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Torino, l’ indecente scienza degli antiabortisti

Pro lifeLa Regione Piemonte finanzia un convegno pro-life mascherato da aggiornamento professionale. E la polizia scheda le femministe. 
sabato 25 gennaio 2014 –
di Jacopo Calzi –

Cari di Popoff, vi seguo da Torino con molto interesse, e volevo condividere con voi il mio racconto di una giornata strana in un ospedale torinese. Potrebbe cominciare con c’era una volta una Regione che finanziava un convegno pro life…

La mattina di oggi all’ospedale sant’Anna ha visto andare in scena un indecente teatrino. All’interno dei locali di giurisdizione dell’Ateneo torinese (nonostante l’ospedale sia “territorio della Regione”, l’aula Bocci risponde al Dipartimento di Medicina e Chirurgia di UniTo) si è tenuto un convegno organizzato dalla FederVita Piemonte,un’associazione pro life e antiabortista, in collaborazione con l’Aigoc dal titolo “L’inizio della vita. Luci e ombre.

L’evento, sponsorizzato e finanziato dalla Regione Piemonte, si è svolto in un ospedale presidiato dalle forze dell’ordine. All’ingresso infatti, due camionette del reparto mobile e diversi uomini della DIGOS, a difesa del congresso. Dentro, una quidicina tra donne e ragazze del collettivo AlterEva e delle organizzazioni per i diritti della donna. Provocatrici dalle intenzioni violente? A quanto pare volantinare e dialogare con i passanti e i partecipanti al convegno basta a far scattare l’identificazione di tutte le attiviste da parte degli agenti di polizia. Come riporta il comunicato divulgato subito dopo gli eventi “Polizia e DIGOS, che per tutto il tempo ci hanno controllate a vista, hanno chiesto i documenti per l’identificazione in modo del tutto ingiustificato. Inoltre hanno tentato un ricatto nei nostri confronti minacciando di non restituirci i documenti se non fossimo uscite dall’edificio, struttura pubblica in cui era presente il personale in servizio. Ci siamo opposte al ricatto e i documenti ci sono stati riconsegnati all’interno dell’ospedale. Immediatamente dopo la restituzione le forze dell’ordine ci hanno accompagnato comunque all’uscita”.

Il convegno, al quale era stato riconosciuto lo status di corso di aggiornamento professionale dal valore di cinque crediti ecm, aveva generato un’intensa polemica in città, ed era stato oggetto di forti critiche da parte dei rappresentanti degli studenti di Medicina; critiche cui aveva fatto seguito un comunicato da parte del Comitato Unico di Garanzia di UniTo. Inaccettabile che all’interno di locali universitari (per di più nell’unico ospedale torinese che pratica l’interruzione volontaria di gravidanza) potesse tenersi un simile evento. “La trasmissione di informazioni etico-scientifiche, con pretesa di aggiornamento professionale, non può avvenire all’interno dei locali dell’Ateneo senza un’adeguata presentazione dei differenti approcci alla tematica trattata. Sarebbe dunque opportuna e auspicabile una maggiore attenzione al rispetto dei caratteri di laicità all’interno dell’università. Tenuta anche in considerazione la particolarità del contesto ospedaliero, un luogo di istruzione e ricerca pubbliche non può permettersi un’ambiguità facilmente sfruttabile per scopi propagandistici e indottrinanti”. Così riportava il comunicato del CUG.

A chi si stesse chiedendo di chi è la colpa possiamo rispondere che ufficialmente non esistono, e non esisteranno mai, colpevoli. Qualcuno giocherà per un po’ a scaricabarile, ma alla fine tutto tornerà come prima. Tuttavia ai nostri occhi i colpevoli ci sono, e vogliamo nominarli uno per uno.

Colpevole perché recidiva è la Regione Piemonte, che negli anni dell’amministrazione leghista ha strizzato più volte l’occhio alle associazioni antiabortiste, favorendone l’operato. Da ultimo, con uno stratagemma dei più raffinati, ha patrocinato, finanziato e fatto passare il convegno di stamattina come un momento di aggiornamento professionale del tutto gratuito -caso strano che ha fatto sospettare la Regione di aver finanziato l’iniziativa- “ingannando” la Scuola di Medicina. E qui veniamo al secondo colpevole: colpevole di negligenza – e speriamo si tratti davvero “solo” di negligenza”- è la Scuola, alla quale a quanto pare non sarebbe venuto in mente di chiedere alla Regione di cosa si trattasse nello specifico. Forse a qualcuno è bastato leggere “aggiornamento”, “crediti”, per non indagare ulteriormente. Su tutto pesa ancora di più il silenzio che viene dalle stanze del Rettorato. Nessuno, dal palazzo di via Po, ha ancora chiarito la posizione ufficiale dell’Università in merito all’organizzazione del convegno. Indecente poi la presenza delle forze dell’ordine, che ancora una volta mostrano i muscoli contro chi reagisce alle provocazioni da parte dei movimenti per la vita sottolineando per l’ennesima volta l’importanza della laicità nelle istituzioni e nell’università.

Per concludere dobbiamo citare quanto scritto a seguito del presidio di stamattina dal vicepresidente del Consiglio Comunale Silvio Magliano, che dice “Si tratta di un atteggiamento liberticida, terrificante nella sua determinazione, allucinante nella sua efferatezza. Invito fermamente le istituzioni, l’amministrazione cittadina che è garante di tutti i cittadini e non solo di una parte, a intervenire perché siano rispettati i diritti di tutti, ma soprattutto prendere apertamente posizione per difendere la libertà che nel nostro Paese è stata costruita a caro prezzo e per la quale la nostra Città ha dato un contributo immenso, riconosciuto dalla Medaglia d’Oro apposta sul Gonfalone”. Silvio Magliano è di Forza Italia. E non si sta riferendo all’arroganza delle forze dell’ordine, ma al presidio delle attiviste e alla richiesta fatta all’Università di non permettere che venisse ospitato il convegno.

 Spero vi possa interessare. A presto, continuo a leggervi Jacopo

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=96105&typeb=0&Torino-l-indecente-scienza-degli-antiabortisti

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