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Tortura, il testo approvato in Senato in 7 punti

Il Senato ha approvato con 195 sì il ddl che introduce il reato di tortura nell’ordinamento. Il provvedimento, alla terza lettura, torna all’esame della Camera. Un testo a lungo atteso che però non piace né a chi da anni si batte per introdurre questo reato, né da esponenti delle forze dell’ordine.

“il testo approvato ieri in #Senato su #tortura rappresenta un compromesso inaccettabile. Reato non sarà punibile”. https://t.co/1sFkd7NrFs pic.twitter.com/uGb12YssNc

— Cittadinanzattiva (@Cittadinanzatti) 18 maggio 2017

Cosa prevede il provvedimento

  1. “Chiunque con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni.
  2. Il reato è commesso mediante più condotte ovvvero comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.
  3. Se i fatti sono commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio la pena è della reclusione da cinque a dodici anni.
  4. Se dal reato deriva una lesione personale le pene sono aumentate: se ne deriva una lesione personale grave sono aumentate di un terzo e se ne deriva una lesione personale gravissima sono aumentate della metà.
  5. Se dal reato deriva la morte quale conseguenza non voluta, la pena è della reclusione di trenta anni.
  6. Se il colpevole cagiona volontariamente la morte, la pena è l’ergastolo.
  7. Non sussiste nel caso di sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti”.

Manconi: “La norma è di difficile applicazione”

Luigi Manconi, senatore Pd e da sempre in prima linea per i dtritti umani, sul Manifesto esprime tuitti i suoi dubbi. “Nell’articolato discusso nel luglio del 2016, si pretendeva che le violenze o le minacce gravi fossero «reiterate» perché così, e solo così, si sarebbe concretizzato il reato di tortura – si egge nell’articolo -. Oggi, nel testo approvato, si dice che il fatto è punibile se compiuto mediante «più condotte». Ora, passi che il reato di tortura non sia riconosciuto per quel che è: un reato proprio dei pubblici ufficiali o degli incaricati di pubblico servizio, derivante cioè dall’abuso di potere di chi tiene sotto la propria custodia un cittadino”.

#tortura: perché non ho votato la legge https://t.co/MxPY6BYnLJ #opensenato #giustizia #dirittiumani

— Luigi Manconi (@LuigiManconi1) 17 maggio 2017

“Passi che il trauma psichico della vittima di tortura debba essere «verificabile» per concorrere a definire il fatto delittuoso – continua Manconi -. Ma che quest’ultimo debba comportare, per essere perseguibile, «più condotte» (dello stesso genere o necessariamente distinte?), ciò è davvero inaccettabile. Così come è stata scritta, la norma risulta di ardua applicazione: devono ricorrere nella definizione votata tali e tante circostanze da rendere complessa ogni operazione ermeneutica”.

Associazione di Polizia: “Dubbi interpretativi”

“Nonostante le buone intenzioni e gli aggiustamenti apportati, il ddl sull’introduzione del reato di tortura non scioglie i tanti dubbi interpretativi relativi all’intensità delle sofferenze fisiche per essere qualificate acute, alla verificabilità del trauma psichico e del suo grado, a quale sia la condotta del trattamento inumano e degradante”. A sostenerlo è il segretario nazionale dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, Enzo Marco Letizia. Il legislatore – continua Letizia – per trovare un compromesso in una materia così delicata, ha rimandato la soluzione di questi nodi all’interpretazione del giudice nel contenzioso penale, senza fornire a quest’ultimo, sul reato di tortura, la certezza del diritto”.

FdI: “Si intimidiscono le forze dell’ordine”

La norma passata in Senato non piace neanche a Fratelli d’Italia. “Punire ogni forma di tortura è sacrosanto ma non è quello che fa il ddl approvato oggi dal Senato – afferma la presidente Giorgia Meloni -. Questo provvedimento ha un solo scopo: intimidire il personale del comparto difesa-sicurezza e impedirgli di lavorare. è un’infamia che si preveda di punire un agente con una pena fino a 12 anni di galera per “minacce gravi” nella stessa Nazione in cui chi commette una rapina o una violenza sessuale rischia meno o addirittura di non andare mai in carcere. Fratelli d’Italia è al fianco dei nostri uomini e delle nostre donne in divisa che garantiscono la sicurezza e si batterà alla Camera per cancellare questa vergogna voluta dal Pd”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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