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Tre ore di udienza al Tar, tempi incerti per sentenza

Roma – E’ stata una lunga udienza, durata più di tre ore, per esaminare il ricorso, presentato da Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana, che contestano la formulazione del quesito del referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale. Numerosi gli avvocati che hanno preso la parola di fronte alla seconda sezione bis del Tar del Lazio, presieduta da Elena Stanizzi: non è possibile, allo stato, fare previsioni sul verdetto dei giudici amministrativi, date le numerose eccezioni sollevate in aula.

Se, da un lato, il Codacons ha chiesto di riunire tutti i ricorsi presentati sul quesito referendario, comprendendo quindi nella trattazione anche quello depositato dall’associazione dei consumatori e quello firmato dal presidente emerito della Consulta Valerio Onida, dall’altro, gli avvocati Giuseppe Bozzi, Enzo Palumbo e Luciano Vasques, che hanno presentato il ricorso di M5S e Sinistra Italiana, hanno chiesto, oltre all’annullamento nel merito del decreto con cui la presidenza della Repubblica ha indetto il referendum, la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale per verificare la legittimità della legge del 1970 sull’iter referendario e, in particolare, sull’articolo che è dedicato proprio alla formulazione del quesito. Se i giudici dovessero accogliere le eccezioni, si può prevedere la pubblicazione di un’ordinanza in tempi brevi, ma se la strada scelta dal Tar del Lazio sarà quella di pronunciarsi nel merito con una sentenza, l’attesa del verdetto potrebbe allungarsi. “Abbiamo ribadito – ha dichiarato l’avvocato Bozzi – che sono stati violati i diritti costituzionali sull’espressione di un voto consapevole e informato, come stabilito dall’articolo 48 della Costituzione”.

Il quesito a cui ha dato il suo via libera la Cassazione nello scorso agosto, ha sottolineato l’avvocato Luciano Vasques, “è eterogeneo e incomprensibile e l’assenza di tutele nell’ambito procedimentale consentirebbe di modificare a maggioranza intere parti della Costituzione violando il principio di Costituzione ‘rigida’ fissato dall’articolo 138 della Carta costituzionale”. A sostenere in udienza la legittimità del quesito sono stati l’Avvocatura dello Stato, nonché alcuni rappresentanti del ‘Comitato per il Sì”, intervenuti in opposizione al ricorso del Movimento 5 Stelle e di Sinistra Italiana. “Non è vero che la formulazione del quesito – ha spiegato l’avvocato Salvatore Menditto, in rappresentanza del Comitato per il Sì – non consente la formazione della volontà dell’elettore, perché il testo richiama la legge di riforma e dunque consente a ogni cittadino di potersi informare andando a leggere la norma varata in Parlamento”. (AGI) O

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