teoria avanzata dal libro di Cullen Murphy, God’s Jury, the inquisition e making of the modern world del 2012, le sue ossa sono state rubate al fine di incenerirle ripercorrendo gli orrendi auto de fe dell’inquisizione spagnola.
Fabio Casalini
Bibliografia
Helen Rawlings, L’inquisizione spagnola, Il Mulino 2006
Philipp Wolff, The 1391 pogrom in Spain: social crisis or not? In Past and Present, 1971
Natale Benazzi e Matteo D’Amico, Il libro nero dell’inquisizione, Piemme, 1998
Cullen Murphy, God’s Jury: the inquisition e making of the modern world, 2012
Duran Maria, Why apologize for the Spanish Inquisition?, Gladkowsi, 2000
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